Il presidente della Catholic University di Washington, David O'Connell,
anticipa i temi dell'incontro di Benedetto XVI con il mondo universitario

Giocare l'identità come carta vincente


di Andrea Monda

David O'Connell, sacerdote lazzarista, presidente dell'Università Cattolica d'America in Washington (Cua), si dichiara oltremodo felice della visita del Papa negli Stati Uniti che secondo lui "è una meravigliosa opportunità per la chiesa nel nostro paese di sperimentare san Pietro in mezzo a noi, di poterlo vedere, ascoltare, e arrivare a conoscerlo meglio. Mi aspetto che la sua visita sia un'occasione di incoraggiamento e rinnovamento spirituale per i cattolici e per tutti gli uomini di fede, un'occasione per noi per contemplare "Cristo Nostra Speranza" e tutto quello che ciò significa come credenti. Per il Papa poi questa visita sarà l'occasione per vedere che la Chiesa cattolica negli Usa è attiva ed esuberante, davvero piena di vita e vogliosa di mettere in pratica la propria fede, e infine potrà vedere anche quanto questa Chiesa lo ama".

Quale  è  la  situazione  dei  cattolici  negli  Stati Uniti?

Diverse ricerche e sondaggi condotti nei mesi precedenti alla visita del Papa hanno dipinto l'immagine di una Chiesa molto coesa attorno alla figura del Papa, una Chiesa che apprezza e pratica la propria fede e che sta cercando di diventare sempre più profondamente spirituale. Nello stesso tempo la Chiesa cattolica negli Usa è stata profondamente ferita dai terribili scandali relativi agli abusi sessuali da parte di giovani appartenenti al clero. Il processo di guarigione è stato lento e doloroso per la chiesa, ma la guarigione è veramente cominciata e deve continuare. Circa un quarto della popolazione statunitense, sessantasette milioni di persone, è di fede cattolica. Sebbene le ricerche indichino che un cattolico americano adulto su dieci abbia cambiato la propria appartenenza religiosa durante la propria vita, l'influsso di cattolici da altri paesi e le nuove conversioni verso il cattolicesimo hanno mantenuto la totale percentuale dei cattolici abbastanza stabile, sebbene ora mostri un aspetto differente dal passato.

Lei pensa che negli Usa esista un pregiudizio anticattolico?

Storicamente, specialmente all'inizio del nostro sviluppo come nazione, ci fu un forte pregiudizio anticattolico che addirittura si conservò anche in alcune delle nostre leggi, cosa strana per un paese che si è fondato proprio sull'idea di libertà religiosa. Queste leggi furono poi abolite ma il sentimento anticattolico è rimasto. All'epoca una grande diffidenza era causata non solo dall'arrivo di tanti immigrati cattolici dall'Europa, ma anche dal senso di "lealtà a un sovrano straniero, il Romano Pontefice" connaturato nella fede cattolica. Man mano che gli immigrati cominciarono ad aver successo nella società, a essere colti e a progredire nel loro contesto socio-economico, il pregiudizio contro la chiesa cattolica diminuì. Un grande storico americano, Arthur Schlensinger, comunque, una vota ha scritto che quello anti-cattolico è stato l'unico pregiudizio accettabile in America.

In O'Connell si sente un sano orgoglio  americano, ancora più forte quando si passa a parlare dell'Università Cattolica che egli presiede.

L'Università Cattolica d'America è l'università nazionale della chiesa cattolica nel nostro paese, istituita dal Santa Sede e sponsorizzata dalla Conferenza episcopale statunitense. È la sola in questo paese ad avere tre facoltà ecclesiastiche:  teologia, filosofia e diritto canonico (l'unica scuola di diritto canonico negli Usa). Sebbene una volta fosse vista come un centro di "dissenso teologico", la Cua ha recuperato negli ultimi dieci anni la sua vera identità e finalità cattolica, tornando a essere l'esuberante centro intellettuale cattolico immaginato dai fondatori. Il numero dei suoi iscritti è costantemente aumentato così come anche la sua stabilità finanziaria. Io sono davvero orgoglioso della forza e del dinamismo del suo clero universitario, guidato dai frati francescani conventuali. Negli ultimi dieci anni, circa ottanta giovani sono entrati nei seminari  e  trenta  giovani  donne  nella  vita consacrata. Dio ha benedetto tanto questa università.

Il Papa ha di recente affrontato ripetutamente il problema dell'educazione. Esiste anche negli Usa una emergenza educativa?

Posso parlare delle scuole cattoliche e devo dire purtroppo di sì, soprattutto se ci riferiamo ai primi anni, alle classi elementari e medie. Ho letto di recente che 1260 scuole cattoliche hanno chiuso dal 2000. Il problema è per lo più finanziario. Man mano che la popolazione cattolica aumenta il proprio livello di benessere e si muove dai centri metropolitani verso le zone periferiche, le scuole al centro della città rimangono senza risorse economiche. Le iscrizioni stanno diminuendo e con una dipendenza dalla retta di circa il settanta per cento è davvero difficile per le scuole, anche in alcune regioni periferiche, di sopravvivere a fronte dei costi costantemente in aumento. Una volta le nostre scuole cattoliche dipendevano da religiosi che fornivano loro personale a salari molto ridotti. Come le vocazioni sono diminuite, il costo di assumere personale e corpo docente laico è diventato inevitabile e si è aggiunto aumentando il carico di spese.

E nelle classi superiori, nelle università?

College e le università cattoliche sembrano trovarsi in una posizione più solida dal punto di vista finanziario. Il problema con queste istituzioni è diventato quello della capacità di integrare in modo appropriato fede e ragione nella ricerca della verità. I concetti di identità cattolica e missione cattolica vengono, a volte, compromessi dalla competizione e dalle pressioni culturali. Alcuni college e alcune università negli Usa, rimanendo saldamente ancorati in una forte identità cattolica, eccellono in numerosi campi di studio, mentre qualche realtà sembra aver scelto la via del confronto con le altre istituzioni universitarie laiche. Non giudico queste istituzioni dato che so bene per esperienza personale quanto siano complesse. Nello stesso tempo vedo come una forte identità cattolica sia il più importante punto di distinzione per i nostri duecentotrentacinque college e università.

Lei si sente incoraggiato da questo pontificato, dalla figura del Papa, che è anche ex-professore universitario?

Sono stato più che felice quando è stato eletto e da allora non sono mai rimasto deluso, mai. Ho letto gli scritti di Joseph Ratzinger per tanti anni e l'ho a lungo ammirato come uno dei migliori intelletti presenti nella Chiesa. Come dirigente e professore universitario guardo a lui come esempio e fonte di ispirazione.

Da presidente di una università O'Connell non può lasciarmi senza una battuta sull'episodio della Sapienza.

Considero il recente rifiuto dell'università La Sapienza di ospitare il Papa un fatto non solo triste e deludente ma anche miope. Qualsiasi cosa uno possa pensare della Chiesa, del suo magistero e del suo clero, il fatto che Benedetto XVI sia il leader di oltre un miliardo di persone nel mondo e che la sua reputazione intellettuale sia riconosciuta da studiosi cattolici e non cattolici, rende questo incidente ancora più ingiustificabile. Mi ha risollevato però la gentile replica all'Angelus del 20 gennaio. A dispetto del rifiuto della Sapienza, il Papa ha dimostrato il vero senso di ciò che significa essere un intellettuale. Dal suo comportamento i prifessori della Sapienza dovrebbero imparare qualcosa. Intelligenza e inciviltà sono due cose incompatibili.



(©L'Osservatore Romano 18 aprile 2008)
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