Dopo l'incontro con il Papa del dicembre scorso le ong cattoliche alla ricerca di nuove strategie
per favorire lo scambio di informazioni e di aiuti

La solidarietà viaggia attraverso internet

Mario Ponzi

Una solidarietà capace di viaggiare attraverso la rete internet riuscirebbe non solo ad abbattere i costi di gestione della carità, ma aiuterebbe ad unire gli sforzi delle ong cattoliche e a evitare il rischio di nuove forme di schiavismo e il relativo affermarsi di interessi non proprio consoni all'attività caritativa. Tra l'altro favorirebbe una più stretta collaborazione tra le ong cattoliche, e tra loro e la Santa Sede, come auspicato dal Papa, in modo da supportare più efficacemente la sua azione in ambito internazionale. L'idea è stata illustrata dal presidente del Comitato di collegamento di cattolici per una civiltà dell'amore, Lino Rotunno, in questa intervista rilasciata a "L'Osservatore Romano".

Nel dicembre dello scorso anno il Papa ha rivolto un pressante appello alle ong cattoliche - riunite a Roma su invito della Segreteria di Stato - per una più stretta collaborazione nel sostenere le iniziative della Santa Sede in ambito internazionale. Secondo la sua esperienza è un obiettivo raggiungibile?

Innanzitutto occorre che le ong cattoliche, a cominciare da noi, si colleghino tra loro nello scambio di informazioni e nell'aiuto reciproco per realizzare i propri progetti di solidarietà. Conosciamo bene la dimensione della fratellanza cristiana, ora dobbiamo imparare a viverla di fatto tra noi per realizzare un nuovo servizio a tutti i bisognosi nel mondo. Come dice il Papa, più ci presentiamo uniti più avremo forza.
Detto questo, per rispondere concretamente alla sua domanda le faccio un esempio. Mettiamo che una ong italiana operante nel Congo avesse bisogno di aiuto per completare un suo progetto. Quest'aiuto potrebbe venire da altre ong che non hanno raggiunto la quota complessiva per i loro programmi, previsti sempre a favore di popolazioni del Congo. E allora anziché tenere fermi per anni i fondi raccolti ma insufficienti per realizzare un proprio progetto, potrebbero impiegarli per aiutare l'ong bisognosa di aiuto per completare il progetto avviato. L'aiuto si tradurrebbe in una pronta realizzazione del primo progetto con effetti positivi a tutti i livelli, non ultimo l'incremento di nuove raccolte di fondi dunque di nuove risorse per le altre realizzazioni. Si tratterebbe comunque di una buona testimonianza di solidarietà tra le stesse ong, e ciò aiuterebbe anche a costruire un'immagine sicuramente più incisiva anche nei confronti delle autorità civili locali.

Ma come sarebbe possibile realizzare questa circolazione di notizie?

Internet è la parola magica. La rete consente una circolazione di notizie e uno scambio di informazioni praticamente senza limiti. Noi lo abbiamo già sperimentato costruendo, su suggerimento del Pontificio Consiglio Cor Unum, il portale per una civiltà dell'amore (www.civiltadellamore.org). Ci ritroviamo insieme alle grandi organizzazioni della solidarietà del mondo cattolico:  Missionari, Focsiv, Caritas italiana, Movimento per la vita, Sant'Egidio, Sacro Convento di Assisi per la pace nucleare, e altri. Certo un portale molto più vasto ed efficiente, se esteso e operante attivamente con le ong a livello sopranazionale, costituirebbe una forza globale capace realmente di incidere sullo sviluppo, come il Papa auspica.

Il Papa però ha anche messo in guardia dal rischio rappresentato da un certo tipo di logica relativistica che sarebbe alla base di alcune norme internazionali. Come pensa che ci si possa difendere da questo rischio?

Io credo che sarebbe sufficiente proprio che si realizzasse e divenisse effettivamente operante il network di aiuto e di sostegno delle ong cattoliche nella realizzazione dei progetti di solidarietà in mutua collaborazione, tramite uno strumento come il portale informatico come prima illustrato. Infatti il relativismo è figlio dell'isolamento e quindi dell'egoismo. Verrebbero entrambi superati dalla collaborazione offerta dagli altri organismi della rete mondiale di ong cattoliche con sinergia e quindi benefici soprattutto a livello locale. Fondamentale in pratica sarebbe evitare di finire per ritrovarsi nelle mani di benefattori con scopi diversi da quelli che perseguiamo. Sarebbe quasi cadere nella rete di nuove forme di schiavismo. Ecco perché è importante trovare aiuto e solidarietà prima di tutto tra di noi.

Il cardinale Paul Josef Cordes, nel presentare il messaggio Quaresimale del Papa, si è soffermato sulla questione dei costi di gestione della carità. Secondo lei questo lavorare insieme non potrebbe servire anche ad abbattere certi costi?

