Il cardinale Ouellet indica motivazioni e obiettivi del prossimo Congresso eucaristico internazionale

Pane spezzato
per i poveri del mondo

Francesco Maria Valiante

Un "contributo sostanziale" per sostenere la lotta alla povertà, in particolare per aiutare gli immigrati e i rifugiati, verrà dal quarantanovesimo Congresso eucaristico internazionale in programma dal 15 al 22 giugno a Québec, in Canada, sul tema "L'Eucaristia, dono di Dio per la vita del mondo". Lo annuncia il cardinale Marc Ouellet, arcivescovo della città sede dei lavori, spiegando che in questi mesi è stata lanciata l'iniziativa di una grande colletta per venire incontro alle necessità degli stranieri che giungono ogni anno nella regione. Al termine del congresso la somma raccolta sarà donata a una fondazione istituita proprio per promuovere l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati. È una testimonianza - afferma il porporato in un'intervista a "L'Osservatore Romano" - di quella "forza di liberazione" che scaturisce dall'Eucaristia e che permette al cristiano di "andare verso il mondo con occhi illuminati dalla speranza e dalla compassione".

Il tema del Congresso mette in luce due dimensioni - il "dono" e la "vita" - che sembrano aver perso valore nella società odierna. Può essere l'Eucaristia una chiave per riscoprirne il senso autentico?

Certamente, perché l'Eucaristia è il dono di Dio per eccellenza, ossia il dono che Dio fa di se stesso attraverso l'offerta del corpo e del sangue di Cristo. Questo dono, a sua volta, fa la Chiesa e la feconda, affinché sia fonte di vita in un duplice senso:  come educatrice della vita divina nelle anime e come protettrice della vita umana sotto tutte le sue forme e in tutte le sue fasi.

Ma in che modo l'adorazione e la preghiera eucaristica possono incidere efficacemente nella vita del mondo?

La dimensione contemplativa esprime prima di tutto l'attitudine dell'uomo dinanzi a Dio, l'atteggiamento di accoglienza della parola di Dio e di riconoscimento di ciò che essa è:  parola divina manifestata nella carne fino alla sua espressione suprema nella realtà sacramentale del corpo eucaristico del Risorto.

Non si tratta quinda di una fuga dal mondo?

Al contrario. La contemplazione del Verbo fatto carne permette di andare verso il mondo con occhi illuminati dalla speranza e dalla compassione. Non c'è vero impegno cristiano nel mondo senza la preghiera. L'adorazione è di per sé un impegno per la vita del mondo, poiché è una forza d'intercessione e di liberazione che dona la pace e fa assaporare il Regno. Proprio per questo la seconda parte del tema del Congresso mette fortemente l'accento sulla "vita del mondo", che è illuminata, soccorsa e santificata dall'irradiamento eucaristico del Risorto sulle comunità.

Va letto in questa luce anche il riferimento al Congresso di Quebéc contenuto nel Messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale del malato?

Direi di sì. Non a caso abbiamo voluto coinvolgere direttamente nell'esperienza congressuale gli ammalati, i sofferenti e le persone diversamente abili. Lo abbiamo fatto in particolare attraverso due iniziative. La prima è il "Capitolo dei malati", un gruppo che prega quotidianamente per la preparazione ed il buon esito dell'evento eucaristico. La seconda è la celebrazione della Giornata mondiale del malato nel nostro santuario nazionale dedicato a sant'Anna, il prossimo 11 febbraio. Sarà l'occasione per associare in modo particolare coloro che soffrono alla preghiera e alla dimensione sacrificale del Congresso.

Quali sono le altre iniziative legate all'appuntamento di giugno?

Oltre all'opera sociale a favore degli immigrati, cercheremo di valorizzare le tematiche familiari. Prevediamo nei due giorni conclusivi del Congresso un itinerario dedicato alla famiglia, ai suoi problemi, alle sue potenzialità per la missione della Chiesa nel mondo. Inoltre, sull'esempio della croce delle Giornate mondiali della gioventù, un oggetto simbolico chiamato arca della nuova alleanza sta attualmente percorrendo il paese al fine di intensificare la preghiera e la catechesi eucaristica nelle comunità cristiane. Il suo pellegrinaggio terminerà nella città di Québec per la festa del Corpus Domini, dopo migliaia di chilometri di marcia guidata da giovani. Stiamo poi mettendo a punto una copertura mediatica eccezionale del Congresso. Indicazioni sempre aggiornate sono fornite nell'apposita sezione del sito internet della diocesi di Québec (www.diocesequebec.ca).

È previsto anche il coinvolgimento di altre chiese e comunità?

Un invito è stato rivolto alle chiese cristiane e alle comunità ecclesiali allo scopo di avere la partecipazione di delegazioni che segneranno la dimensione ecumenica del Congresso. Ciò sarà particolarmente evidente nel simposio teologico che precederà il Congresso, dall'11 al 13 giugno, grazie alla presenza di teologi cattolici, ortodossi, anglicani e di altre confessioni.

Che partecipazione vi attendete?

Attualmente le iscrizioni sono già 5000 e siamo sicuri che aumenteranno nei prossimi mesi. Speriamo in una consistente partecipazione da diverse nazioni, per esempio dall'Italia, che ha vissuto un congresso eucaristico internazionale nell'anno del grande giubileo del 2000 e un congresso nazionale ben riuscito nel 2005 a Bari. Mi sembra che l'entusiasmo per questo evento stia crescendo non solo in Canada ma anche nei numerosi paesi che ho visitato proprio per diffondere il messaggio del Congresso. L'appuntamento di Quebéc è una tappa importante anche per dare impulso alla grande missione continentale che si sta svolgendo attualmente in America Latina. La mia speranza, comunque, è quella di poter accogliere da tutti i continenti pellegrini convinti che portino insieme la testimonianza resa dalla Chiesa universale a Gesù Cristo, pane di vita, dono di Dio per la vita del mondo.



(©L'Osservatore Romano 23 gennaio 2008)
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