Intervista a Francesca Calabi

Le fonti giudaiche: 
Flavio Giuseppe e Filone di Alessandria

Raffaele Alessandrini

Un aspetto rilevante del discorso sulle fonti alle quali attinge Eusebio di Cesarea, riguarda anche alcuni autori giudaici del periodo ellenistico e romano. Ne parliamo con Francesca Calabi del dipartimento di filosofia dell'Università di Pavia che ha, tra l'altro, curato edizioni italiane della Lettera di Aristea (Rizzoli) e del Contro Apione di Flavio Giuseppe (di recente riedito da Marietti).
"Eusebio - dice la professoressa Calabi - è un lettore che si richiama a Flavio Giuseppe e a Filone di Alessandria, interpretandoli e servendosene in un modo del tutto personale, che probabilmente non sarebbe stato apprezzato dagli autori stessi. Sono due personaggi molto diversi che scrivono le loro opere in momenti e in contesti distinti".

...Flavio Giuseppe, l'autore della "Guerra giudaica"? Non si tratta di una figura che da molti è giudicata come un collaborazionista dei romani?

Flavio Giuseppe è, a mio giudizio, un esempio indicativo di una coscienza che intende realisticamente sopravvivere in un mondo ostile pur mantenendo integra la propria identità. L'intera sua opera è finalizzata a dimostrare l'inutilità dei ribellismi velleitari. Consapevole della sconfitta ormai inevitabile d'Israele, di fronte alla potenza di Roma, egli ritiene sia meglio salvare il salvabile. Il patrimonio storico e delle tradizioni del suo popolo è un bene troppo prezioso; quindi da proteggere dalla rovina che provocherebbe il prolungarsi del conflitto. È significativo che nel racconto della guerra, Flavio Giuseppe si ispiri alla figura del profeta Geremia. Se non come un vero e proprio profeta, certo egli avverte la responsabilità di conservare la tradizione storica del suo popolo.
Non trovo quindi pertinente l'accusa di collaborazionismo o di tradimento. E comunque sull'argomento bisogna ricordare lo studio dal titolo eloquente "Il buon uso del tradimento" di Pierre Vidal-Naquet, tradotto dal francese nel 1994, e dedicato per l'appunto a Flavio Giuseppe e alla "Guerra giudaica".

Dunque un Flavio Giuseppe non collaborazionista, ma semplicemente un realista d'intelletto vigile. Ma perché egli giunge a ritenersi addirittura un profeta? Per dare maggior credito alle sue asserzioni?

I profeti sono, per Flavio Giuseppe, in qualche misura predecessori degli storici, legati alla verità e alla registrazione degli eventi. Il tema dell'autenticità delle testimonianze sugli eventi narrati è ampiamente ripreso nel "Contro Apione" composto tra il 93 e il 96, apologia del giudaismo contro gli attacchi di autori antigiudaici, esposizione della legge di Mosè e della tradizione ebraica ove si fondano l'orgoglio alla propria identità, l'importanza della memoria, il ricordo che diviene osservanza della Legge, precetto divino. Questi temi si accostano ad aspetti propri della storiografia greca quali la rivendicazione dell'autopsia.
Si coglie dunque anche nella concezione storica di Flavio Giuseppe una prospettiva aperta provvidenzialmente al futuro nonostante la sconfitta e la sottomissione?
Certamente. Anche l'occupazione romana va letta in questo senso. Il popolo d'Israele è stato punito per i suoi errori - in questo caso, per le sue divisioni interne. Ma non si tratta di un intervento divino in favore dei romani e contrario agli ebrei. Siamo semplicemente di fronte ad una manifestazione della giustizia nel mondo e i romani sono solo lo strumento della volontà divina. Anche la vicenda di Roma del resto si inserisce nella successione degli imperi del mondo:  è il quarto regno cui Dio assegna un fine nella storia, ma anche l'impero romano è destinato alla rovina.

Quali analogie in senso provvidenzialistico possiamo individuare nell'opera di Filone di Alessandria?

Filone di Alessandria scrive le sue opere in un ambiente profondamente diverso da quello di Flavio Giuseppe. Egli vive in Alessandria per l'appunto, e in un tempo di molto antecedente a quello della guerra giudaica. Dal 30 avanti Cristo all'anno 40 e il 45 dell'era cristiana. Filone nondimeno è stato testimone di dure e sanguinose repressioni patite dalla sua gente, ma tanto ne In Flaccum quanto nel De Vita Mosis la concezione provvidenzialistica che innerva il volgere degli avvenimenti è accompagnata dal continuo richiamo alle necessità dell'osservanza e dell'accettazione della legge di Dio e alla consapevolezza di una storia in cui i singoli avvenimenti fanno parte di un quadro allargato di un unico processo che ha preso avvio dalla creazione del mondo.

Si può parlare dunque di una lettura teologica e spirituale della storia a partire dalla vita quotidiana?

In effetti, l'osservanza della legge che diviene modo di vita, opzione che riguarda ogni momento ed ogni forma della quotidianità è bene esemplificata dai Terapeuti che scelgono una vita comunitaria cui partecipano sia uomini sia donne. Dediti alla preghiera, allo studio dei testi e alla contemplazione non per questo essi tralasciano ogni attività pratica, giacché si occupano essi stessi delle loro necessità. Tali compiti divengono un cammino di vita, un esercizio verso la piena realizzazione.



(©L'Osservatore Romano 10 gennaio 2008)
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