Il maestro delle Celebrazioni sui riti presieduti dal Papa

L'«oggi»
del Natale

Gianluca Biccini


Il Natale di Gesù non è "solo un fatto del passato", ma è "un fatto che oggi ancora si rende presente e vivo nella celebrazione liturgica. C'è una parola chiave per capire questo:  è la parola "oggi"", che ritorna a più riprese durante i riti del tempo natalizio". In quell'"oggi" monsignor Guido Marini, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, individua l'elemento fondamentale di queste giornate in cui la basilica di San Pietro diviene in modo tangibile il "cuore pulsante" di tutta la cristianità. All'altare della Confessione Benedetto XVI celebrerà a mezzanotte la Messa del Natale del Signore; a mezzogiorno di martedì mattina, dalla Loggia centrale, impartirà la benedizione "Urbi et Orbi". Sempre in basilica il 31 dicembre è previsto il canto del "Te Deum", con la celebrazione dei Vespri e la benedizione eucaristica, e il giorno successivo la Messa nella Giornata mondiale della pace. Le celebrazioni del tempo di Natale presiedute da Benedetto XVI proseguiranno poi con la Messa in occasione dell'Epifania del Signore (domenica 6 gennaio) per concludersi con la festa del Battesimo del Signore (domenica 13 gennaio), durante la quale il Papa amministrerà il Sacramento del Battesimo ad alcuni bambini nel suggestivo scenario della Cappella Sistina. Impegnato a curare per la prima volta la "regia natalizia" delle celebrazioni di Benedetto XVI, il Maestro in quest'intervista a "L'Osservatore Romano" offre ai fedeli interessanti spunti di riflessione.

Qual è il filo conduttore dei vari riti?

La gioia. Il Natale è caratterizzato dalla gioia vera, quella che scaturisce dalla scoperta del disegno eterno di Dio che illumina la vita personale e collettiva di ogni uomo, così come anche il senso della storia. Dio si rivela come l'Amore che colma in modo sovrabbondante le attese di ogni cuore e di ogni popolo. Le celebrazioni liturgiche hanno la capacità di trasmettere questa lieta notizia attraverso le parole, i gesti, i silenzi, i segni, la musica, il canto, il rito nel suo complesso. Ciò che è importante è che il rito risplenda luminoso e, dunque, sia capace di esprimere ciò che contiene.

Avete dunque una grande responsabilità:  coinvolgere i fedeli, far comprendere loro il significato di quanto avviene.

Qui sta il grande compito di ogni liturgia celebrata; qui sta l'ars celebrandi. Se ciò accade si ha davvero la partecipazione attiva di tutti, perché tutti non soltanto prendono parte esteriormente alla celebrazione, ma ne restano profondamente e spiritualmente coinvolti, così da entrare nell'azione di Cristo e della Chiesa e averne una crescita in santità, una trasformazione della vita.
La celebrazione liturgica è davvero partecipata se in essa si viene raggiunti dal mistero del Signore, che è il Salvatore, e da essa si riparte interiormente cambiati e capaci di donarsi senza riserve a Dio e ai fratelli.

Torniamo all'aspetto simbolico. Quali paramenti indosserà il Santo Padre?

Anzitutto va detto che i paramenti adottati, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa. L'ermeneutica della continuità è sempre il criterio esatto per leggere il cammino della Chiesa nel tempo. Ciò vale anche per la Liturgia. Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell'ambito liturgico un Papa usa anche paramenti e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi. Il Papa, ad esempio, indosserà mitre proprie come anche mitre appartenenti a Benedetto XV, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

La cura degli elementi esterni contiene dunque un rimando esplicito a contenuti spirituali?

La bellezza della celebrazione in tutte le sue componenti non è semplicemente qualcosa di esteriore, anche se già questa dimensione ha il suo valore perché ci ricorda che la santissima Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa per il quale non si dona mai abbastanza.. Ma tale bellezza cerca anche di esprimere nel modo umano la bellezza infinita di Dio e del suo Amore. In questo senso la liturgia non può non essere bella, anche per dignità, ordine, precisione, armonia fin nei piccoli dettagli.


Anche nella Messa della Notte di Natale la Croce sarà collocata al centro dell'altare. Come conciliare un evento che rimanda alla nascita con un simbolo di morte?


La posizione della Croce al centro dell'altare indica la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l'orientamento esatto che tutta l'assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica:  non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore. Dal Signore viene la salvezza, Lui è l'Oriente, il Sole che sorge a cui tutti dobbiamo rivolgere lo sguardo, da cui tutti dobbiamo accogliere il dono della grazia.

Che cosa può ritrovare un fedele di oggi, un uomo o una donna del terzo millennio, all'interno della celebrazione di un  evento  avvenuto  più  di  venti  secoli fa?


Le celebrazioni liturgiche del tempo di Natale, a cominciare dalla Messa della Notte, conducono alla contemplazione del mistero dell'Incarnazione. Di fronte a esso tutto deve concorrere a suscitare stupore e meraviglia. Non può non destare meraviglia, infatti, l'evento del Figlio di Dio che si fa bambino per noi e per la nostra salvezza. Lì si rende presente il volto autentico e inedito di Dio e, di conseguenza, la verità sulla vita e il destino dell'uomo. Lì si rende presente la bellezza del mistero del Signore e del suo Amore ricco di infinita misericordia. Ed è sorpresa splendida che conquista il cuore umano.


È una stella sempre "contemporanea" quella  che  brilla  sulla  Grotta  di  Betlemme?


Il Natale di Gesù non è solo un fatto del passato, ma un fatto che oggi ancora si rende presente e vivo nella celebrazione liturgica. Gesù Cristo è il Vivente. C'è una parola chiave per capire questo:  la parola "oggi", che ritorna tante volte durante  le  celebrazioni  del  tempo  natalizio.

Concludiamo con l'imminente Messa di Natale, che per antichissima tradizione i cristiani celebrano nel cuore della notte.  Cosa  succede  stanotte  in  basilica?

Come già negli anni scorsi, è prevista una breve veglia di preghiera in preparazione alla Messa. Inoltre, come è consuetudine da qualche tempo, verrà letta la Kalenda, che radica nella storia la nascita del Salvatore:  la fede cristiana si fonda su un fatto storico, la nascita di Cristo, e non è solo un ideale di vita, una dottrina o un complesso di valori, ma è un rapporto personale tra il Signore, risorto e vivo, e l'uomo che resta coinvolto nella dimensione dell'alleanza e dell'amore.
Al canto del Gloria, dopo l'intonazione del Santo Padre, saranno suonate le campane e l'organo accompagnerà il momento in cui il Bambino Gesù verrà collocato nell'apposito piccolo trono, usato durante il Concilio Vaticano II per custodire il libro dei Vangeli.
Questo permetterà di sottolineare nel segno della gioia l'evento della Nascita del Salvatore. Alcuni bambini, poi, porgeranno al Santo Bambino un omaggio floreale, a nome di tutti i bambini del mondo, quale segno della particolare predilezione per i bambini da parte di Gesù e quale invito a tutti noi perché corrispondiamo all'invito di Gesù a tornare bambini per poter entrare nel Regno dei Cieli e capire il mistero della salvezza. Alla fine della celebrazione, come di consueto, il Papa porterà il Bambino nel presepe della basilica di San Pietro.



(©L'Osservatore Romano 24-25 dicembre 2007)
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