Con i legislatori americani
per parlare di vita e famiglia

L'iniziativa illustrata dal presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Gianluca Biccini

Un congresso continentale con politici e legislatori delle Americhe, per una riflessione comune sulle norme vigenti in materia di difesa della vita, si terrà prima dell'estate a Santo Domingo. Lo annuncia il cardinale Alfonso López Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in un'intervista in cui illustra al nostro giornale il calendario dei prossimi impegni del dicastero. Una serie di appuntamenti che culmineranno nell'Incontro mondiale delle famiglie, in programma a Città del Messico nel gennaio 2009.

Può delineare i contenuti dell'appuntamento in terra dominicana?


Alcuni hanno scritto di un mio viaggio "nei vari continenti" come inviato del Papa per colloqui con leader politici, capi di stato e istituzioni culturali sulla moratoria contro l'aborto. In realtà si tratta del VII congresso organizzato dal nostro dicastero, in cui sono attesi trecento tra politici e legislatori:  in precedenza tre esperienze simili avevano avuto luogo proprio in America e tre in Europa. Brasile 1994, Messico 1997 e Argentina 2003 sono state le tappe in terra americana; Slovacchia e due volte Roma quelle per il Continente europeo.

Qual è lo scopo di questa iniziativa?

Si tratta di una modalità di dialogo con il mondo portata avanti da tanto tempo:  incoraggiata prima da Giovanni Paolo II e ora da Benedetto XVI, che in occasione del venticinquesimo del nostro Pontificio Consiglio ci ha esortati a proseguire il dialogo nella verità e nella ricerca con tutti. Per questo abbiamo invitato esponenti di vari partiti, di varie nazioni, credenti e non, persone interessate a dialogare con rispetto, in profondità, con un atteggiamento di apertura alla verità.

Su temi scottanti come l'aborto, i limiti alla scienza, la sacralità della famiglia, è possibile trovare un accordo comune?

Varie volte, tante volte abbiamo potuto dialogare benissimo con non credenti sul valore sacro della vita, su argomenti legati alla famiglia. In Italia ci si chiede se sia possibile condividere questo impegno anche con chi non è credente - il dibattito sui cosiddetti "atei devoti" - dimenticando che ripetutamente, in molti documenti, i Papi hanno detto che questo è possibile, perché ci sono due ali per ascendere alla verità:  la fede e la ragione:  fides et ratio. Attraverso quest'ultima anche quanti non partecipano della nostra fede possono raggiungere con un'elementare antropologia valori e principi che sono accettabili.

Non è discriminante l'adesione alla verità del messaggio cristiano?

A chi obietta che si tratta di una questione dogmatica ricordo quanto è stato ripetuto nei documenti:  è possibile non vedere tutta la verità, ma si può vedere un sufficiente grado di verità sui valori dell'uomo, anche se essa non è così piena, così integrale. È questo il presupposto da cui partire. Non è una novità, né tantomeno un rischio. Ci sono numerosi casi di intellettuali che dicono:  noi non abbiamo fede, ma siamo strutturalmente nel pensiero del Papa riguardo almeno ai presupposti minimi dell'umanesimo, a un senso di umanità condiviso. Per questo la Chiesa crede alla possibilità del dialogo e invita politici e legislatori. Ce lo chiedono i Papi, ce lo chiede appassionatamente Benedetto XVI, che ha incoraggiato questa visione. Io stesso come presidente del dicastero per la famiglia ho avuto tante volte la possibilità e l'onore di intervenire nei parlamenti di buona parte dell'Europa e dell'America Latina e mai ho avuto problemi ad esporre il pensiero della Chiesa.

Lei fa riferimento all'America e anche all'Europa. Ci sono progetti per il vecchio Continente?

Anche in Europa stiamo preparando un nuovo congresso continentale, forse per la fine di quest'anno o all'inizio del prossimo. Tema dell'incontro sarà "La sacralità della vita":  dal concepimento fino alla morte naturale. È un bisogno assoluto quello di parlare con i partiti alla luce dell'intervento di Giovanni Paolo II all'Onu, quando invitava tutti a una "grammatica della persuasione", che vuole essere esposizione del pensiero, confronto, arricchimento reciproco, ma mai imposizione.


Quest'ultima è la linea di chi vuole escludere la Chiesa dal dibattito pubblico?

