La collina di Taizé


Era il 20 agosto 1940, settant'anni fa, quando Roger Schutz arrivò per la prima volta a Taizé. In quell'estate di guerra nella Francia piegata dall'invasore il giovane pastore calvinista svizzero non poteva certo immaginare che in un futuro non tanto lontano - già nel corso degli anni cinquanta - sarebbero stati altri giovani europei, molti e poi moltissimi, a salire su quella collina nel cuore della Borgogna, in una campagna ondulata e dolce sul cui orizzonte corrono spesso grandi nuvole. Dapprima, un po' come lui, magari in autostop, poi da tutto il continente in gruppi organizzati, soprattutto durante l'estate o per Pasqua.
Nel calendario liturgico il 20 agosto ricorre la festa di san Bernardo, vissuto a Cîteaux, non molto distante da Taizé, che a sua volta è a pochi chilometri da Cluny:  sotto il segno di riforme monastiche che hanno inciso nella storia della Chiesa. E già nel 1940 il giovane Schutz iniziò ad accogliere rifugiati ed ebrei, pensando a un progetto di vita comune con alcuni amici, avviata due anni più tardi a Ginevra per l'impossibilità di restare in Francia. Rientrato a Taizé ancora durante la guerra, riprese l'accoglienza, stavolta di prigionieri tedeschi e di bambini orfani. Chi oggi vi arriva incontra un piccolo bungalow, poco oltre le antiche case e la chiesetta romanica, circondata da un minuscolo cimitero, trovando un'accoglienza che incarna l'antica ospitalità nel nome di Cristo iscritta nella Regola di san Benedetto.
Proprio la vocazione monastica aveva sempre attratto Roger e i suoi compagni, tutti di origine protestante, ma sensibili alla ricchezza delle diverse correnti cristiane e che s'impegnarono già nel 1949 a una forma di vita comune nel solco della spiritualità benedettina e di quella ignaziana, delineata qualche anno più tardi nella Règle de Taizé. In quello stesso anno fratel Roger fu ricevuto da Pio XII insieme a uno dei primi compagni, Max Thurian, mentre dal 1958 i loro incontri con il Papa - Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, che nel 1986 fu sulla collina - divennero una consuetudine annuale, esprimendo una vicinanza che portò, sin dalla fine degli anni sessanta, all'entrata nella comunità di un numero crescente di cattolici. E un giovane cattolico tedesco, Alois Löser, venne designato da fratel Roger a succedergli come guida della comunità già diversi anni prima della sua uccisione per mano di una squilibrata il 16 agosto 2005.
Nel 1962 il priore con alcuni fratelli iniziò, nel riserbo più assoluto, una serie di visite in alcuni Paesi dell'Est europeo, mentre in agosto a Taizé venne inaugurata una moderna Église de la Reconciliation. Uno spazio molto grande - ma che presto si è dovuto allargare, dapprima con tendoni, per ospitare le migliaia di presenze nelle settimane d'estate - predisposto per la preghiera tre volte al giorno in diverse lingue. Con i lunghi momenti di silenzio e canti meditativi ora molto diffusi, è stato questo triplice appuntamento quotidiano a impressionare nel profondo chi giungeva per la prima volta sulla collina.
All'apertura di un "concilio dei giovani" nell'agosto del 1974 arrivarono a Taizé in oltre quarantamila da tutta Europa, alloggiati in una tendopoli resa ancora più precaria da una pioggia torrenziale. Imperturbabile si aggirava tra loro il cardinale Johannes Willebrands, inviato da Paolo VI, parlando con gentilezza a giovani che lo avvicinarono poco più che ventenni, sporchi di fango e stanchi ma colpiti dalla scommessa ecumenica della comunità. A loro, per decenni ha tenuto ogni sera nel solco della grande tradizione cristiana una breve meditazione fratel Roger, che dopo la preghiera si fermava ad accogliere e ascoltare quanti volevano parlargli o soltanto avvicinarlo.
Questa è stata negli anni della contestazione giovanile e dell'allontanamento di tanti dalla fede la rivoluzione di Taizé. Lutte et contemplation aveva scelto di intitolare il diario di quegli anni il priore, mentre la comunità avviava un "pellegrinaggio di fiducia" nei diversi continenti. Cercando la riconciliazione e la condivisione con le povertà del mondo, ravvivando la fede quasi spenta in molti contesti dell'Europa centrale, sostenendone la fiammella nei Paesi soffocati dal comunismo, abituando molti giovani cattolici a un'apertura ancora più larga.
Taizé non ha mai voluto costituire un movimento ma ha sempre spinto a impegnarsi nelle parrocchie e nelle realtà locali:  praticando l'accoglienza, incoraggiando i pacifici della beatitudine evangelica, operando per l'unione tra le Chiese e le comunità dei credenti in Cristo, mostrando la vitalità e l'efficacia di un cammino ecumenico spirituale. Che sappia riconciliare in sé - fratel Roger, notre frère, lo aveva imparato da giovane e l'ha testimoniato per tutta la vita, autentico pioniere di un "ecumenismo della santità" come ha scritto il cardinale Bertone a nome di Benedetto XVI - le ricchezze delle diverse confessioni cristiane:  l'attenzione alla Bibbia sottolineata nel protestantesimo, lo splendore della liturgia ortodossa, la centralità dell'Eucarestia cattolica. Davanti alla quale a Taizé brilla sempre un piccolo lume a significare l'adorazione dell'unico Signore.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 20 agosto 2010)
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