Intervista a monsignor Paolo Pezzi che, sabato pomeriggio, riceve l'ordinazione episcopale nella cattedrale dell'Immacolata Concezione

Un nuovo arcivescovo a Mosca
per rilanciare il dialogo con gli ortodossi

Giampaolo Mattei


Un passo deciso nel dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi che rimette in modo "una situazione stagnante":  ecco come la Russia cristiana vive l'ordinazione episcopale di monsignor Paolo Pezzi, nuovo arcivescovo della Madre di Dio a Mosca.
Monsignor Pezzi è stato ordinato, nel primo pomeriggio di sabato 27 ottobre, nella cattedrale dell'Immacolata Concezione, vicino al Cremlino, dal suo predecessore, l'arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz. Co-consacranti sono stati monsignor Joseph Werth, vescovo della Trasfigurazione a Novosibirsk, e l'arcivescovo Antonio Mennini, Rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa. È lo stesso monsignor Pezzi a riferire, in un'intervista esclusiva a "L'Osservatore Romano", speranze e attese sul servizio pastorale da lui intrapreso.
"Il primo sentimento con cui ho accolto la notizia della mia nomina - racconta il presule - è stato di gratitudine al papa, di profonda commozione e di grande stupore. Sento questa chiamata innanzitutto come un invito ad entrare nel dialogo misterioso e intimo che Gesù aveva con la cerchia dei suoi più stretti amici. "Episcopos", secondo la definizione di sant'Agostino, è colui che guarda con attenzione. Con più attenzione, potremmo dire. Ma guardare a cosa, a chi? A Cristo. Desidero guardare innanzitutto con più attenzione a Cristo che mi chiede di seguirLo, aprendo questa nuova imprevista pagina del mio sacerdozio. Sant'Agostino nota anche che la ragione dell'episcopato non sono gli onori o il prestigio, ma "la necessità della carità". Voglio rispondere a Dio dando in offerta la mia vita".

Una delle attese maggiori dopo la sua nomina è il rapporto con il Patriarcato Ortodosso. Che cosa cambia?

Guardo al rapporto con il Patriarcato Ortodosso di Mosca con grande attesa e anche con ottimismo. Ecumenismo significa, per me, andare verso l'altro riconoscendo la verità che egli porta. L'ecumenismo autentico è in polemica con un'astratta ideologia della tolleranza. Esso è, in realtà, l'esperienza cristiana della carità, l'iniziativa con cui Cristo ci raccoglie in unità. Guardo perciò al rapporto con la Chiesa ortodossa russa con grande speranza.

Quali sono i punti centrali del suo programma pastorale? Con la sua nomina si chiude il processo di ricostruzione delle comunità e delle strutture cattoliche nell'ex Unione Sovietica.

Il mio primo compito è essere testimone della fede. Solo la testimonianza, come insegnava Paolo VI, infatti, può arrivare al cuore dell'uomo, fargli intravedere una risposta alle sue attese più profonde. Solo autentici testimoni possono generare o rigenerare il popolo cristiano. Parlando di programmi pastorali, dobbiamo tener conto che nella terra di Russia ci sono profonde radici cristiane. In questo senso, vorrei dedicare una cura particolare all'educazione della fede delle comunità che mi sono affidate, per favorire la crescita di un popolo capace di comunicare le ragioni del suo vivere. Solo così potremo offrire a tutti la possibilità di scoprire o riscoprire le radici religiose e culturali di cui parlavo. Sulla scia del lavoro svolto in questi anni, vorrei intensificare l'attenzione alle famiglie, curare l'annuncio fatto ai giovani. Penso, infine, che la Chiesa cattolica debba impegnarsi in opere di carità che facciano risplendere le straordinarie indicazioni dettate da Benedetto XVI nell'enciclica "Deus caritas est".

Può presentarci un quadro della realtà dell'arcidiocesi che il Papa ha voluto affidarle?

Benedetto XVI mi chiama a succedere a monsignor Kondrusiewicz, nominato arcivescovo di Minsk-Mohilev, la diocesi che storicamente è all'origine della presenza della Chiesa cattolica in Russia. Monsignor Kondrusewicz mi volle a Mosca nel 2003. Avevo lavorato cinque anni a Novosibirsk. L'arcidiocesi della Madre di Dio è stata eretta da Giovanni Paolo II nel 2002, dopo un periodo in cui era stata Amministrazione apostolica. La realtà dei fedeli cattolici è eterogenea, per provenienza etnica e culturale. Ci sono un'ottantina di parrocchie. Diversi sono poi i luoghi dove periodicamente si raccolgono piccole comunità:  per lo più si tratta di appartamenti con locali opportunamente adibiti al culto. La cura pastorale di questo popolo è affidata a circa 150 sacerdoti, la maggioranza dei quali non è di nazionalità russa. Si tratta di un presbiterio composto, in parti uguali, da clero diocesano e religioso. Il mio predecessore ha seguito tutta la fase iniziale dell'organizzazione di questa realtà, lavorando molto per la creazione di strutture giuridiche e materiali che ne permettessero la vita.

Qual è la realtà dei cattolici oggi in Russia?

Guardando alle comunità cattoliche sparse sul territorio russo si può avere l'impressione di piccole barche in un immenso mare. In questi giorni mi sono tornate in mente le parole dell'allora cardinale Ratzinger, che ha più volte sottolineato la necessità, per il mondo contemporaneo, di comunità che, pur piccole, sappiano splendere del riverbero della bellezza della fede. Nei primi anni della mia missione tra i cattolici della Siberia ho potuto toccare con mano un fenomeno sorprendente. La fede si era mantenuta in quei luoghi, nonostante i terribili tentativi di reprimerla, grazie alla fedeltà di piccoli gruppi di fedeli e a volte anche di singoli. I miei confratelli ed io cominciammo a incontrare queste comunità agli inizi degli anni novanta, nel vasto territorio a sud di Novosibirsk, per incarico di monsignor Werth. Nei villaggi c'erano persone, anche molto anziane, che avevano conservato viva la fede semplicemente ripetendo con i figli e i nipoti gesti e parole appresi da bambini. L'arrivo dei sacerdoti ha permesso, dopo decenni, la ripresa dell'attività catechetica e della pratica sacramentale. Guardando al futuro dialogo tra le Chiese, penso che la presenza di queste comunità cattoliche rappresenti un grande potenziale.

Lei è stato rettore del seminario maggiore "Maria Regina degli apostoli" a San Pietroburgo. Com'è la situazione delle vocazioni sacerdotali in Russia?

In Russia c'è un unico seminario cattolico, a San Pietroburgo. Attualmente sono venti i giovani che lì si preparano al sacerdozio, provenienti dalle quattro diocesi cattoliche del territorio della Federazione Russa. Vi sono inoltre una quindicina di giovani, appartenenti a diversi ordini religiosi, che svolgono a San Pietroburgo studi filosofici e teologici. Esiste poi un pre-seminario, a Novosibirsk, con la funzione di un primo discernimento sulle vocazioni. L'esperienza di questi anni, e in particolare quella come rettore del seminario interdiocesano, mi ha fatto scoprire la bellezza del compito di accompagnare i giovani ad aprirsi con decisione al Signore che li chiama e a leggere con sempre maggior chiarezza i segni della sua volontà. Nella grande maggioranza dei casi, all'origine della vocazione dei ragazzi russi di cui mi sono occupato c'è il desiderio di consegnare la propria vita a Dio per il bene della Chiesa.



(©L'Osservatore Romano 28 ottobre 2007)
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