La missione della Chiesa in Slovenia al centro dell'intervista all'arcivescovo Uran in occasione della visita ad limina

Riproporre l'attualità dei valori
autenticamente cristiani ed europei

Nicola Gori

Offrire ai popoli del vecchio continente l'attualità del patrimonio dei valori autenticamente cristiani ed europei. È la missione che impegna la Chiesa slovena in questi primi mesi del 2008. All'indomani dell'entrata del paese nell'area di Schengen e dell'assunzione della presidenza di turno del Consiglio dell'Unione Europea, i vescovi assicurano alle autorità politiche il loro sostegno spirituale e la mobilitazione pastorale perché l'eredità cristiana sia fermento di fratellanza tra le Chiese locali e le comunità nazionali. È quanto emerge dal colloquio con l'arcivescovo di Ljubljana Alojzij Uran, Presidente della Conferenza episcopale, a Roma in occasione della visita ad limina.

Quali sono le attese e i problemi che presenterete a Benedetto XVI durante la visita ad limina?

Il pellegrinaggio alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo sarà il nostro ringraziamento anzitutto per l'annuncio cristiano che già dalla fine del secondo secolo si diffuse sulla terra slovena. L'incontro con il successore di Pietro è l'incontro con il padre e il buon pastore. Gli esprimeremo la nostra devozione filiale e la fedeltà alla Chiesa cattolica e al Santo Padre. Glielo esprimeremo anche nell'udienza personale e lo ringrazieremo soprattutto per la sua attenzione nel periodo di erezione delle nuove diocesi in Slovenia, avvenuta il 7 aprile 2006. Lo inviteremo in Slovenia, come gli avevo già accennato in occasione del suo ottantesimo compleanno, perché ci possa confermare nella fede.

Che sfide deve affrontare oggi la Chiesa slovena? Quali i progetti pastorali per questo nuovo anno?

La Chiesa in Slovenia vive come la Chiesa della maggior parte dei Paesi cattolici europei. Subisce pressioni da parte del mondo, vive la crisi di fede al suo interno. Gioisce però dei segni di speranza, quando anche i cosiddetti "lontani" si avvicinano alla Chiesa e vengono a conoscere il cristianesimo come valore. La Chiesa in Slovenia vuole aprirsi alla vita di Dio e alla vita umana, così come abbiamo scelto undici anni fa, quando iniziavamo il primo Concilio plenario dal titolo:  "Scegli la vita". La nostra attenzione è rivolta alla famiglia, alla sua apertura alla vita. Quest'anno è dedicato alla famiglia. L'anno prossimo sarà dedicato ai giovani, che sono chiamati a prepararsi alla vita, alla vita familiare. Il percorso da seguire è la nuova evangelizzazione. La fede viene dall'annuncio della Parola di Dio e dalla formazione di piccole comunità che siano capaci di vivere con fede e speranza nella vita.

Quale è oggi la situazione delle vocazioni sacerdotali e religiose?

Le vocazioni sacerdotali e religiose sono in diminuzione. Su due milioni di abitanti e un milione quattrocentomila cattolici sloveni abbiamo circa sessanta seminaristi e venti novizi e novizie.

Che ruolo hanno i laici nell'attività evangelizzatrice e caritativa della Chiesa slovena?

Nelle nostre parrocchie c'è un numero rilevante di vari gruppi laicali:  collaboratori liturgici, gruppi di preghiera, volontari della Caritas, scout, animatori. Ma, purtroppo, in genere i laici avvertono ancora troppo poco la loro responsabilità per la vita delle comunità cristiane. Soprattutto vorremmo che i laici cattolici si impegnassero di più a creare opinione, ad incidere nelle realtà del mondo, santificandole. Si tratta di uscire pian piano dal mondo "privato", a cui il cristianesimo era stato relegato, e di testimoniare senza paura la propria fede, che nella vita esige scelte coerenti e radicali.

Quali sono le urgenze pastorali?

