Intervista al cardinale Bertone, segretario di Stato

In Argentina Vangelo e culture
si sono incontrati

Non è stato un viaggio qualsiasi quello in Argentina del segretario di Stato vaticano, perché la sua visita è rimasta segnata dalla beatificazione di Zeffirino Namuncurá, dalla quale ha tratto l'auspicio di una nuova stagione di rapporti tra Chiesa e comunità politica. Ed è necessario oggi porsi in ascolto dei criteri di fede che hanno guidato i primi missionari in Patagonia. Riflessioni sulla società civile, dentro il più vasto contesto dell'America Latina, sono emerse, invece, soprattutto nell'incontro con il presidente Néstor Kirchner e la nuova presidente eletta. Il cardinale Tarcisio Bertone ne parla ora, per la prima volta, in esclusiva a "L'Osservatore Romano".

Cosa ha scoperto di ancora attuale nella visita a luoghi e persone della prima evangelizzazione in Patagonia?

Anzitutto stupisce ancora oggi, di fronte alla povertà degli inizi, alle distanze, e nello stesso tempo alle opere realizzate di cui permane visibile la memoria, il coraggio eroico e la dedizione all'annuncio del regno di Dio ed alla promozione della civiltà, con un genio ed una creatività impressionanti. Nello stesso tempo i primi missionari hanno recepito i valori e le risorse delle culture locali, non distruggendo nulla ma conservando fino i più piccoli dettagli. I musei che ho visto a Fortín Mercedes e a Rio Grande lo dimostrano. Pur non ignorando le zone d'ombra che ci sono state a causa dei colonizzatori nel tempo della prima evangelizzazione, non si può negare che Vangelo e culture si sono incontrate in una valorizzazione e integrazione reciproca, come pure nella purificazione dalle incrostazioni e dagli elementi disumanizzanti.

Si associa la prima evangelizzazione in modo particolare ai salesiani che ricordano figure prestigiose di missionari. In Argentina ci sono altre realtà di chiesa che hanno contribuito in modo significativo alla missione nel passato e nel presente?

L'importante presenza salesiana in Argentina è essenzialmente legata alla regione patagonica, già in epoca del nuovo Stato indipendente, e alla formazione dei figli degli immigrati, soprattutto italiani. I salesiani hanno impostato anche la struttura ecclesiastica delle regioni del sud. Tuttavia, nella stessa Patagonia i gesuiti furono i primi a tentare l'evangelizzazione, però furono martirizzati. I gesuiti, inoltre, si spinsero dalla provincia paraguaiana di Asunción a "impiantare" la Chiesa nel nord del Paese, soprattutto tra le popolazioni guaraní. Le altre regioni (Cordoba e Cuyo), sin dall'epoca della colonizzazione spagnola, contarono sulla presenza dei Francescani, dei Domenicani e dei Mercedari.

Gli esempi del periodo eroico della missione in Argentina mantengono la forza per rivitalizzare l'attuale proposta cristiana nel Paese?

I criteri di fede e di azione pastorale che hanno guidato i primi missionari sono di una estrema attualità:  annuncio del Vangelo a tutte le popolazioni, indigene e immigrate (sradicate dalla loro terra natia e trapiantate in zone impervie e senza strutture materiali e sociali); una vita quindi faticosa tesa al futuro, da animare con la speranza e con solide verità e devozioni popolari limpide e sostanziose; la cura della famiglia e l'educazione umana e religiosa dei fanciulli e dei giovani in modo da formare "buoni cristiani e onesti cittadini"; la proposta di una "misura alta" di santità, che ha dato frutti straordinari nei due modelli di santità giovanile, la beata Laura Vicuña e il nuovo beato Zeffirino Namuncurá.

Perché nel mondo si è molto più colpiti dalle vicende della Chiesa nel periodo dei governi militari piuttosto che dagli esempi fulgidi dell'epopea missionaria?

