Intervista al cardinale Leonardo Sandri prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali

Il Natale in Terra Santa: 
una chiamata alla riconciliazione

Nicola Gori


"La comunità cattolica mondiale deve impegnarsi a coltivare la fantasia della carità cristiana perché risuoni sempre l'annuncio del Natale che partì dalla Terra Santa". Lo afferma il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sottolineando come la celebrazione della nascita di Gesù riporta inevitabilmente ogni uomo "alla Terra che il Signore ha scelto di abitare per entrare nella storia". I popoli di quella Terra - afferma il porporato in un'intervista al nostro giornale - "a Natale sono coinvolti nella irresistibile chiamata alla riconciliazione che costruisce la irrinunciabile speranza dell'umanità". "La Chiesa cattolica - sottolinea - è erede di una speciale responsabilità verso quanti oggi abitano in Terra Santa, perché fin dagli inizi della Redenzione ha vissuto insieme alla grande famiglia di tutti i cristiani sulle tracce del passaggio storico del suo Signore".

Quale messaggio risuona oggi per quanti hanno a cuore il futuro dei cristiani di Terra Santa e si accingono a festeggiare il Natale?

Io vorrei rivolgere il mio pensiero direttamente ai fratelli e alle sorelle nella fede che in Terra Santa conducono in modo ammirevole una sofferta testimonianza umana e cristiana. L'attenzione che la Congregazione per le Chiese Orientali ha il dovere di assicurare prima di tutto a loro non nuoce, anzi sostiene la solidarietà spirituale e materiale verso tutti gli abitanti di Israele e della Palestina. È bene, infatti, condividere attraverso i cattolici e gli altri cristiani di Terra Santa - mai eludendo la loro presenza - gli intenti di pace, i gesti di fraternità e di dialogo e la possibile collaborazione con tutti gli abitanti dell'area mediorientale.

Qual è oggi la situazione dei cristiani in quella terra?

Non è senz'altro una situazione serena. Lo prova anche l'inarrestabile flusso migratorio verso Occidente e tante altre parti del mondo. Sui cristiani rischia di influire negativamente la loro condizione, potremmo dire, di "doppia minoranza":  si sentono minoritari rispetto ad Israele perché in gran parte sono palestinesi e all'interno dello stesso popolo palestinese soffrono per l'esiguità numerica e perché ritenuti talora rappresentanti di un mondo occidentale ostile. Va assicurato anche a loro, nel concreto delle ordinarie relazioni sociali e non solo nei documenti ufficiali, il diritto cardine della persona, che è la libertà religiosa:  un diritto del singolo da reclamare e difendere quale garanzia per tutti. La tutela dei loro diritti va perseguita con convinzione anche quando la politica, la diplomazia, la cultura, l'economia sono forse costrette a riconoscere il loro fallimento nella salvaguardia dei diritti di tutti. Con realismo dobbiamo affermare che il futuro della Terra Santa è inseparabile dalle istituzioni religiose operanti sul territorio e dai legami di solidarietà che esse riescono ad instaurare col mondo intero.

Come si inserisce l'attenzione alla Terra Santa nella più ampia attività del dicastero vaticano per le Chiese Orientali?

Mi preme di ribadire che la Terra Santa non va considerata una preoccupazione tra le tante. Essa è la priorità per la Chiesa cattolica e per i cristiani, come è quella ecumenica e interreligiosa. "Chiedete pace per Gerusalemme - dice il salmo 86 - perché tutti là siamo nati". Quella Terra è santa perché è luogo di convocazione sulle orme stesse di Dio. Per divina volontà continua anche ai nostri giorni la convocazione di tutti i popoli sul monte Sion, che evocava il profeta Isaia. Tale convocazione esercita tuttora un fascino universale. La Terra Santa gioca, pertanto, un ruolo centrale per l'intera area mediorientale. Direi di più:  l'intera umanità guarda a quella Terra, avvertendo di avere con essa profondi legami. Ma, purtroppo, in questo riferimento si intrecciano interessi non sempre religiosi e intenti non sempre di pace. Nonostante ciò, mi chiedo:  potranno le Chiese e le istituzioni civili dell'Europa e del mondo mancare all'appuntamento di pace fissato anche nel nostro tempo con la Terra Santa?

