A colloquio con monsignor Sandro Corradini, promotore di Giustizia del dicastero

I santi non si inventano ma ci sono

Nicola Gori

Sono circa trecentocinquanta le Positiones attualmente già pronte per essere studiate dalla Congregazione per le Cause dei Santi. Alcune risalgono al 1500, altre sono molto più recenti. Certo è una grande mole di lavoro che attende il dicastero per l'immediato futuro.
Ne abbiamo parlato con monsignor Sandro Corradini, promotore di giustizia della Congregazione per le Cause dei Santi.

In questi ultimi anni si è registrato un notevole incremento di lavoro del vostro dicastero. Quante sono attualmente le cause che richiedono una maggiore urgenza di essere discusse?

Il lavoro del dicastero è andato aumentando in modo progressivo e nonostante siamo riusciti a portare a compimento una lunga serie di processi, ci troviamo ancora oggi di fronte a circa trecentocinquanta cause già definite, che attendono di essere discusse. Tra queste almeno 130 presentano i caratteri se non di urgenza di discussione certamente di precedenza poiché si tratta di situazioni che hanno alla base episodi che attendono di essere definiti come martirio, oppure sono già corredate di un presunto miracolo la cui notizia è giunta al dicastero. Si tratta dunque di procedere con ordine e senza soste.

Ci sono anche cause risalenti a tanti anni fa?

Ne abbiamo di ogni epoca, da cause molto recenti a quelle più antiche. Alcune risalgono al 1500, altre al 1652; per la maggior parte però risalgono al XIX e XX secolo. Sono più o meno degli ultimi quattro secoli. Alcune dovranno essere sottoposte alla verifica di una commissione storica, prima di passare all'analisi teologica. A fianco di questo tipo di Positiones, facenti parte di cause con miracolo o proiettate verso il martirio già ben definito, seguiamo un percorso particolare per i presunti miracoli. Vanno studiati anche essi con tutta l'attenzione possibile. Si tratta di un lavoro di approfondimento molto complesso anche per la stessa eterogeneità dei soggetti, degli argomenti su cui ci si deve focalizzare prima di arrivare a definire i possibili percorsi di beatificazioni o canonizzazioni. Per fare un esempio, attualmente ci sono arrivate richieste per oltre 1.700 cause e sono in fase di elaborazione.

Qual è l'iter che segue una causa?

Quando si conclude la fase diocesana tutta la documentazione relativa alla causa viene sottoposta, attraverso l'opera dei nostri relatori, al vaglio prima di arrivare a una Positio, sulla quale poi poggerà il parere dei teologi e dei cardinali. È insomma la base su cui si lavorerà. Molte cose inutili, e superflue, dell'inchiesta diocesana vengono scartate e piano piano si arriva al nucleo delle prove e così via sino al decreto.

Delle cause che hanno superato la fase diocesana quante se ne concludono?

Non esiste un numero preciso che possa servire da punto fermo perché il risultato dipende da molte circostanze. Certo una causa super martyrio è molto più celere di una causa super virtutibus.
Per il martirio si tratta di un cammino abbastanza celere, specialmente con la nuova normativa che vige dal 1983, cioè dall'ultima riforma di Giovanni Paolo II a cui alludeva oggi anche il Papa durante l'udienza che ha concesso alla nostra Congregazione. Le cause super virtutibus sono molto più lunghe. Quando giungono al dicastero, prescindendo dal tempo necessario all'inchiesta canonica in diocesi, si può arrivare a una positio di personaggi di un certo spessore, di rilevanza storica. Dunque bisogna pensare a un lavoro molto diligente e attento. Per avere il quadro virtuoso, delineato come tesi degli attori, perché possa essere verificato dai nostri giudici, dai nostri consultori ci vuole del tempo.

Mentre nel dicastero vi sono postulatori di professione, in diocesi come funziona?

Questo è un problema interessante da tener presente. Non sono le cause di dichiarazione di nullità di matrimonio che sono più frequenti, e dunque ci sono tanti più esperti:  le cause di beatificazione sono più rare e non ci sono persone più preparate. A volte esse si trovano di fronte alla prima ed unica esperienza che faranno in questo settore. Ecco perché l'attenzione, la vigilanza devono essere maggiori e sono altamente necessarie. Devo dire che le diocesi piccole sono migliori a volte di quelle grandi, perché proprio in quanto piccole ci mettono tutta l'attenzione necessaria. A volte le diocesi piccole sono encomiabili per come portano avanti le cause e altre invece seguono più un cammino di routine, senza afferrare la specificità di quella causa. Ma può succedere anche che in una diocesi che ha poche cause, una causa diventi un unicum; se c'è un santo, il più santo è quello. Mentre, in altre diocesi, che ne hanno dovuti esaminare di più, sanno valutare la rilevanza ecclesiale del servo di Dio molto più di quelle che ne hanno uno solo.

Questa fase è importante.

È decisiva, primo perché è la fase in cui avvengono le acquisizioni delle prove e devono essere fatte nel migliore dei modi utilizzando testi. L'elenco dei testi lo prepara il postulatore e già è molto importante scegliere i testi. Anche quelli contrari. Anzi, bisogna interrogare anche loro, per un mandato di correttezza. Poi si giudicheranno dopo se sono posizioni preconcette rispetto al servo di Dio. Ma mai eliminare le testimonianze contrarie. Poi ci sono tanti testi che passano inosservati, che magari sono quelli proprio da interrogare. Dunque non si possono eliminare i testi contrari. Sarebbero omissioni che il Papa ci invita a considerare nel lavoro, perché da queste dipende molto il percorso della causa, sia per desumere la tipicità del servo di Dio, sia per non avere un servo di Dio fatto a cliché su un modello precostituito.
Seconda considerazione da fare poi sono i suoi lati negativi, che non sempre sono ostativi a un discorso di santità, anzi, fanno capire e fanno avvicinare la santità a noi. Quelli per i quali il servo di Dio è santo fin dalla nascita, sono cliché agiografici, che vanno evitati.
Bellissime, per esempio, sono le cause dei convertiti, di persone che da un certo momento hanno avuto il loro incontro con la grazia.

È giustificata la riserva con la quale fuori dalla Chiesa si continua a vedere la procedura per le cause di beatificazione e canonizzazione?

Quando si fanno critiche in questo settore, a volte sono anche giuste. Esse ci stimolano a far meglio, perché il nostro è un lavoro molto delicato. Meglio si fa e meglio è per la Chiesa. È un lavoro fatto da uomini con tutti i loro limiti. Il dicastero fa del suo meglio anche se può avere i suoi limiti. Ci sono però luoghi comuni da sfatare, per esempio quello che chi ha più soldi per la causa va avanti:  non è vero. C'è un'attenzione particolare alle cause povere. Oppure dicono che si fanno santi solo preti e frati e non i laici. Questo magari è vero in percentuale, ma non è certamente responsabilità del dicastero. Io dico sempre che siamo un mulino che macina il grano che si porta. Non è che noi inventiamo le cause. Le cause vengono proposte dalla base, dal popolo di Dio attraverso le diocesi, per cui se le diocesi hanno belle figure di laici, ma questi non riescono a trovare una porzione di Chiesa, di attori, che diventa il motore alla causa, questa non prenderà mai il via. Alcune diocesi potrebbero avere problemi di fondi:  ma invece di costruire un campanile in più, potrebbero cercare di vedere se nella loro porzione di Chiesa c'è stato qualche bel fiore evangelico.


(©L'Osservatore Romano 17-18 dicembre 2007)
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