Una delle priorità è una forte evangelizzazione della cultura, a partire dalle sue strutture scolastiche, formative e informative. La Slovenia è un Paese cattolico, ma non è uscito indenne dal lungo passato comunista. L'ideologia del vecchio sistema è piuttosto radicata nell'opinione pubblica, con le sue strutture, il suo sistema economico, il suo potere sui mass-media. Per questo come Conferenza episcopale slovena ci stiamo impegnando nel quadro della formazione delle nuove generazioni con dei progetti che prevedono l'istituzione di scuole cattoliche di ogni ordine e grado, dalle materne all'università. Questo è in prospettiva uno dei punti più attuali per rispondere alla crisi spirituale, morale e demografica del nostro Paese, della quale sono vittima soprattutto i giovani. Attualmente in Slovenia esistono già quattro licei cattolici e alcune scuole materne, ma stiamo preparando l'istituzione delle scuole elementari e medie, degli istituti professionali e anche dell'università. "Investire" nelle scuole cattoliche ha lo scopo di preparare nuove generazioni di intellettuali formati cristianamente e pronti alla nuova evangelizzazione.
La Slovenia, primo paese dell'ex Jugoslavia ad entrare nell'Unione europea, sedici anni dopo l'indipendenza assume l'incarico di presidente di turno del Consiglio dell'Ue. Che ruolo ha svolto e svolge la Chiesa in questo processo di integrazione europea?
Il ruolo della Chiesa è duplice. Da una parte stiamo sottolineando le radici comuni europee che sono pervase dal cristianesimo, e lo facciamo non solo in senso teorico, ma anche coltivando stretti contatti con le diocesi dei vari Paesi europei, dal Portogallo fino alla Bulgaria. Proprio con la ricerca della nostra eredità cristiana si mostra il collegamento di fratellanza delle nostre Chiese locali e dei nostri popoli, e si propone alla Unione europea anche una gamma di valori autenticamente cristiani ed europei.
Dall'altra parte, i fondamenti comuni nel passato si sono aperti ad una varietà di culture cristiane nazionali, che oggi presentano un ricco patrimonio del nostro continente. Perciò il secondo compito della Chiesa è la cura della specificità dei nostri paesi. In questi mesi della presidenza slovena intensificheremo i nostri sforzi per presentare il nostro paese e la nostra Chiesa e organizzeremo anche eventi di portata europea. In particolare la Chiesa appoggia il governo e tutti i responsabili impegnati nella presidenza del Consiglio dell'Ue, sostenendoli con la preghiera quotidiana in tutte le parrocchie per gli alti incarichi assunti.

La fedeltà del popolo sloveno al Successore di Pietro nel corso dei secoli non è mai venuta meno. Quali sono i fondamenti di questo legame?

Le radici cristiane del popolo sloveno risalgono al secondo secolo, come attestano le testimonianze delle prime comunità cristiane. Il più importante responsabile fu il vescovo san Vittorino di Petovio, martirizzato alla fine del III secolo durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano (284-305). Alla metà dell'VIII secolo i principi della Carantania Gorazd e Hotimir furono battezzati sull'isola Herreninsel del lago Chiemse. Durante il rinascimento carolingio l'annuncio evangelico portato dai missionari benedettini fu come un seme seminato nella terra feconda. Le famiglie, per la maggior parte numerose, hanno tramandato questo annuncio di generazione in generazione. Nel lungo periodo del sistema socialista la Chiesa in Slovenia per il regime rappresentava l'opposizione ideologica. Dopo la seconda guerra mondiale vescovi, sacerdoti e fedeli subirono una dura repressione. Vorrei accennare solo agli interrogatori notturni e all'attentato subito dal servo di Dio Anton Vovk, vescovo di Ljubljana, che Giovanni XXIII definì "martire del XX secolo". Il popolo sloveno è rimasto fedele alla tradizione cristiana, alla Chiesa apostolica di Roma, che presiede nella carità, e al Santo Padre, successore di Pietro. Proprio la forte identità cristiana ha consentito al nostro piccolo popolo di sopravvivere nel corso dei secoli fino a diventare indipendente all'inizio degli anni novanta. Oggi spetta a noi trasmettere il vangelo alle nuove generazioni del ventunesimo secolo.

Storia e cultura in Slovenia hanno radici profonde nel cristianesimo. Si riscontra ciò anche oggi? Il secolarismo sta minando la partecipazione attiva dei fedeli alla vita ecclesiale?

Ci sono state subdole forme di controllo culturale esercitate dalle precedenti dittature, per cui i cattolici non potevano assumere posti rilevanti all'interno delle istituzioni educative, economiche, politiche. L'opinione pubblica si è formata un'immagine abbastanza negativa della Chiesa, che è stata regolarmente discreditata attraverso la propaganda ideologica mirata a svalorizzare i più sacri valori del cristianesimo. È ovvio che decenni di tale politica abbiano conseguenze anche a lunga durata, che avvertiamo tuttora.
Però nonostante il moderno ritmo di vita, l'individualismo, la secolarizzazione della nostra società, il calo delle vocazioni, l'invecchiamento dei sacerdoti, il "piccolo gregge" cerca di approfondire le ragioni della propria fede e della speranza. Nelle parrocchie ci sono famiglie profondamente cristiane, che sono come lievito per la vita ecclesiale. Maggiori sono le sfide del mondo contemporaneo, ancora maggiore deve essere l'apertura alla vita di Dio, forte la formazione dei seminaristi, dei sacerdoti, dei laici per poter annunciare la fede pasquale in Cristo morto e risorto. Anche le difficoltà e la sofferenza sono fonte di nuova vita in Cristo Gesù.


(©L'Osservatore Romano 23 gennaio 2008)
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