Guardi, io le posso parlare della dalla nostra piccola esperienza nata nel 1986, prima ancora che vedessero la luce le leggi nazionali sul volontariato e la cooperazione non governativa. Gli oneri possono essere essenziali e minimali se si seguono alcune strategie di fondo:  favorire il rapporto diretto tra benefattore e beneficiato (il Comitato ha sempre promosso il rapporto diretto cittadini-missionari invitando la gente a inviare il contributo finanziario direttamente ai missionari della località-villaggio da aiutare); chiedere contributi professionali volontari e gratuiti a quanti cooperano alla realizzazione delle iniziative, in particolare chiedere gratuitamente la pubblicità, le trasmissioni radio-televisive, gli spettacoli:  tale gratuità è fondamentale a patto che si riesca a non trasformare in solidarietà-spettacolo o nuovo consumismo la miseria dei poveri; chiarire periodicamente all'intera struttura che collabora con l'organizzazione che la finalità di tutto il lavoro che si svolge insieme è rivolta esplicitamente ai poveri, pur utilizzando tecniche ultramoderne e metodologie altamente professionali. Tutto ciò premesso, è pur vero che un minimo di spese - telefoni, segreteria, cancelleria e attrezzature d'ufficio, spedizioni - per la semplice promozione e gestione dei rapporti tra benefattori e beneficiati ci sono. Noi per esempio spendiamo circa ventimila euro all'anno.

Quali sono le vostre attività specifiche?

Finora si sono rivolte in tre principali direzioni in Italia e all'estero. Sensibilizziamo cittadini e famiglie sulla campagna di microprogetti dei missionari, proponendo anche l'adozione di papà nel terzo mondo. Ci rivolgiamo poi al mondo delle aziende con la proposta di microimprese nel sud del mondo, in particolare ora in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel e la supervisione del Pontificio Consiglio Cor Unum. Ci rivolgiamo infine a istituzioni nazionali, internazionali e governative, sensibilizzandole alla problematica della correlazione disarmo-sviluppo con il programma "conversione delle armi nucleari in progetti di sviluppo nel Sud del mondo" sviluppato in collaborazione con il Sacro Convento di Assisi e auspicato dal Papa nei messaggi per la pace.

È più facile coinvolgere i cittadini e le famiglie nell'aiuto ai poveri o le aziende? Come si può interessare un'azienda alla solidarietà con il Sud del mondo?

Con monsignor Karel Kasteel, Segretario del Pontificio Consiglio Cor unum, e con i missionari siamo stati pionieri nel cercare strade nuove per coinvolgere il mondo industriale in un cambiamento di approccio alla tematica dello sviluppo. Infatti abbiamo individuato la forma delle microimprese nei paesi poveri come grimaldello di un autosviluppo sostenuto dalle imprese italiane con l'aiuto non solo finanziario ma anche professionale. Così abbiamo cercato di avviare una vasta sensibilizzazione a questa forma di aiuto che, in piccolo, già diversi missionari e diversi imprenditori a titolo personale avevano già fatto con successo. I primi successi in Costa d'Avorio con le sarte, le parrucchiere e le ristoratrici ad Abidjan, e i giovani falegnami e fabbri a Kwewntu in Burkina Faso.
È nato così per esempio il programma di progetti di civiltà dell'amore nel Sahel, con la Fondazione Giovanni Paolo II, presentato il 14 dicembre scorso e già in fase operativa, avendo portato a compimento il primo impianto di pannelli fotovoltaici della Terna nel villaggio di Tieden, il progetto di banca cereali offerto in Sahel da un nobile imprenditore di Roma, il progetto finanziato da Artigiancassa - inerente la formazione di donne animatrici e gruppi femminili che si occuperanno di gestire attività imprenditoriali - e un primo rapporto sulle possibilità di ampliare i progetti di sviluppo in Sahel, in collaborazione con le aziende italiane, preparato da un nostro volontario professionista appena rientrato da Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, dove si sono riuniti i responsabili della Fondazione Giovanni Paolo II per approvare i nuovi progetti.

Che programmi avete per il futuro?

La prossima sfida del Comitato comincia il 1° marzo e finisce con il tempo pasquale:  vogliamo cercare di contribuire ad aiutare le famiglie italiane che vivono un momento di crisi a uscirne, magari proprio attraverso la solidarietà con un'altra famiglia più povera nel sud del mondo, attraverso la formula "Adotta un papà nel Sud del mondo". Se ogni famiglia italiana adottasse solo per una settimana un capo-famiglia nel sud del mondo, inviando al missionario di riferimento solo venticinque euro per il suo salario della settimana, salveremmo dalla disgregazione e dal dramma dell'emigrazione forzata migliaia di famiglie povere.



(©L'Osservatore Romano 27 febbraio 2008)
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