Il cuore dei santi e la Chiesa


In tre giorni il Papa ha pregato davanti al cuore di due santi molto popolari e cari alla devozione cattolica moderna:  nella basilica vaticana inginocchiato dinanzi a quello di Jean-Marie Vianney, il curato d'Ars morto un secolo e mezzo fa e proclamato patrono dei parroci da Pio XI, e in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo di fronte al cuore di padre Pio, il cappuccino stimmatizzato del Gargano che davvero ha adunato intorno a sé una "clientela mondiale", come disse Paolo VI solo tre anni dopo la morte del frate.
Se persino nell'impoverito linguaggio comune contemporaneo il cuore indica quanto di più intimo e profondo vi è nella persona umana, tanto più significativa è la scelta di Benedetto XVI di venerare, secondo un'antica tradizione cristiana, il cuore dei santi. Nel contesto delle ricorrenze liturgiche del Sacro Cuore di Gesù e di quello della Vergine, all'inizio dell'anno che il Papa ha voluto dedicare ai sacerdoti e nel procedere delle sue visite in Italia, scandite quest'anno dalle figure di tre santi come Benedetto, Pio e Bonaventura.
Il senso di questa scelta simbolica appare chiaro:  è la santità, sulle orme di Cristo, la via da percorrere per riformare nel profondo, appunto nel cuore, la Chiesa e ogni persona umana. Il giorno di Pentecoste Benedetto XVI ha ricordato la presenza dello Spirito:  senza di lui infatti la Chiesa non sarebbe che un movimento storico, sia pure grande, magari una solida istituzione sociale, "forse una sorta di agenzia umanitaria". E a San Giovanni Rotondo il Papa ha di nuovo contrapposto ai "rischi dell'attivismo e della secolarizzazione" la via seguita da padre Pio:  semplicemente "ascoltare Cristo per compiere la volontà di Dio".
Dunque, aprire il cuore a Dio e alla sua misericordia. Sull'esempio - e qui Benedetto XVI si è rivolto in particolare ai preti, ma in senso più largo a ogni fedele - del curato d'Ars e di padre Pio, che compresero bene l'importanza nella loro vita della preghiera e della confessione, testimoniandole e mettendole a disposizione, senza stancarsi mai, di chi a loro si rivolgeva. Sono questi i modelli proposti nell'anno dedicato ai sacerdoti, in contesti sociali e culturali mutati, nei quali "si può essere presi da un certo scoraggiamento dinanzi all'affievolimento e persino all'abbandono della fede" nelle società secolarizzate e di fronte ai quali bisogna allora trovare "nuovi canali" per comunicare l'annuncio cristiano.
A San Giovanni Rotondo, alla lucidità consueta dell'analisi - ripetuta anche a proposito di fenomeni come quelli della disoccupazione o dell'accoglienza dei rifugiati, difficile, doverosa e da prevenire - il Papa ha affiancato una fiducia serena, a lui altrettanto abituale. La barca della Chiesa, così come quella di ogni persona umana, nel mare della vita e sull'oceano della storia, sono infatti spinte dal soffio dello Spirito, che purifica dai peccati ed è più forte di tutti i venti contrari. Spetta a ciascuno aprire il proprio cuore a questo soffio invisibile e potente che governa la Chiesa e le vicende umane.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 22-23 giugno 2009)
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