Intervista al metropolita Cirillo

L'incontro con Benedetto XVI
è una tappa molto positiva verso l'unità

Giampaolo Mattei


"A Roma non ci sono estranei". Cirillo, metropolita di Smolensk e Kaliningrad, seconda autorità del patriarcato di Mosca, ricevuto in udienza da Benedetto XVI nella mattina di venerdì 7 dicembre, dà una valutazione "molto positiva" delle relazioni ecumeniche con la Chiesa cattolica. Dal 1989 presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne moscovite, il metropolita Cirillo è venuto a Roma dal 5 all'8 dicembre per la festa patronale della parrocchia ortodossa russa di Santa Caterina di Alessandria. Nell'intervista a "L'Osservatore Romano" non nasconde i problemi nel dialogo ecumenico e sceglie una metafora per raccontare a che punto è il cantiere dell'unità dei cristiani e quali sono le prospettive:  "È come se dovessimo costruire insieme una grande chiesa, mattone per mattone. E ogni volta aggiungiamo una pietra per arrivare poi al completamento dello straordinario edificio che è l'unità dei cristiani". Secondo il metropolita, il mattone cementato questa mattina con Benedetto XVI è di quelli che fanno da pilastro e permettono di fare passi importanti verso la costruzione dell'unità.

Qual è lo stato delle relazioni tra il patriarcato di Mosca e la Chiesa cattolica?

Molto positivo. Come molto positivo e molto bello per me è stato l'incontro con il Papa. Nella nostra agenda ci sono tanti temi importanti, penso alla promozione di valori fondamentali per la vita della persona, che oggi preoccupano l'intera umanità e non soltanto la Russia. Penso, inoltre, che oggi sia positiva anche la nostra collaborazione a livello di organizzazioni internazionali, come le Nazioni unite, il Consiglio d'Europa e l'Unione europea.

La sua è dunque una valutazione positiva del cammino ecumenico in corso.

Sì, lo è anche esaminando in coscienza tutto ciò che abbiamo fatto insieme in questi ultimi anni. Il giudizio sui nostri sforzi è sicuramente positivo. Con la benedizione e l'incoraggiamento del Papa Benedetto XVI e del Patriarca Alessio II siamo pronti a continuare e intensificare questi sforzi di dialogo comune.

Riguardo al dialogo teologico che cosa può dire?

Nel dialogo teologico riconosciamo che esistono determinate difficoltà tra di noi. Ma, nello stesso tempo, riteniamo che il dialogo sia lo strumento migliore per trovare una soluzione comune ai problemi che esistono. E noi vogliamo dialogare con la Chiesa cattolica. Siamo coscienti dell'importanza dello sviluppo bilaterale dei nostri rapporti. Consideriamo utile anche rendere più stretta la nostra collaborazione nel più ampio campo del dialogo tra le religioni.

Nelle sue parole si colgono ottimismo e speranza nelle relazioni tra il patriarcato di Mosca e la Chiesa cattolica.

In modo continuo cresciamo in questo ottimismo e in questa speranza. L'incontro con il Papa è per noi senza dubbio una tappa molto positiva per lo sviluppo dei nostri rapporti. È con grandi sentimenti di speranza che lascio Roma dopo questa mia visita. Auguro al Papa una buona salute, molte energie e l'aiuto di Dio nella sua alta missione.

Lei ha parlato dell'unità come un edificio da costruire insieme, passo dopo passo. Qual è il prossimo mattone da aggiungere?

C'è un passo decisivo da compiere:  comprendere fino in fondo che noi non siamo estranei gli uni agli altri. I cattolici non devono essere estranei agli ortodossi e gli ortodossi non devono essere estranei ai cattolici. E se non siamo più estranei tra noi; certamente non siamo neppure nemici, anzi. Abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Non dobbiamo dimenticare che Gesù Cristo ha chiesto l'unità dei suoi discepoli. Noi siamo un'unica famiglia. Condividiamo, infatti, gli stessi valori cristiani. Questa coscienza di appartenere a un'unica famiglia, di essere un'unica famiglia, sta diventando ormai sempre più un patrimonio acquisito sia nei cattolici sia negli ortodossi. È una constatazione positiva, un passo avanti.

Come si possono compiere ora nuovi passi in avanti?

È in un clima di fiducia, di amicizia, di non estraneità che si possono compiere i passi in avanti che tutti noi auspichiamo e per i quali lavoriamo. E i passi in avanti ci sono, si registrano di volta in volta pur se i problemi permangono. Dobbiamo sperare, pregare e lavorare insieme.

Quali sono i passi recenti più significativi?

Per esempio, anche il solo fatto che io sia qui a Roma per la festa patronale della parrocchia ortodossa russa di Santa Caterina d'Alessandria che è in via di avanzata costruzione. Ci sono state celebrazioni solenni e anche un bellissimo concerto nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli, con la partecipazione del coro festivo maschile del monastero di San Danilo di Mosca, residenza sinodale del Patriarca Alessio II. Queste visite reciproche avvengono ormai normalmente e con frequenza:  vederci dimostra che non siamo estranei. Ci parliamo tra cattolici e ortodossi. Abbiamo canali di comunicazione fissi e sempre aperti. Tutto questo scambio è molto positivo perché aiuta la conoscenza, la comprensione, la collaborazione per affrontare i problemi che esistono e non vanno nascosti.

"È il tempo del disgelo" lei ha detto a "L'Osservatore Romano" all'indomani dell'ordinazione episcopale del nuovo arcivescovo cattolico a Mosca. Come procede e in che consiste questo disgelo?

Attendiamo e auspichiamo un positivo sviluppo dei nostri rapporti perché finalmente i cattolici russi vivano in pace con gli ortodossi russi. È importante la volontà sincera di dialogare in un paese grande come la Russia dove convivono più denominazioni cristiane e anche diverse religioni. Cattolici e ortodossi sono sempre più uniti nell'affrontare le molteplici sfide che ci vengono dal mondo contemporaneo e dalla secolarizzazione. Questo ci deve incoraggiare a testimoniare insieme i valori cristiani nella società. Il progresso tecnologico e i mutamenti sociali creano condizioni più agiate di vita materiale ma non influiscono sulla vita spirituale della gente. Questo è un campo di lavoro che ci deve vedere insieme. E insieme possiamo trovare il modo migliore per annunciare i contenuti della fede cristiana.



(©L'Osservatore Romano 8 dicembre 2007)
[Index] [Top][Home]