Il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, rilancia la proposta pastorale di Benedetto XVI

Nelle scuole per rispondere alle sfide
del multiculturalismo e della multireligiosità

Gianluca Biccini


La missione educativa della Chiesa non riguarda soltanto gli istituti cattolici ma tutta la realtà della scuola. Per questo è urgente avviare un servizio pastorale nelle strutture didattiche pubbliche e private. Così la Congregazione per l'Educazione Cattolica vuole raccogliere il recente suggerimento di Benedetto XVI nel tradizionale "Te Deum" di fine anno, impegnandosi a fare della pastorale nelle scuole - materne, elementari, medie e superiori - un tema di approfondimento, anche in vista dell'assemblea plenaria, in programma nei prossimi giorni. Lo afferma il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto del dicastero, in quest'intervista al nostro giornale, nella quale illustra le tre grandi sfide della pastorale scolastica - multiculturalità e multireligiosità, cultura relativistica, cultura funzionale - e individua nell'insegnamento della religione cattolica "lo strumento pastorale più formidabile".

Il 31 dicembre scorso il Papa ha ricordato il prezioso servizio pastorale svolto nelle università, suggerendo di avviare un'analoga esperienza anche nelle scuole. Una sfida da raccogliere?

Ho accolto con interesse le parole del Papa. Anche se sono rivolte alla comunità diocesana di Roma, il loro valore si proietta su tutto il mondo scolastico pubblico, cattolico e non. Una parte notevole della popolazione mondiale ha a che fare con la scuola e con l'educazione. Quindi la cura pastorale della Chiesa per la realtà scolastica in tutto il mondo richiede grandi energie.

Che cosa si intende per pastorale scolastica? Dove affonda le proprie radici?

La pastorale scolastica rientra organicamente nel più ampio compito educativo della Chiesa, presente nel mandato stesso di Gesù:  "Andate e ammaestrate tutte le nazioni... insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato". Essa riguarda le scuole cattoliche, che hanno un legame costitutivo con la Chiesa, ma interessa anche le scuole statali.
In alcune parti del mondo la scuola è legata strettamente alle comunità cristiane. Penso ai territori di missione dove la scuola è una delle prime opere, insieme agli ospedali e ad altre strutture di assistenza. Negli Stati Uniti d'America sono molto diffuse le scuole parrocchiali. In altre parti, invece, il sistema scolastico cattolico è nato ed è rimasto legato alle congregazioni religiose, impegnate nell'evangelizzazione e nella promozione umana soprattutto delle fasce sociali più deboli.
Tuttavia questo legame con gli istituti religiosi talvolta ha affievolito il senso di appartenenza della scuola cattolica a tutta la comunità ecclesiale. In questi anni, però, il calo delle vocazioni e le difficoltà economiche che investono le scuole cattoliche hanno contribuito a far prendere maggiore coscienza che la scuola cattolica non è una proprietà di chi l'ha fondata e di chi la frequenta, ma è espressione della Chiesa come tale.

Attraverso quali mezzi è possibile realizzare la pastorale scolastica?

Sono convinto che lo strumento pastorale più formidabile sia l'insegnamento della religione cattolica nella scuola. Si tratta di un diritto che riguarda non solo i genitori e la Chiesa, ma chiama in causa direttamente anche la scuola in quanto luogo naturale dell'opera formativa, che deve raggiungere tutte le dimensioni della persona. Anche se la scuola come tale, compresa quella cattolica, non chiede l'adesione alla fede, può però prepararla. L'insegnamento della religione, comunque, conserva la finalità di aprire alla comprensione dell'esperienza storica del cristianesimo, di orientare alla conoscenza di Gesù Cristo e all'approfondimento del suo Vangelo. In tal senso si qualifica come proposta culturale che può essere offerta a tutti, oltre le personali scelte di fede.
Nella scuola cattolica, poi, l'insegnamento della religione ha il compito di aiutare gli alunni a maturare una posizione personale in materia religiosa, coerente e rispettosa delle posizioni degli altri, contribuendo in tal modo alla loro crescita e a una più compiuta comprensione della realtà.

L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole è spesso visto come un attentato alla laicità dello Stato. Come rispondere ad una simile obiezione?

L'insegnamento della religione cattolica può essere svolto in modi diversi, a seconda del contesto normativo delle nazioni. C'è anzitutto l'insegnamento confessionale, che si basa sul riconoscimento del diritto all'educazione religiosa e della libertà di insegnamento. Si tratta di un diritto che entra particolarmente in rilievo nei tre ambiti educativi classici:  la famiglia, la Chiesa e la scuola, in quanto costituiscono il milieu naturale dell'opera formativa delle nuove generazioni. Esso può essere riconosciuto al livello di costituzione, di legge sull'insegnamento ed anche di accordi e concordati. È la soluzione adottata in molti stati europei, come il Belgio, la Spagna, che garantiscono anche nella scuola pubblica la possibilità di scegliere tra un corso confessionale ed uno di etica. Un secondo modello è costituito da forme di convenzione tra confessioni religiose e Stato per assicurare nella scuola l'esercizio del diritto all'educazione religiosa, come scelta libera e secondo coscienza delle famiglie e degli studenti. Accanto all'insegnamento generale si può chiedere una forma integrativa e curricolare dell'insegnamento religioso confessionale. Ci sono poi le cappellanie scolastiche (aumôneries):  è la soluzione adottata in Francia, dove non esiste un insegnamento religioso nella scuola pubblica, ma viene data la possibilità della presenza nei licei di un cappellano e catechista che possono fuori dall'orario delle lezioni, ma all'interno della scuola, offrire un insegnamento religioso agli studenti che lo desiderano. Infine c'è il caso in cui l'autorità statale riconosce un unico spazio di formazione religiosa alle diverse confessioni presenti nel territorio. In quest'orizzonte la Chiesa coopera con gli altri referenti religiosi e civili per l'elaborazione dei programmi comuni e per la formazione dei docenti. In tal modo si cerca di evitare che ai ragazzi e giovani si inculchi una visione distorta della Chiesa e della religione cattolica attraverso manuali scolastici o insegnanti non debitamente formati.

