La folla e il silenzio


Fra modernità e tradizione lo straordinario svolgimento della giornata mondiale di Madrid dimostra che preghiera e silenzio possono convivere con la presenza di centinaia di migliaia di giovani, con ogni probabilità oltre un milione, venuti da tutto il mondo. Lo si era visto in altre occasioni e la conferma viene dalla capitale spagnola, dove la festosa allegria di ragazze e ragazzi si è mescolata al silenzio della Via Crucis e all'entusiasmo suscitato dall'annuncio della dichiarazione come dottore della Chiesa di Giovanni d'Ávila, che già Paolo VI aveva presentato come modello di sacerdote per la contemporaneità.
Nelle strade madrilene i telefoni mobili hanno fermato così le immagini dei pasos, i gruppi lignei di stile barocco che raffigurano la Passione, raffinati e al tempo stesso popolari, espressione della religiosità radicata in un popolo che resta cattolico. E il dolore del mondo è stato assunto dai pellegrini di Madrid, sottolineato dai canti meditativi latini di Taizé - dove forse è nata l'idea di queste giornate - e da un emozionante lamento secondo la tradizione andalusa. Nel giorno in cui si venera la Croce, portata in processione da giovani provenienti da Paesi dove il nome di Cristo comporta sofferenze e non di rado persecuzioni.
Chi critica i raduni di massa scelti dalla Chiesa come una delle forme di presenza nel mondo di oggi dovrebbe dunque riflettere su questa giornata mondiale della gioventù, contestata con vergognosa intolleranza e senza ragione da minoranze marginali che fin troppo spazio informativo hanno ottenuto. Si tratta invece di un avvenimento che si sta imponendo come fenomeno di rilievo nei media internazionali. Importanza che è principalmente religiosa, come deve riconoscere chi voglia attenersi alla semplice realtà.
Con una folla di giovani strabocchevole e che sta suscitando simpatia negli abitanti della capitale spagnola, la festa e il silenzio di questi giorni stanno insomma mostrando che la giornata di Madrid è un momento del cammino dei cristiani. Che non è quello di chi va verso l'abisso, la morte e il nulla, ma un itinerario - come ha detto il Papa ai seminaristi - di chi, passo dopo passo, si avvicina alla terra promessa. Che non è luogo, ma una persona: Gesù, che ha rivelato il volto di Dio.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 21 agosto 2011)
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