Intervista al cardinale Egan sulla visita del Papa a New York

Collaborazione e dialogo
le priorità pastorali


di Nicola Gori

Nella diocesi dove vive la più vasta comunità ebraica del mondo, il dialogo, la preghiera comune e la collaborazione con le religioni sono senza dubbio tra le priorità pastorali. È quanto sottolinea l'arcivescovo di New York, il cardinale Edward Michael Egan, in questa intervista rilasciata a "L'Osservatore Romano" a poche ore dall'arrivo del Papa nella città statunitense seconda tappa del viaggio apostolico.

Con  quale  spirito New York  accoglie  Benedetto XVI?

Devo dire che in questi giorni l'entusiasmo della gente è aumentato progressivamente nell'attesa dell'arrivo del Papa. Il nostro popolo si è preparato spiritualmente, fiducioso nel fatto che la visita pastorale di Benedetto XVI è uno straordinario momento di grazia per tutti i fedeli cattolici e una splendida benedizione per l'intera nazione.

Sin dai suoi primi interventi a Washington il Pontefice ha richiamato la responsabilità comune tra le Chiese e tra le diverse religioni per il bene dell'uomo. Qual è in proposito la realtà dell'arcidiocesi?

A New York abbiamo la grazia di essere riusciti a realizzare un rapporto di affettuosa collaborazione con le chiese ortodosse, le comunioni cristiane e altre comunità di fede, incluse la musulmana, l'induista e la buddista. Di certo, l'impegno con gli ebrei è particolarmente intenso, poiché quella di New York è la più vasta comunità ebraica del mondo. Quindi noi ci impegniamo nel dialogo, nella preghiera comune e in uno sforzo congiunto con tutte le denominazioni religiose. Per noi il dialogo è una priorità.

Nella visita alla Casa Bianca Benedetto XVI ha indicato l'esigenza di realizzare sempre più una solidarietà globale. È un campo nel quale l'arcidiocesi di New York vanta una notevole tradizione.

Ogni anno, infatti, le Catholic charities dell'arcidiocesi assistono migliaia di uomini, donne e bambini bisognosi. Provvedono a più di sei milioni di pasti per chi soffre la fame, si occupano di donne e bambini che richiedono assistenza di vario tipo, offrono aiuto psichiatrico e psicologico a singoli individui e a famiglie, sostengono programmi caritativi in quattrocento parrocchie e sono riconosciute come la principale istituzione che soddisfa le necessità degli immigrati mediante un Office of immigration, i cui funzionari parlano non meno di dieci lingue. A questo proposito, siamo lieti che il Papa incontri sabato 19 un gruppo di giovani diversamente abili insieme con i loro assistenti. La sollecitudine amorevole e professionale per queste persone è un'altra delle principali attività delle Catholic charities. Tutto ciò viene fatto con un budget annuale che supera il mezzo miliardo di dollari. È una struttura altamente qualificata che si ispira al Vangelo di Gesù Cristo.

Gli Stati Uniti attraversano un periodo di grave difficoltà a causa della recessione economica. Lei crede che il modello americano sia in crisi?

Nessuno può dire con certezza che cosa il futuro riserverà all'economia del Paese, come a quella di tutte le altre nazioni del mondo. Tuttavia, ho fiducia nel fatto che, qualunque cosa accadrà, i cittadini di questa nazione sapranno affrontarla molto bene. Il Signore sembra benedirci generosamente con il coraggio e l'impegno nei momenti difficili. Ispirati dalla recente enciclica di Benedetto XVI Spe salvi siamo un popolo di speranza. Crediamo nella provvidenza amorevole del nostro Padre celeste.

Qual è la situazione delle vocazioni?

Le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa sono diminuite in maniera significativa negli ultimi cinquant'anni. Fortunatamente, l'arcidiocesi di New York ha un clero eccezionale e comunità straordinarie di donne e uomini consacrati. Nei nostri programmi di pre-seminario e in istituzioni di discernimento sulla vita consacrata osserviamo già un interesse crescente per la vita sacerdotale e religiosa. Auspico, e mi aspetto, che la visita del Papa promuova questo sviluppo incoraggiante. Alla celebrazione per i giovani presso il seminario di Saint Joseph parlerà a non meno di 2.500 seminaristi del Paese e a centinaia di uomini e di donne che si stanno preparando alla vita religiosa.

Dall'inizio di questo viaggio il Papa ha usato parole molto forti per condannare gli scandali relativi agli abusi sessuali. Quali effetti hanno avuto nella vostra città?

Nei miei oltre otto anni di servizio pastorale nell'arcidiocesi di New York, non ci sono state accuse di comportamenti scorretti nei confronti dei nostri sacerdoti. Quando sono arrivato in questa comunità di fede, ho esaminato le schede relative ai sacerdoti arcidiocesani dei precedenti cinquantadue anni. Meno dell'uno per cento era stato oggetto di accuse credibili. Questo è stato, e continua a essere, fonte di incoraggiamento per il clero e il laicato e anche per le famiglie e i seminaristi. Prego affinché il Signore continui a guidarci e proteggerci in questo ambito che resta profondamente inquietante.

Anche riguardo alla famiglia e alla vita Benedetto XVI è stato esplicito nel chiedere un impegno generale di promozione e di tutela. Quali iniziative nella vostra arcidiocesi?

Seguendo le orme dei miei stimati predecessori, il cardinale Terence Cooke e il cardinale John O'Connor, abbiamo compiuto ogni sforzo per approfondire l'impegno del nostro popolo cattolico relativamente alla sacralità della vita umana innocente dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Il nostro Respect life office è uno dei più attivi e stimati nella nazione. In collaborazione con le sette diocesi suffraganee della provincia metropolitana di New York, abbiamo combattuto per tutelare la vita umana nelle legislature, nei tribunali e nelle comunità locali con il massimo dell'impegno e, aggiungerei, con grande successo. Qui a New York il Papa troverà un popolo devoto alla sacralità della vita "in tempi opportuni e non opportuni", e anche una comunità di fede che difende la famiglia con vigore, sia nelle parrocchie sia nelle istituzioni pedagogiche e caritative.



(©L'Osservatore Romano 19 aprile 2008)
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