Molti non vogliono riconoscerle il ruolo di coscienza morale, di riferimento essenziale e soprattutto di maggiore protettrice della dignità umana. Ma quest'ultima non può essere lasciata fuori dalla Chiesa altrimenti si arriverebbe a un suicidio, a quella "peste bianca" che colpisce l'Occidente perché non ci sono più valori morali condivisi. In Europa la situazione è spaventosa:  di recente sono stato nei parlamenti di Repubblica Ceca, Polonia e Portogallo. Mi invitano e noi abbiamo il dovere di dialogare.

Quali sono i prossimi appuntamenti per il vostro dicastero?

Anzitutto la Plenaria, che si terrà dal 3 al 5 aprile, e che in continuità con l'Incontro mondiale delle famiglie svoltosi a Valencia nel 2006 avrà per tema i nonni. Essi hanno un'importanza unica, sono una ricchezza per la famiglia e possono fare tanto. Anche a motivo dell'aumento della vita media, i nonni sono persone valide sotto molti aspetti. Oggi esistono le università per la terza e per la quarta età, ma io direi che i nonni sono la prima università per i bambini, sia per la testimonianza che possono offrire a figli e nipoti, sia perché sono una catena di trasmissione dei valori umani e cristiani. Il cardinale Gantin ha detto che quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca. Questo pensiero della cultura africana vale per tutto il mondo, perché gli anziani possono aiutare nell'educazione e a "preservare" i valori nei quali essi credono. I nonni si offrono con gioia, realizzando nella famiglia il miracolo della tenerezza.

E poi c'è l'atteso evento di Città del Messico, in un Paese con oltre cento milioni di abitanti. Come si sta preparando la comunità locale?

C'è grande aspettativa perché stiamo parlando di una nazione maggioritariamente cattolica o comunque cristiana, legata da un amore speciale alla Vergine Maria e con un sensus familiae molto radicato. Attendiamo numerose delegazioni e se Benedetto XVI verrà, come noi speriamo, troverà un popolo che ama la Chiesa e che ama il Papa e che storicamente ha trovato una difesa nella fede cristiana. Anche il premio nobel Octavio Paz, non credente, dice che il cristianesimo ha dato al Messico un principio di universalità e di rispetto che altrimenti non si sarebbe trovato. Tema dei lavori sarà la famiglia formatrice ai valori umani e cristiani.

Sacralità della famiglia significa anche indissolubilità. Qual è l'atteggiamento della Chiesa di fronte alle coppie in crisi o in difficoltà?

In Italia ultimamente si è parlato molto di questo, dopo la lettera dell'arcivescovo di Milano, il cardinale Tettamanzi, agli sposi in situazione di separazione, divorzio, e nuova unione. È curioso che le sue parole siano state prese come una novità. Non è così, si tratta dell'atteggiamento pastorale di vicinanza dell'esortazione apostolica Familiaris consortio dove già nel 1981 si diceva chiaramente che i divorziati non sono cacciati via o scomunicati, ma appartengono alla Chiesa. Hanno commesso, per diverse difficoltà e problemi, cose che non vanno bene, ma appartengono alla Chiesa e devono essere accompagnati con misericordia e con amore, soprattutto quando ci sono dei figli. Questo non vuol dire che la Chiesa accetti la situazione. Essa partecipa con dolore, guida, accompagna e fa riflettere e cerca da anni modi specifici per convincere o persuadere che non possono ricevere l'Eucaristia:  su questo tema hanno già parlato chiaramente Papa e l'ultimo Sinodo dei vescovi. Ma allo stesso tempo occorre dire loro:  voi siete cattolici, potete andare a messa e partecipare a certe azioni della Chiesa, iniziative di carità e preghiera.

Quindi nessuna chiusura o esclusione?

L'atteggiamento della Chiesa è quello espresso da Benedetto XVI e, prima di lui, da Papa Wojtyla. È una questione assai dolorosa e penosa, ma noi nutriamo la speranza cristiana che alla fine verrà meglio compresa la parola del Signore, la quale sta al di sopra del Papa e dei vescovi. Cercare atteggiamenti positivi è dovere di tutti noi. Il nostro dicastero ha organizzato un incontro sul tema e abbiamo ascoltato le esperienze di molti. Ci sono atteggiamenti comprensivi, per far riflettere, per aiutare a una conversione. In diverse nazioni come Francia e Stati Uniti, dove sono rarissimi i casi di famiglie pienamente liberate da questa tentazione, si sono formati gruppi di ricerca e di accompagnamento. È un dramma che conosciamo tutti e che dobbiamo sentire come tale, perché ci sono persone che cercano ciò che non è possibile trovare. Gli sposi in difficoltà non devono sentire la Chiesa assente e intollerante, matrigna, ma madre. E ciò è possibile.



(©L'Osservatore Romano 20 febbraio 2008)
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