Pubblicato dall'Archivio Segreto Vaticano il primo volume relativo al 1930
dei "fogli di udienza" del cardinale Eugenio Pacelli segretario di Stato di Pio XI

La dolcezza di Davide
e la sapienza di Salomone


Una fonte finora ignota di straordinario interesse per la storia contemporanea. Ecco, in estrema sintesi, i "fogli di udienza" del cardinale Eugenio Pacelli - dall'8 febbraio 1930 segretario di Stato di Pio XI e dopo la morte del Pontefice (10 febbraio 1939) suo successore con il nome di Pio XII - appena pubblicati nel volume I "fogli di udienza" del cardinale Eugenio Pacelli segretario di Stato, i (1930), a cura di Sergio Pagano, Marcel Chappin, Giovanni Coco, Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 2010 ("Collectanea Archivi Vaticani", 72), pagine xxv + 591, con 12 tavole fuori testo, euro 45.
Già quattro giorni dopo la nomina, il 12 febbraio, il porporato iniziò ad appuntare gli incontri con il Papa, e poi anche quelli con diplomatici ed ecclesiastici, con una consuetudine mantenuta quasi quotidianamente per un decennio, fino a poche ore prima della scomparsa di Pio XI. Conservati dall'autore anche dopo l'elezione papale, i 2627 fogli che compongono la serie danno conto, con precisione e immediatezza, di innumerevoli questioni trattate in 1956 udienze, illuminando la prassi di lavoro nel cuore della Santa Sede. Attraverso questa emerge con nettezza la sapiente energia di governo di Pio XI, accanto all'intelligente e assoluta fedeltà di Pacelli.
A quanto risulta dalla documentazione, già il cardinale Pietro Gasparri - predecessore di Pacelli alla guida della Segreteria di Stato (1914-1930) - aveva lasciato appunti occasionali delle sue udienze, ma fu proprio Pacelli a inaugurare la prassi dei "fogli di udienza", poi seguita in vario modo dal suo successore nella carica, il cardinale Luigi Maglione (1939-1944), e dai due "dioscuri" che collaborarono strettamente e fedelmente con Pio XII e con Giovanni XXIII:  i monsignori Giovanni Battista Montini (poi divenuto Paolo VI) e Domenico Tardini, autori di moltissimi scritti, appunti, pro-memoria, in larghissima parte ancora inediti (tra questi il diario di Tardini, solo parzialmente pubblicato).
I "fogli di udienza" del cardinale Pacelli sono appunti finalizzati al lavoro della Segreteria di Stato e della Curia romana in stretta dipendenza da Pio XI:  un lavoro in progressiva crescita e che il nuovo segretario di Stato organizza prendendo progressivamente in mano e svecchiando un organismo secolare, ma preoccupandosi soprattutto del "bene delle anime", a conferma di quel profilo religioso e sacerdotale già riconosciutogli da alcuni contemporanei, tra cui soprattutto Ernesto Buonaiuti.
Questa particolare natura delle carte spiega la loro scarna essenzialità, anche se - spiega il prefetto dell'Archivio vaticano, il vescovo barnabita Sergio Pagano nella presentazione del volume, di cui diamo in questa pagina alcuni stralci, insieme ad altri brevi estratti - non sono "rari i casi nei quali Pacelli, quasi stenografando, registra le parole stesse del Papa; e in questi casi bisogna pensare che Pio XI dettasse le sue volontà al segretario di Stato con certa calma, in modo che questi potesse riportarne le esatte parole".
Valutazione confermata dalla testimonianza del cardinale Giuseppe Pizzardo che così ricordava l'antico amico e collega, insieme all'origine di questa preziosa fonte documentaria:  "Quasi tutte le mattine alle 9 saliva all'udienza del Santo Padre, ed oltre alle pratiche da riferire, portava seco un foglio di carta di dimensioni particolari. In esso scriveva distintamente per ogni affare, e quasi sotto dettatura, la mente del Santo Padre". Aggiungendo che i "fogli costituiranno una precisa fotografia della sua collaborazione al grande pontefice Pio XI". Da parte sua il cardinale Alfredo Ottaviani, specificherà che gli appunti del segretario di Stato "rimanevano nelle sue mani a testimonianza delle decisioni pontificie e a riscontro delle esecuzioni".
E proprio il carattere di strumento di lavoro dei "fogli di udienza" spiega il fatto che il loro autore li abbia sempre conservati con sé, anche dopo l'elezione papale. Ordinati poco dopo la sua morte tra il 1959 e il 1961, sono stati riscoperti nel 2004. Con il primo volume, che presentiamo in queste pagine, è iniziata la loro edizione, aperta dalla prefazione del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Benedetto XVI, qui accanto integralmente anticipata.
Puntuali e scarni, i "fogli di udienza" hanno richiesto per la pubblicazione un imponente lavoro di controllo e di scavo nei fondi dell'Archivio Vaticano, che risulta dall'abbondantissima annotazione a cui i curatori hanno aggiunto un ricco apparato:  dall'ampia trattazione introduttiva di Giovanni Coco sulla nomina e i primi passi del segretario di Stato alla prosopografia, che identifica i principali personaggi ricorrenti nelle carte pacelliane, sino agli indici, in particolare quello dei nomi, dei luoghi e delle istituzioni.
Nominato segretario di Stato l'8 febbraio 1930 - singolarmente proprio lo stesso giorno in cui nel 1901, non ancora  venticinquenne, aveva  varcato per la prima volta la soglia della Segreteria di Stato - il cardinale Pacelli ebbe dalla Bulgaria un singolare augurio, formulato da un vecchio monaco ortodosso al rappresentante pontificio, che invocava per lui "la dolcezza di Davide e la sapienza di Salomone". A scrivere al futuro Pio XII era chi gli sarebbe succeduto con il nome di Giovanni XXIII.

g.m.v.



(©L'Osservatore Romano 29 agosto 2010)
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