Il 18 aprile a Dhaka si incontrano settanta saggi delle due religioni

Cristiani e musulmani,
il dialogo oggi è possibile


di Roberto Sgaramella

Appuntamento il 18 aprile a Dhaka, nel Bangladesh, tra trentacinque dotti cristiani e altrettanti musulmani per dialogare e confrontarsi. Tema dell'incontro:  "Una comune chiamata:  musulmani e cristiani".
Il dialogo prende in esame la lettera dei 138 saggi musulmani inviata il 13 ottobre 2007 a Papa Benedetto XVI e alle autorità cristiane mondiali nonché il messaggio di risposta della Chiesa di Roma.
Il Bangladesh, benché nella lista dei Paesi più poveri del mondo, è ricco di personalità di grande levatura tra cui il premio Nobel per la pace 2006, l'economista Muhammad Yunus, ideatore del microcredito.
Oltre il novanta per cento della popolazione del Bangladesh si professa musulmana mentre i cattolici sono solo una piccola minoranza (0,5 per cento) comunque rispettata.
Ideatore e organizzatore di questo primo incontro tra cristiani e musulmani è il professor Kazi Nurul Islam, docente all'Università di Dhaka e fondatore del "Dipartimento delle religioni mondiali", un caso unico nelle università in tutto il mondo islamico.
Per preparare l'incontro tra cristiani e musulmani del 18 aprile, il professor Kazi si è avvalso della collaborazione della Commissione episcopale per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale dei vescovi cattolici del Bangladesh.
Il professore Kazi Nurul Islam ha accettato di rispondere ad alcune domande poste da L'Osservatore Romano.

Professore Kazi, come è nata questa sua iniziativa di un incontro e di un confronto tra cristiani e musulmani?

Cristiani e musulmani insieme agli ebrei appartengono alla stirpe di Abramo. Ma per alcune ragioni storiche, sfortunatamente, abbiamo avuto spesso relazioni molto fredde. È questo il tempo che cristiani e islamici comincino a lavorare insieme. Gli appartenenti a queste due grandi religioni costituiscono tuttavia più del cinquanta per cento della popolazione mondiale. È una responsabilità storica per noi tutti credenti dare il nostro apporto alla pace nel mondo. Personalmente ritengo che certamente non possiamo cancellare il passato o modificare la storia, ma possiamo comunque modellare il futuro e creare una prospettiva migliore, un mondo più fraterno per le future generazioni. Con questi sentimenti ho iniziato a pensare come cristiani e islamici possano lavorare insieme per la pace. È un fatto che, almeno qui nel Bangladesh, non abbiamo grossi problemi nei rapporti tra cristiani e musulmani. Per secoli la convivenza si è svolta in armonia. Ora dobbiamo proteggere e preservare questa relazione e provare ad avere una migliore comprensione tra di noi per rivolgere al mondo un messaggio comune. Questo è il vero motivo per cui stiamo lavorando tutti insieme per la riuscita di questo prossimo appuntamento.

Come si svolge il programma dell'incontro a Dhaka tra cristiani e musulmani?

Due dotti musulmani pronunciano discorsi introduttivi ai partecipanti all'incontro seguiti da altri due dotti cristiani. Questi discorsi vengono diffusi nel mondo attraverso internet. Le introduzioni servono a chiarire le rispettive posizioni. La sessione plenaria viene suddivisa in dieci gruppi a cui parteciperanno cristiani e musulmani in numero uguale. Essi discutono le tesi della Chiesa romana e quelle esposte dai 138 saggi musulmani. Poi vi saranno le sintesi finali delle discussioni. La sessione plenaria del 18 aprile è stata preceduta da due incontri propedeutici:  il 7 marzo i trentacinque esponenti musulmani si sono seduti insieme e hanno discusso su come migliorare le relazioni con i cristiani. Si sono chiesti quali sono i maggiori problemi tra i credenti delle due grandi religioni e perché i musulmani spesso non vengono compresi nelle nazioni del mondo cristiano. Il giorno seguente i nostri fratelli cristiani in pari numero hanno discusso tra di loro su come migliorare i rapporti con i musulmani. Nel progetto di questa iniziativa, dapprima si era pensato a una dichiarazione finale comune. Ora ci rendiamo conto che ci vuole maggior tempo. Si deve costituire un forum in Bangladesh dove cristiani e musulmani possano continuare a incontrarsi e a discutere per poi arrivare a una dichiarazione comune. Spero che questo traguardo sia conseguibile per la fine di quest'anno. Questa dichiarazione comune sarà la base per la pace tra cristiani e musulmani in Bangladesh e nel mondo intero.

Come percepiscono i normali cittadini del Bangladesh il prossimo incontro tra cristiani e musulmani?

C'è una vasta maggioranza dei cittadini del Bangladesh che non hanno una sufficiente istruzione per capire il grande significato di questo incontro, tuttavia anche la gente comune si rende conto di quel che accade nel resto del mondo. I media diffondono le notizie grazie soprattutto alle nuove tecnologie di comunicazione, come internet e la telefonia mobile, ormai alla portata di un numero crescente di persone. Così in molti hanno ricevuto la notizia di questo incontro tra cristiani e musulmani. Pur non approfondendo l'argomento su come la notizia viene interpretata, posso comunque dire che sono in tanti a pensare che siamo all'inizio di una nuova epoca di rapporti. Ovviamente in molti sperano che questi rapporti siano sempre più amichevoli.