E qual è la sua risposta?

I cristiani di Terra Santa sperimentano pesantemente l'oscurità del presente e umanamente non intravedono luci per il futuro. Non perderemo l'appuntamento con la loro storia, se adempiremo tutti al "dovere" di sostenerli in ogni modo, spiritualmente e materialmente, perché non dimentichino che la porta di tale oscurità è stata spalancata per sempre. Come afferma il Papa nella recente enciclica dedicata alla speranza, si può vivere, nonostante tutto, diversamente, perché la vita nuova è stata inaugurata per sempre da Cristo ed egli può cambiare il corso della storia umana.

Dal punto di vista religioso, qual è l'attuale situazione dei cattolici in Terra Santa?

I cattolici di rito latino sono raccolti attorno al Patriarca di Gerusalemme e alla Custodia Francescana, i quali hanno responsabilità pastorale sui luoghi biblici, che vantano le testimonianze del primo annuncio evangelico e degli eventi della salvezza. Non vanno dimenticate le Chiese di rito orientale, anch'esse cattoliche perché sono in comunione con la Sede romana:  ci sono i greco-melkiti, i maroniti, gli armeni, i siri, i caldei. C'è inoltre una straordinaria presenza di ordini e congregazioni religiose maschili e femminili, con una infinità di opere di ogni genere. Il mosaico si espande se consideriamo le altre realtà cristiane non cattoliche.

Qual è lo stato dei rapporti con ebrei e musulmani?

Più che in ogni altro luogo è in Israele e Palestina che i cattolici, i fratelli delle Chiese e delle comunità ecclesiali cristiane, gli ebrei e i musulmani vivono quotidianamente gli uni accanto agli altri. Paradossalmente, nessuna contraddizione della storia ha potuto dividerli fisicamente mentre lo erano e lo sono tuttora sotto il profilo spirituale. Ciò costituisce l'unicum insuperabile di quella Terra! Sono rapporti non sempre facili e noi stessi siamo testimoni delle tensioni esistenti, che non sono sempre di matrice religiosa, ma non mancano di coinvolgerla. E così mortificano gli sforzi in atto da tempo e resi intensi dal Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha operato una scelta ecumenica irreversibile e ha dato impulso all'incontro interreligioso. Nella quotidianità non manca la fattiva collaborazione tra singoli, famiglie e comunità, e talora è esemplare la condivisione delle prove comuni.

Eppure, il problema della mancanza di pace continua ad affliggere la loro convivenza.

È questo il vero problema della Terra Santa. La mancanza di una pace stabile genera immense problematiche sociali e politiche, rendendo grave la penuria di posti di lavoro, di abitazioni, di educazione e di assistenza. La piaga che ne consegue è appunto l'emigrazione. Noi rischiamo di vedere sparire dai luoghi santi della redenzione le "pietre vive", i fedeli e i pastori che vi celebrino i misteri di Cristo. L'emigrazione cristiana, in particolare, ha assunto un impeto preoccupante.

In concreto, quali iniziative potrebbero essere promosse per favorire la soluzione dei conflitti?

La preghiera e l'opera per la pace, prima di tutto, con la conseguente sensibilizzazione di tutte le istanze locali e internazionali coinvolte nel processo di pace elaborato per l'area mediorientale. La Congregazione orientale deve collaborare con il Papa nel promuovere in particolare la vita pastorale e il cammino ecclesiale delle comunità cattoliche del medio oriente, come degli orientali sparsi in tutto il mondo alla ricerca di migliori condizioni di vita. Quindi è, soprattutto, la vita ecclesiale ordinaria delle comunità che ci sta a cuore. Il contributo materiale della Congregazione è un granello di senapa e le necessità sono rilevanti. Riconosciamo volentieri le attenzioni che la Terra Santa riceve da istituzioni pubbliche, associazioni e organismi laici occidentali e del mondo intero; e incoraggiamo di cuore tutta la possibile solidarietà.



(©L'Osservatore Romano 24-25 dicembre 2007)
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