Intervista a Leopoldo Saracini dopo l'annuncio che la Cappella dell'Arca a Padova
rimarrà chiusa un anno e mezzo per urgenti lavori di restauro

La casa di sant'Antonio minacciata dall'umidità

di Maurizio Fontana


La "casa del santo dei miracoli" rimarrà chiusa per circa un anno e mezzo al flusso dei pellegrini - quattro milioni ogni anno - che giungono a Padova da ogni parte del mondo. L'arca di sant'Antonio e la cappella che la custodisce hanno urgente bisogno di un intervento di restauro per fronteggiare le insidie dell'umidità e gli attacchi del tempo che passa. Ne è stato dato l'annuncio mercoledì 13 febbraio nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso lo studio teologico della basilica e alla quale hanno partecipato, tra gli altri, padre Enzo Poiana, il rettore della basilica, Gianni Berno, presidente capo della Veneranda Arca di Sant'Antonio, Lamberto Briseghella, direttore dei lavori del progetto di restauro, e Leopoldo Saracini, uno dei presidenti della Veneranda Arca di Sant'Antonio, al quale abbiamo posto alcune domande per comprendere i dettagli del restauro.
Si tratta di un progetto dall'alto valore simbolico, spirituale e artistico:  "La Cappella dell'Arca del Santo - ci ha detto il professor Saracini - è una testimonianza di fede e di cultura importantissima per tutto l'occidente. Qui le pareti parlano e raccontano - attraverso gli altorilievi marmorei - i miracoli più famosi di sant'Antonio. Qui si raccoglie in maniera unica la fede e la devozione popolare verso uno dei santi più amati al mondo, ma qui ci troviamo anche in un sito artistico che unisce in maniera straordinaria e in un unico spazio nomi tra i più grandi del secondo rinascimento italiano. Un'équipe di artisti - ricordo, ad esempio, Tullio e Antonio Lombardo, Jacopo Sansovino o Girolamo Campagna - che riuscì a lavorare in modo armonico:  ciascuno ha trovato uno spazio soggettivo, nessuno è risultato mortificato, e il lavoro di ognuno si è integrato perfettamente con quello degli altri".

Fu anche quello un intervento di restauro?


Sì, o meglio, una vera e propria trasformazione. La cappella, così come la vediamo, è il risultato dei lavori di ristrutturazione operati dai primi del Cinquecento e rifiniti completamente nel primo decennio del Seicento. L'arca però si trova in questo luogo sin dal 1350 e sin dalle origini è stata custodita dalla Veneranda Arca di Sant'Antonio, costituita nel 1396 - in accordo con l'ordine dei frati minori - proprio per gestire al meglio il complesso basilicale. Nel rispondere a questo mandato - com'è documentato da quanto possiamo oggi ammirare - la Veneranda Arca nei secoli ha sicuramente avuto il merito di saper scegliere i migliori artisti dell'epoca. Così oggi possiamo ammirare un luogo magnifico, che però ha ormai bisogno di interventi delicati per salvaguardarne la conservazione.

Il restauro servirà solo a migliorare la leggibilità delle opere d'arte o sarà anche strutturale?

Si tratta di un intervento molto accurato di risanamento sia di quella che potremmo considerare la scatola muraria, ovvero la struttura muraria esterna che costituisce il braccio sinistro del transetto della basilica, sia dell'apparato decorativo marmoreo interno bisognoso di pulitura. A questo riguardo bisogna considerare il naturale degrado del tempo, accentuato dall'affluenza dei pellegrini, dal fumo delle candele e degli incensi, ma anche le pericolose infiltrazioni di umidità provenienti dall'esterno:  la cappella infatti è rivolta a nord ed è quindi la parte della basilica più esposta alle intemperie.

Chi ha finanziato i lavori?

La copertura economica - circa 500.000 euro - è stata garantita da due sponsor:  la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la Venetian Heritage Foundation, una fondazione italo-americana con sedi a New York e a Venezia.

Quando prenderanno il via i lavori e per quanto sarà aperto il cantiere?

I lavori dovrebbero iniziare tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo con il cantiere esterno. Nel frattempo la parte interna verrà sottoposta a tutte le rilevazioni diagnostiche propedeutiche all'intervento (campionature, prelievo delle polveri, analisi chimiche). Quindi si passerà al restauro definitivo. In tutto sono stati calcolati diciotto mesi complessivi di lavoro. L'obiettivo è quello di arrivare all'inaugurazione per la festa di sant'Antonio nel giugno 2009.

Nel frattempo la cappella sarà completamente inaccessibile?

Purtroppo per i pellegrini sì, ma è, come si comprende, inevitabile. Stiamo però studiando una soluzione temporanea che preveda una traslazione dell'urna del santo in un'altra cappella della basilica per poter garantire il flusso e la devozione. Ma è ancora solo un'ipotesi di lavoro. Garantirebbe però un maggiore agio nei lavori e soprattutto darebbe la possibilità ai pellegrini di pregare davanti alle spoglie di sant'Antonio. Le opere d'arte invece saranno tutte lavorate in loco, a parte, forse, solo alcuni bronzi o argenti che potrebbero essere portati nei laboratori di restauro. Il soffitto dorato, altro capolavoro, è già stato restaurato in occasione del giubileo.
Con quale animo si avvicina uno dei presidenti della Veneranda Arca a un evento del genere?
Innanzitutto con un grande senso di responsabilità:  stiamo per intervenire nel cuore della basilica, uno dei luoghi più venerati della cristianità nel mondo. Un senso di responsabilità che si traduce anche in un'emozione intensa. Del resto, lo stesso entrare nella cappella, anche per noi che lo facciamo ogni giorno, è una grande emozione. Penso al flusso di pellegrini che quotidianamente passa davanti all'urna del santo. L'immagine che ho stampata nella mente è quella dei devoti che si fermano ad appoggiare la mano sulla lastra dell'arca stabilendo un contatto fisico che è espressione di un'intensa devozione e di un profondo coinvolgimento interiore.



(©L'Osservatore Romano 14 febbraio 2008)
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