Da questa settimana "L'Osservatore Romano" stampato da Our Sunday Visitor

Ritorno in America


Da questa settimana "L'Osservatore Romano" torna a essere stampato e diffuso negli Stati Uniti. La notizia - già anticipata e che ha suscitato subito molto interesse - è importante e molto positiva. Segna infatti una nuova promettente tappa nella storia del giornale della Santa Sede e della sua diffusione, una storia lunga 150 anni. Già nel numero del 1° ottobre 1861, meno di cento giorni dopo la nascita del quotidiano, i lettori apprendevano infatti che il foglio stampato nella città del Papa veniva letto non solo "per tutta l'Italia, nella Svizzera, nella Francia, nell'Inghilterra, in Irlanda" ed era tradotto quotidianamente a Parigi, ma arrivava "per fino in America".
A questa rapidissima espansione mondiale, solo in alcuni periodi hanno invece corrisposto numeri di tiratura che ci si aspetterebbero dal giornale della Santa Sede. Così nel 1961 il cardinale Montini - che durante gli anni della Segreteria di Stato lo aveva seguito da vicino - riconosceva senza imbarazzi come punctum dolens dell'"Osservatore Romano" proprio "la ristrettezza del suo raggio di diffusione" seguita alla stagione d'oro che si registrò negli anni trenta e poi durante la seconda guerra mondiale, quando l'indipendenza della Santa Sede aveva assicurato la libertà del suo quotidiano in un panorama di censura e conformismo soffocanti, in Italia e in Europa.
Già negli anni trenta si era avuto un progetto, mai realizzato, di teletrasmissione del giornale in Argentina (dove comunque un'edizione in spagnolo venne realizzata dal 1951 al 1969). Nel secondo dopoguerra iniziò la serie delle edizioni periodiche nelle diverse lingue stampate in Vaticano, moltiplicatesi non a caso dopo il concilio.
Dopo l'innovazione costituita dall'edizione in lingua tedesca, dal 1986 realizzata in Vaticano e stampata in Germania, la svolta si ebbe negli ultimissimi anni del Novecento, quando le nuove tecnologie permisero la spedizione e la stampa delle edizioni in spagnolo e inglese: dal 1997 in Perú e dal 1998 in Messico e negli Stati Uniti (qui l'impresa fu assunta dalla Cathedral Foundation di Baltimora, che l'ha mantenuta sino al 2011), seguiti da India, Argentina, Brasile, Italia, Spagna, Portogallo. Da quest'anno, poi, il sito del giornale (www.osservatoreromano.va) pubblica ogni giorno notizie in sette lingue.
Il ritorno in America - il grande Paese "laico per amore della religione", come l'ha definito Benedetto XVI parlando con i giornalisti in volo nel 2008 verso gli Stati Uniti - è stato reso possibile per il giornale della Santa Sede grazie all'accordo con una delle realtà cattoliche più vivaci e radicate negli States, quella dell'editrice Our Sunday Visitor. Con lo scopo di permettere soprattutto ai fedeli e ai lettori statunitensi di leggere subito e integralmente un giornale che guarda sempre di più al mondo.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 25 luglio 2012)
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