Intervista con il cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma

Domenica
non sarà un comizio

Marco Bellizi

L'Angelus di domenica prossima rimarrà quello che è:  una preghiera. Qualsiasi altro intento che animasse la partecipazione di quanti saranno a piazza San Pietro sarebbe non gradito e comunque fuori luogo. Il cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma, torna a chiarire le motivazioni e lo spirito dal quale nasce l'invito rivolto ai fedeli ad accorrere in gran numero domenica all'Angelus recitato dal Papa. Un appuntamento che, precisa il cardinale, per sua natura non può essere scambiato per alcun tipo di manifestazione politica, neanche così a ridosso dei noti fatti che hanno portato alla mancata visita del Papa alla Sapienza. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invitato a superare le polemiche e a guardare avanti, dopo aver inviato una lettera personale a Benedetto XVI. Un gesto molto apprezzato, spiega il vicario di Roma. E altrettanto apprezzabile è la preoccupazione, espressa in queste ore da Napolitano, di evitare che si verificassero alla Sapienza "gravi incidenti o manifestazioni di dileggio con caratteristiche di offese gravi". Considerazioni che hanno portato alla decisione di mercoledì.

Quale messaggio si può dare in vista di domenica per evitare che una manifestazione di affetto e di preghiera possa essere l'occasione di nuove polemiche o strumentalizzazioni?

Il messaggio è già contenuto nel mio comunicato, dove dico che sarà un gesto d'affetto e di serenità, espressione della gioia che proviamo nell'avere Benedetto XVI come nostro vescovo e nostro Papa. Quindi non è rivolta assolutamente contro nessuno, non è una manifestazione di protesta per la mancata accoglienza alla Sapienza. È un gesto che vuole esprimere l'animo profondo dei romani e anche certamente della grandissima maggioranza della comunità universitaria di Roma, della Sapienza, della altre università, che ben sappiamo essere vicine al Papa ed essere molto aperte alla pastorale universitaria. Tutto il tono dell'incontro con il Santo Padre sarà il tono classico dell'Angelus che è un tono di ascolto della parola del Papa, di preghiera, e anche espressione del desiderio che ha la nostra gente di sentire, di ascoltare il Papa, di vederlo, di essere con lui. Quindi in tal senso è proprio il tipo d'incontro che mette al riparo da questo rischio. Non è un comizio. È la nostra partecipazione alla preghiera dell'Angelus. Se qualcuno vorrà interpretare questo appuntamento in altro modo lo interpreterà in maniera del tutto sbagliata. Ma certamente non avrà appigli per una interpretazione di questo genere che sarebbe completamente fuori dal senso della recita dell'Angelus, della preghiera dell'Angelus e dello spirito con il quale sono stati invitati i romani ad essere particolarmente presenti domenica.

Che notizie ha di domenica, quante persone ci potranno essere, quale sarà in particolare la partecipazione di esponenti della Sapienza?

Non ho notizie precise. Le notizie che ho sono quelle di una grande partecipazione. Ci saranno moltissimi giovani che verranno, credo anche tanti professori, personalità. Non seguo io personalmente gli sviluppi di questa iniziativa. Le notizie che ho vanno tutte quante nel senso di una grande partecipazione. Una partecipazione composta e gioiosa:  tutti quelli che vengono sanno che sarà per partecipare all'Angelus. Tutti sanno ovviamente che cos'è:  è una preghiera. Ci saranno quindi una riflessione del Papa e una preghiera.

Una manifestazione composta e gioiosa che fa da contrasto a quella minoranza chiassosa di cui ha parlato recentemente riferendosi agli studenti che all'università hanno festeggiato l'annullamento della visita del Papa.

Direi di sì:  ci muoviamo secondo una logica completamente diversa.

Ma come mai questa minoranza è, o appare essere, così determinante, così, per usare le sue parole, "chiassosa"?

Non è certo una novità. In questo caso lo abbiamo notato in maniera particolare perché c'era l'invito al Santo Padre ma è una cosa che capita molto spesso, purtroppo nella società, e in tante altre sedi. Basta guardare i giornali e le televisioni. Non è una cosa insolita, non è che si sia creata una "minoranza chiassosa" in questa circostanza. Queste minoranze chiassose ci sono in Italia e ci sono anche in altri Paesi. In Italia direi che sono specialmente chiassose.

E come mai?

Questo dipende anche da chi dà loro visibilità. È una scelta. Si capisce:  ciò che esprime protesta, che esprime contrasto viene di solito privilegiato perché si pensa che rispetto alla routine quotidiana possa essere più interessante, mentre in realtà è molto interessante far vedere tutto il positivo che c'è, la gente che spende bene la propria vita, che la spende in modo costruttivo. E pacifico.

Oltre alla "minoranza chiassosa", c'erano però anche sessantasette docenti schierati con chi contesta. Cosa ha portato a questa alleanza?

Questo bisognerebbe chiederlo a loro. Io penso che abbiano equivocato su una questione alla fine non tanto importante:  se si trattasse di una prolusione accademica o se invece di un intervento come poi avrebbe dovuto essere, come lo stesso testo del Papa poi mostra bene. Al di là di questo aspetto formale, c'è comunque una concezione chiusa della laicità, la laicità come rifiuto della presenza pubblica del fatto religioso, della dimensione religiosa.

Eppure, proprio a questo proposito il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, già nel messaggio di fine anno e poi nelle parole ribadite nelle ultime ore ha ricordato anche i riferimenti costituzionali alla libertà religiosa e i principî del confronto e della collaborazione fra Stato e Chiesa. Come ha accolto la notizia della lettera personale inviata dal Capo dello Stato a Benedetto XVI?

Il gesto è certamente apprezzabile. Molto apprezzabile. E penso che il Santo Padre lo abbia veramente molto gradito. Io, personalmente, l'ho molto apprezzato.


(©L'Osservatore Romano 18 gennaio 2008)
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