Nel 1874 era un ripostiglio dove si conservavano le medicine per i pontefici e i cardinali residenti

In Vaticano la farmacia
più frequentata del mondo


di Mario Ponzi

La Farmacia Vaticana raddoppia. È stato aperto al pubblico un nuovo locale. Adiacente a quello attualmente esistente è con esso collegato da un corridoio al coperto, ricavato nel vecchio passaggio che attraversa il Palazzo Belvedere, dove dal 1929 è la sede della farmacia. L'ala nuova è destinata alla vendita di prodotti per l'igiene del corpo e di cosmetici nell'intento di liberare lo spazio attualmente occupato da questi prodotti nel locale della farmacia, e realizzare il progetto di ampliamento del luogo di vendita dei medicinali. "Un progetto - ci ha detto fratel Joseph Kattackal, dal 2006 succeduto a fratel Fabiano Hynes alla direzione della farmacia - che prevede la ristrutturazione complessiva del locale, arredi compresi. Contiamo di portarlo a definitivo compimento tra un paio di anni".
Conosciutissima a Roma e in tutta Italia, la "farmacia del Vaticano" viene visitata giornalmente da circa duemila persone, il 45 per cento delle quali non ha alcun tipo di rapporto con il Vaticano. Vi si trovano alcuni medicinali non ancora in vendita in Italia, ma certamente nulla che non sia moralmente ineccepibile. Tanto che "ai nostri farmacisti - ci dice fratel Joseph - non si pone neppure la questione dell'obiezione di coscienza".
La piccola istituzione ha una storia ultracentenaria. Ce ne parla il direttore in questa intervista.

Quando fu venduta in Vaticano la prima confezione di medicine?

Non glielo so dire con precisione, perché quando nel 1874 fratel Eusebio Ludvig Fronmen, già direttore della farmacia dell'ospedale dei fatebenefratelli all'isola Tiberina, su precisa richiesta dell'allora segretario di Stato cardinale Antonelli, cominciò a occuparsi delle medicine in Vaticano, lo fece aprendo un piccolo ripostiglio in un edificio interno nel quale tenere le medicine che servivano come riserva per il Papa e per i cardinali.
Nel 1892 poi si insediò in forma stabile in Vaticano la prima comunità di fatebenefratelli i quali non solo si occupavano della gestione della riserva dei farmaci, ma svolgevano anche una forma di assistenza infermieristica al Papa, ai cardinali e ai vescovi residenti in Vaticano.
Nel 1917 l'attività farmaceutica aveva preso tanto piede che si decise di trasferirne la sede in locali più adeguati, nei pressi di Porta Sant'Anna, anche perché probabilmente cominciavano a rivolgersi alla "farmacia del Vaticano" sempre più persone alla ricerca di medicinali introvabili in città. Con il passare del tempo l'attività conobbe un notevole incremento e così proprio nell'anno dei Patti Lateranensi, nel 1929, la farmacia fu trasferita in una sede ancora più grande, dove si trova attualmente, al Palazzo del Belvedere.

In quanti ci lavorano oggi?

In tutto vi lavorano quarantacinque persone. Da una trentina di anni accanto ai religiosi prestano il loro servizio anche farmacisti laici. I religiosi continuano anche a svolgere la loro funzione infermieristica. In quattro si alternano durante le cerimonie papali che si svolgono in Vaticano. Nelle uscite romane del Papa c'è sempre un'autoambulanza al seguito a bordo della quale, abitualmente, c'è fratel Martino.

A cosa è dovuta tanta frequentazione?

Intanto è l'unica farmacia nella quale si possono acquistare medicinali che, seppure testati in altre nazioni del mondo e approvati da altri sistemi sanitari nazionali, in Italia stanno ancora seguendo l'iter burocratico necessario a ottenere l'approvazione del ministero della Salute e dunque l'autorizzazione alla vendita. Non siamo ovviamente soggetti costretti dalle limitazioni imposte in Italia, e dunque possiamo accedere direttamente a fornitori internazionali autorizzati alla commercializzazione di medicinali posti già in libera vendita nel mondo, mentre in Italia vengono immessi sul mercato magari sei o sette mesi dopo, a volte anche qualche anno più tardi. In questo modo siamo in grado di acquisire medicinali già sperimentati positivamente negli Stati Uniti, per fare un esempio, che in Italia arriveranno magari fra qualche tempo, dopo l'avvenuta approvazione del ministero della Salute, l'unica autorità competente a rilasciare l'autorizzazione.

Ma ciò non vuol dire che i medicinali acquistati in Vaticano entrano illegalmente in Italia.