Quali sono le sfide della pastorale scolastica odierna?

Dal momento che la pastorale scolastica si rapporta alla realtà concreta, essa deve continuamente aggiornarsi per far fronte alle sfide educative:  una è quella che proviene dai fenomeni della multiculturalità e della multireligiosità, le altre due, tipiche del mondo occidentale, sono la cultura relativistica e la cultura funzionale.
I fenomeni della multiculturalità e della multireligiosità da tempo sono presenti anche nella scuola cattolica; basta pensare all'Africa e all'Asia. In Europa queste realtà hanno preso rilevanza con il fenomeno della mobilità e delle migrazioni. Dialogo e reciproco rispetto sono le modalità dell'incontro. Ma ancor prima è necessaria la consapevolezza della propria identità cristiana. La scuola cattolica in questo ha un ruolo formativo molto importante. In proposito la Congregazione per l'Educazione Cattolica ha in programma un colloquio internazionale per il 27-28 marzo insieme con l'associazione cattolica internazionale delle istituzioni di scienze dell'educazione, collegata alla federazione internazionale delle università cattoliche.
Una seconda grande sfida è il fenomeno devastante del relativismo che intacca non solo i valori etici, ma anche la stessa fede cristiana. Benedetto XVI ha più volte segnalato la gravità di questa situazione per i suoi riflessi negativi sull'educazione.
Una terza sfida è quella della razionalità funzionale. Ancora il Papa ha parlato della presenza un po' ovunque in Europa di "quella forma di cultura, basata su una razionalità puramente funzionale" che contraddice o tende a escludere il cristianesimo e in genere le tradizioni religiose e morali. Per questo diventa oggi necessario elaborare razionalmente, nella luce della fede, i molteplici interrogativi che si affacciano nei vari ambiti del sapere e nelle grandi scelte.
Di fronte a queste sfide la pastorale scolastica, per formare i cristiani e rendere efficace la loro presenza nella scuola, deve attingere all'antropologia cristiana, in modo che la persona nella sua integralità rimanga sempre al centro delle dinamiche educative.

Chi sono oggi i protagonisti della pastorale scolastica?

Anzitutto l'intera comunità ecclesiale. Ciò è la conseguenza logica del rapporto organico che tale pastorale ha con la missione della Chiesa:  andare incontro all'uomo che vive nel concreto della storia. Nel caso della scuola cattolica si aggiunge come motivazione il fatto di essere essa stessa soggetto ecclesiale. Al riguardo la comunità deve diventare sempre più attenta all'insieme della missione della Chiesa nella società e quindi recepire anche il senso e la responsabilità della presenza pastorale nella scuola.

Ci sono poi le famiglie e i docenti?

In primo piano c'è il ruolo della famiglia, che è soggetto della pastorale scolastica secondo i criteri riassunti nella Lettera scritta nel 1994 da Giovanni Paolo II alle famiglie:  "I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli". È inoltre è indispensabile il coinvolgimento dei docenti cattolici. Il loro contributo per essere efficace si deve reggere su tre grandi pilastri:  la competenza, lo spirito di servizio e la testimonianza.
Non va dimenticato che oltre ad essere soggetti della pastorale scolastica, essi sono a loro volta oggetto della pastorale della Chiesa. Per le famiglie e i docenti, infatti, è necessaria una continua formazione teologica e spirituale per articolare l'intelligenza delle fede con l'impegno professionale e l'agire cristiano.

Come vede il futuro?

Penso che si possa guardare avanti con grande speranza, non solo perché la pastorale fa parte di quell'azione che ha come agente Gesù Cristo e come sacramentum la Chiesa, ma anche perché il servizio della pastorale scolastica contribuisce a mantenere il collegamento verticale di ogni educazione, anche quella scolastica, con Dio. Si pensi a ciò che diceva san Giovanni Bosco:  "L'educazione è cosa del cuore"; oppure san Francesco di Sales:  "Chi conquista il cuore dell'uomo, conquista tutto l'uomo". Tale azione educativa non solo costruisce la singola persona, ma contribuisce anche a costruire la civiltà dell'amore. Al riguardo ci sono numerosi interventi di Benedetto XVI ricchi di speranza che indicano nell'educazione, intesa come formazione, la questione fondamentale per fare dei passi in avanti nella soluzione dei problemi più urgenti dell'umanità.



(©L'Osservatore Romano 9 gennaio 2008)
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