Intervista al cardinale Delly

«Ma il dialogo tra cristiani e musulmani
non è compromesso»

di Francesco Ricupero


"Il rapimento dell'arcivescovo di Mossul dei Caldei, monsignor Paulos Faraj Rahho, non pregiudicherà i buoni rapporti tra cristiani e musulmani. La nostra amicizia esiste da secoli e continuerà. Chi rapisce certamente non ha nessuna religione di riferimento. Chi ha ucciso due guardie del corpo e l'autista e rapito l'arcivescovo davanti alla chiesa dello Spirito Santo ha un messaggio chiaro:  creare confusione nel Paese". È il commento del patriarca di Babilonia dei Caldei, cardinale Emmanuel III Delly, in un'intervista rilasciata a "L'Osservatore Romano".
"La situazione in Iraq, specialmente a Baghdad, Kirkuk e Mossul - aggiunge il cardinale - non è affatto tranquilla. C'è molta tensione tra la popolazione:  gli iracheni hanno paura degli iracheni. Non si tratta di uno scontro tra cristiani e musulmani. Certo, i cristiani vivono una situazione difficile perché siamo minoranza, ma questo non deve farci paura".
Non è la prima volta che i cristiani vengono presi di mira in Iraq. Anche di recente, dall'inizio di gennaio, si sono verificati attacchi contro chiese e conventi a Baghdad e Mossul in cui sono state ferite quattro persone e gli edifici avevano subito seri danni.
"Nel giugno dell'anno scorso - ricorda il patriarca di Babilonia dei Caldei - nei pressi della stessa chiesa dello Spirito Santo fu ucciso padre Ragheed Azziz Ganni insieme ad altre tre persone. La stessa dinamica utilizzata con il rapimento dell'arcivescovo. Quella volta però, finì in tragedia. Speriamo, questa volta, che il vescovo Rahho possa ritornare a casa al più presto. Al momento - sottolinea il porporato, creato cardinale da Benedetto XVI nel suo ultimo concistoro - non abbiamo nessuna notizia e nessuna rivendicazione da parte dei rapitori. Abbiamo solo molta paura, la gente scappa e va altrove:  la preghiera è l'unica nostra consolazione".
Moltissimi cristiani, infatti, negli ultimi anni per sfuggire alle violenze sono stati, purtroppo, costretti a lasciare l'Iraq e a rifugiarsi nei Paesi vicini, come Siria, Giordania, Libano.
In quasi quarant'anni numerosi villaggi cristiani sono stati cancellati, da tre anni a questa parte più di venti chiese nel Paese sono state distrutte o costrette a chiudere.
In Iraq, purtroppo, ogni persona, cristiana o musulmana, soffre le conseguenze del terrore che, giorno dopo giorno, si fa sempre più minaccioso.



(©L'Osservatore Romano 2 marzo 2008)
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