I trentacinque rappresentanti musulmani selezionati appartengono tutti al fronte moderato e alle classi più colte della società del Bangladesh?

Quando abbiamo sollecitato esponenti musulmani e cristiani a partecipare all'incontro abbiamo tenuto conto di diverse fasce di età, di diverse professioni e anche di diverse convinzioni in modo che il dialogo non fosse sbilanciato. Alcuni dei partecipanti appartengono alla fascia di età dei trentenni, altri sono invece sui quaranta, alcuni hanno compiuto anche i sessant'anni e c'è perfino chi ha raggiunto ed è oltre i settanta. Abbiamo scelto anche qualcuno degli esponenti dei gruppi radicali. Lo abbiamo fatto deliberatamente. È nostra cura conoscere il loro modo di pensare e cercare con essi un dialogo. Inoltre bisogna dare anche  a  loro  la  possibilità  di  esprimersi in un contesto di confronto e di dialogo.

Il tema dell'incontro tra cristiani e musulmani riguarda il documento dei 138 saggi islamici fatto pervenire al Papa e la risposta della Chiesa di Roma. Perché fare  questa  scelta  per  un  primo  confronto?

Siamo interessati al documento dei 138 saggi islamici e alla risposta pervenuta dalla Chiesa di Roma. Abbiamo un ottimo ricordo di Papa Giovanni Paolo II. Lui ha impostato il dialogo interreligioso in un modo molto serio. Con il nuovo Papa Benedetto XVI si è invece creato qualche iniziale malinteso. Molti musulmani nel mondo hanno alzato la voce per protesta contro certe affermazioni. Più tardi c'è stato un chiarimento che ha calmato gli animi. Ciò che desideriamo è che non ci siano più ulteriori malintesi tra cristiani e musulmani a causa delle parole. Spero che venga compreso che tra cristiani e musulmani ci sono molti più  punti  in  comune  che  reali  differenze.

Può citare alcuni di questi punti che lei ritiene in comune tra musulmani e cristiani?

Noi musulmani abbiamo un grande rispetto per Maria. Alla Madre Maria è dedicato un capitolo del Corano. I musulmani credono a quanto è scritto nel Corano:  di tutte le donne nel mondo la Madre Maria è la migliore. Tuttavia molti dei nostri fratelli cristiani ignorano quanto afferma il Corano su Maria. Anche riguardo alla nascita di Gesù Cristo, nel Corano si asserisce che  lui  è  nato  da  una  vergine.  Anche per il Corano Gesù Cristo è un Messia.

Le comunità dei cristiani che vivono in Paesi a maggioranza musulmana a volte sono oggetto di attacchi che in casi estremi degenerano in episodi di violenza. Cosa prova quando sente questo genere di notizie?

Spesso non c'è tra noi musulmani un grande rispetto per le comunità di cristiani. Personalmente sento una grande tristezza quando ascolto fratelli e sorelle musulmani parlare contro i cristiani. Questo non è giusto da parte nostra. Come pure non è giusto dimenticare il passato. Quando il profeta Maometto era ancora in vita, i musulmani cominciarono a essere perseguitati dagli infedeli che uccisero un grande numero di neoconvertiti. Allora il profeta inviò un grande numero di convertiti in Etiopia che anche all'epoca era un Paese cristiano. L'imperatore dell'Etiopia offrì a loro la sua protezione. Così i convertiti non furono più massacrati dagli infedeli. I musulmani non dovrebbero mai dimenticare questi avvenimenti. Certo, molti altri aspetti della storia comune non sono stati positivi ma noi dobbiamo ricordare soprattutto quel che c'è stato di positivo per potere continuare ad avere, anche in questi tempi difficili, buone relazioni.

Il fenomeno del terrorismo da parte di gruppi di estremisti islamici non si è certo esaurito. Di fronte a queste violenze, si sente anche personalmente preoccupato?

Sì, mi sento personalmente preoccupato a causa dei terroristi. Non può esserci un terrorismo che possa definirsi musulmano, perché ritengo che l'insegnamento dell'Islam non possa incoraggiare alcuna forma di terrorismo. Secondo il Corano l'uccisione di un innocente equivale a uccidere l'intero genere umano. Come salvare un essere umano equivale alla salvezza dell'intera umanità. Chi segue il vero insegnamento dell'Islam non può essere un terrorista. Tuttavia bisogna ammettere che alcuni gruppi terroristici trovano appoggio in contesti che si definiscono musulmani. Questo non lo dico per compiacere i cristiani. Lo affermo anche durante le lezioni all'università e nel corso di seminari con studenti islamici. Lo scrivo anche nei miei articoli apparsi sui giornali. I terroristi sono solo terroristi e credo che non sono degni di appartenere al genere umano. Non si può giustificare la violenza con la religione.



(©L'Osservatore Romano 17 aprile 2008)
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