Che l'epopea missionaria non sia sufficientemente "reclamizzata" dai media è una realtà, ma il cristianesimo e la genialità della Chiesa in America Latina parlano da sé, con le innumerevoli opere di formazione e di socializzazione. I media, che pure sono uno strumento formidabile di comunicazione della fede e della civiltà, sovente tendono a selezionare le notizie ed enfatizzare eventi e "devoluzione" di paesi nell'altalena dei governi e delle amministrazioni pubbliche. La funzione di "denuncia" dei misfatti e delle offese ai diritti umani e alle regole fondamentali della democrazia è legittima e imprescindibile, in ogni paese ed in ogni momento storico, ma non bisognerebbe fermarsi solo a questa:  realisticamente è assai più importante ed educativo delle coscienze dare spazio ad un bosco che cresce che ad un albero che cade, anche se fa più fracasso!
Inoltre mi sia permessa una osservazione:  talvolta, e non solo in America Latina, la privazione della democrazia non è solo opera dei cosiddetti governi militari, ma anche di altri governi che, dopo un legittimo voto popolare, si trasformano in vere e proprie dittature lesive di principi fondamentali della convivenza civile, delle libertà e dei diritti umani dei singoli e dei gruppi intermedi, che sono l'humus della democrazia.

Come le pare sia stata accolta la beatificazione di Zeffirino dalla Chiesa e dalla società argentine?

Con una fede e un entusiasmo indescrivibili:  sulla prateria di Chimpay erano presenti oltre 100.000 persone venute con ogni mezzo e con un viaggio di ore e ore da ogni parte dell'Argentina e dei paesi limitrofi. C'era anche un folto gruppo dei suoi concittadini di Mapúches, orgogliosi che un figlio delle loro indomite tribù fosse elevato agli onori degli altari. Ma tutta l'Argentina, attraverso numerosi canali televisivi, ha seguito il rito della beatificazione con devozione e allegria. D'altra parte "Ceferino" era da sempre nel cuore della gente, taumaturgo invocato nei casi più difficili della vita quotidiana. Salutato da scroscianti applausi ho ricordato che nella basilica vaticana l'unica raffigurazione di giovani propone proprio, a fianco di don Bosco, in alto sopra la statua di bronzo di San Pietro, Domenico Savio e Zeffirino Namuncurá, con i tratti caratteristici di un aborigeno patagonico. Così è plasticamente ribadita la perenne e universale validità delle intuizioni pedagogiche di don Bosco, modellate sul Vangelo. "Ceferino", giovane santo proiettato verso la vocazione sacerdotale, aiuterà le Chiese locali dell'Argentina a rilanciare la pastorale giovanile e vocazionale.

Nel suo viaggio lei ha pure incontrato il presidente Néstor Kirchner e la nuova presidente eletta. Può dirci il senso e i risultati di questo incontro?

L'incontro con il Presidente in carica e la Presidente eletta è avvenuto l'ultimo giorno della mia permanenza in Argentina, mercoledì mattina 14 novembre alla famosa "Casa rosada". Naturalmente ho presentato il saluto del Santo Padre Benedetto XVI e i voti alla nuova Presidente che sta per assumere la più alta carica dello Stato. Ho auspicato che nel prendere coscienza delle trasformazioni profonde e complesse del nostro tempo in campo sociale, economico e culturale si tenga conto dell'apporto storico della Chiesa e della sua dottrina sociale, per la salvaguardia dei valori morali e spirituali del popolo argentino radicato nei principi cristiani, allo scopo di promuovere il bene integrale di ogni persona. I presidenti hanno riconosciuto l'opera della Chiesa in tutti i campi, soprattutto nella comune volontà di tutelare la vita e la famiglia, e di promuovere l'educazione dei giovani in un quadro di valori e di formazione professionale che li abiliti al lavoro e all'impegno sociale. È stata altresì apprezzata la collaborazione della Chiesa per la pacificazione e la riconciliazione fraterna allo scopo di rigenerare il tessuto sociale, lacerato da tante situazioni che hanno messo in pericolo la concordia nazionale. I due presidenti hanno infine presentato un invito al Santo Padre a visitare l'Argentina, in occasione del XXX anniversario delle trattative per la pace tra l'Argentina e il Cile, al tempo della drammatica controversia del Canale di Beagle.
L'auspicio finale è che la beatificazione di Zeffirino Namuncurá contribuisca anche all'inizio di una nuova stagione dei rapporti tra la Chiesa e la comunità politica in Argentina.



(©L'Osservatore Romano 18 novembre 2007)
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