Intervista al presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani

Dialogo aperto
con Costantinopoli e Mosca

Giampaolo Mattei


"Con il metropolita Cirillo ci vedremo presto a Roma, parleremo insieme e affronteremo le questioni nel modo giusto". Di ritorno dall'incontro con Bartolomeo I a Istanbul parla il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Cirillo, seconda autorità del Patriarcato di Mosca, sarà a Roma dal 5 all'8 dicembre in occasione della festa patronale della parrocchia ortodossa russa di santa Caterina d'Alessandria di Roma. Primo punto nell'"agenda" dell'incontro sarà l'impegno che, dopo la rottura avvenuta a Ravenna, ci sia anche il Patriarcato di Mosca all'undicesima sessione della commissione mista internazionale per il dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme, che si terrà nel 2009.
"Benedetto XVI lo ha affermato chiaramente nel messaggio che ho consegnato personalmente a Bartolomeo I per la festa di sant'Andrea il 30 novembre - dice il cardinale Kasper nell'intervista a "L'Osservatore Romano" -. Preghiamo perché si chiariscano e si risolvano i problemi e che la partecipazione alla prossima sessione sia piena. Si deve fare il possibile per superare questa difficoltà. Ho insistito molto nelle conversazioni private che ho avuto con Bartolomeo I e al Patriarcato di Costantinopoli. Mi hanno risposto di essere d'accordo e si sono detti convinti che non serve a nulla una divisione nell'ortodossia".

È fiducioso che si ricomponga la frattura in vista della prossima sessessione del dialogo teologico?

Sì, noi vogliamo fortemente che al tavolo della prossima sessione ci siano tutti, anche il Patriarcato di Mosca. Ci sono due anni di tempo per uscire da questa impasse.

Com'è stato il clima della visita di quest'anno al Patriarcato ecumenico?

Il clima dell'incontro per la festa di sant'Andrea è stato molto disteso e amichevole. Abbiamo sperimentato che non c'è soltanto il "documento di Ravenna" ma anche lo "spirito di Ravenna". Tutti sono soddisfatti di questo documento. È solo un primo passo, è vero. Nessuno può immaginare che si risolvano tutte le questioni in una sessione o con un documento. Sono necessari ancora molti passi. La via non è facile. Ma Roma e Costantinopoli sono fermamente decise ad andare avanti nel dialogo. Speriamo, con l'aiuto di Dio, di poter ricomporre alla fine la piena comunione.

Quando? Si possono fare previsioni concrete?

Non sarà domani né dopodomani, questo è chiaro. Ma vedo due cose importanti. Innanzitutto cresce sempre più l'amicizia tra noi:  il clima fraterno è sempre fondamentale per ogni dialogo autentico. In secondo luogo c'è la precisa volontà di tutte parti in causa, perché sappiamo bene che l'unità della Chiesa è un mandato di Gesù stesso.

Nelle conversazioni che avete avuto al Fanar sono emerse novità?

Ci sono ancora molti problemi aperti. La parte ortodossa dice che c'è un primato anche a livello universale:  questo non vuol dire che abbiamo già risolto tutto. Abbiamo però una piattaforma seria dove si può costruire un dialogo concreto. Noi ci mettiamo tutta la nostra buona volontà e lo abbiamo ribadito negli incontri avuti nei giorni scorsi al Patriarcato di Costantinopoli.

Lei ha portato in dono a Bartolomeo I una copia della nuova enciclica di Benedetto XVI.

Il dono da parte del Papa dell'enciclica Spe salvi è stato un segno molto significativo sia per il contenuto del testo che per il gesto stesso. È stato un gesto di speranza. Bartolomeo I l'ha compreso e molto apprezzato come tale.

Segni positivi arrivano in questi giorni anche dal dialogo con i metodisti.

I metodisti hanno voluto celebrare a Roma il trecentesimo anniversario di Charles Wesley, un riformatore, fratello di John. Hanno voluto che la celebrazione avvenisse in una grande basilica cattolica, con la presidenza di un cardinale romano. Alcuni anni fa era impensabile una cosa del genere. È interessante notare che molti inni composti da Charles Wesley fanno parte  della  tradizione delle Chiese cattoliche anglofone. È un aspetto molto bello.

Che significato pratico ha questa celebrazione con i metodisti?

Non significa che domani ci sarà l'unità con i metodisti. Sarebbe ingenuo pensarlo. Ma si vede che qualcosa si muove. È evidente.

Novità arrivano pure dal dialogo con i battisti.

È vero, in questi giorni stiamo incontrando i battisti:  chi poteva pensare tempo fa che venissero volentieri a Roma per parlare insieme con noi? Oggi è un dialogo molto fruttuoso. Siamo molto lontani sulla questione dei sacramenti, ma intanto si parla e si prega insieme. Sono segni dello Spirito e della sua presenza nella Chiesa che dobbiamo vedere, senza dimenticare gli ostacoli.
Può parlarci del dialogo con i battisti?
Sono stato molto sorpreso per il livello alto del dialogo teologico con i battisti. E sono molto soddisfatto del clima di amicizia che si è sviluppato. I pastori battisti che sono venuti qui a Roma sono fermi nella loro fede, sono testimoni che parlano con forza. Nei fondamenti della fede siamo insieme:  sulla cristologia, sulla risurrezione, anche sulla fermezza nelle questioni etiche. Questo è promettente per il futuro ora che si deve e parlare sulla Chiesa e sui sacramenti, punti sui quali siamo ancora lontani.

È un'ora positiva per l'ecumenismo?

Ho l'impressione che tutti nella cristianità sentano la promessa che ha in sè il ministero petrino:  la cattedra di Pietro, che presiede nell'amore e nella carità, è diventata un centro ecumenico. Tutti hanno l'impressione che c'è un carisma di unità di cui abbiamo bisogno in questo mondo globalizzato. Si dice che "tutte le strade portano a Roma":  in un certo senso questo adagio vale anche a livello spirituale. Tutti guardano a Roma, al Papa, che in certi casi è già adesso il portavoce della cristianità. Quanti vogliono un po' frenare il movimento ecumenico non vedono abbastanza questo aspetto molto positivo non solo per la Chiesa cattolica, ma per la cristianità, per la pace e la riconciliazione.



(©L'Osservatore Romano 5 dicembre 2007)
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