Assolutamente no. Intanto perché vengono venduti dietro presentazione di ricetta medica italiana non ripetibile e nella misura prescritta per la terapia. Poi il divieto che riguarda i farmaci non registrati in Italia non si riferisce alla loro libera circolazione, alla loro prescrizione o alla loro assunzione:  riguarda solo la vendita. Sarebbe la stessa cosa se quel farmaco fosse acquistato in America da un turista italiano che poi se lo porta dietro in Italia e lo usa regolarmente per curarsi. Il servizio che noi rendiamo in pratica è solo quello di portare qui la farmacia americana, sempre per restare allo stesso esempio.
Poi c'è un sistema di controllo efficiente:  ogni persona che entra qui deve mostrare la ricetta al posto di guardia della Gendarmeria, con un documento personale di riconoscimento, e ottenere un permesso d'ingresso. Naturalmente viene tutto accuratamente controllato e registrato sia all'entrata sia all'uscita.

Quali sono i prodotti medicinali più richiesti tra quelli introvabili in Italia?

In assoluto il più richiesto è l'Hamolind, il prodotto per la cura di una fastidiosissima patologia. Poi c'è una pomata per le cicatrici che è molto richiesta.
È mai capitato di vendere qualche medicinale che poi in Italia non ha ottenuto l'autorizzazione a essere immesso sul mercato poiché risultato dannoso per la salute?
Da quando io lavoro in questa farmacia non ricordo episodi simili. Ma potrebbe anche essere accaduto in passato che farmaci sperimentati e autorizzati in altri Paesi, in Italia non abbiano ottenuto poi l'autorizzazione alla vendita, perché riconosciuti magari inutili o dannosi. Tuttavia le ricordo che non vendiamo questi medicinali di nostra iniziativa:  alla base c'è sempre una prescrizione medica e si tratta comunque di farmaci testati e approvati laddove se ne è fatta ricerca e dove vengono venduti.

Ci sono prodotti, tipo quelli da banco, che in Italia non si trovano o costano di più?

Tutti i medicinali in vendita anche in Italia qui da noi costano il 12 per cento in meno; per i prodotti da banco la differenza è del 20 per cento; gli integratori, le vitamine e i prodotti dietetici costano il 25 per cento in meno. Ci sono poi prodotti stranieri che, sebbene in vendita in Italia, costano molto meno. È il caso tipico dell'aspirina statunitense:  in Italia sei compresse costano intorno ai tre euro, in Vaticano centotrenta compresse costano cinque euro e cinquanta centesimi. Per non parlare poi della qualità del prodotto.

Sono stati mai venduti medicinali che possono essere anche usati per scopi diversi da quelli strettamente terapeutici?

Occorre innanzitutto precisare che il nostro lavoro si svolge ovviamente nel rispetto della dottrina della Chiesa cattolica. La nostra è una farmacia libera, ma lo è in tutti i sensi. Dunque noi scegliamo di vendere solo medicinali che non lasciano spazio a equivoci in quanto al loro uso terapeutico.

Quindi possiamo dire che in Vaticano l'obiezione di coscienza per i farmacisti è cosa scontata.

Certamente sì, anche se magari non c'è bisogno di reclamarla per quanti lavorano da noi perché sanno bene, entrando qui, qual è la linea seguita, che è quella del magistero della Chiesa e nessuno può obbligarci a seguire strade diverse. Personalmente però rivendico il diritto per i farmacisti a esercitare nella loro vita professionale individuale l'obiezione di coscienza davanti a richieste di prodotti specificamente destinati a usi contrari alla vita.

Come mai si è pensato di vendere prodotti cosmetici, diciamo poco affini con i medicinali?

Intanto perché come si può vedere anche in Italia e negli altri Paesi la farmacia si allarga sempre di più verso la vendita di prodotti per l'igiene del corpo, per la cura della persona. Abbiamo pensato di offrire questo servizio anche ai frequentatori della nostra farmacia. Abbiamo così preso accordi con le diverse case di produzione che inviano qui dei loro agenti addetti alla vendita diretta, ciascuno cura quella dei propri prodotti e naturalmente a prezzi inferiori rispetto al normale commercio. È un servizio che è stato molto apprezzato, per cui abbiamo pensato di renderlo migliore ma di fare in modo che nulla tolga alla tradizionale funzione della farmacia, cioè la vendita dei medicinali. Di qui il progetto che stiamo realizzando.

Cos'altro si può trovare di particolare?

Bisogna vedere cosa si intende per particolare. Per esempio possiamo considerare particolari alcuni prodotti tradizionali dei fatebenefratelli, tipo i liquori di Anice o di Ferro di China. O un'acqua di colonia molto soft e un prodotto antiforfora. Ma in genere si possono trovare quei prodotti da banco che normalmente si vendono in tutte le farmacie:  dagli integratori alimentari, ai prodotti per la prima infanzia, ai piccoli apparecchi sanitari d'uso domestico. Ma nulla di particolare. Sarebbe più facile dire quello che qui sicuramente non si vende.

Per esempio?

Chiaramente qualsiasi medicinale che sia contro la vita o la dignità della persona umana. Più in generale, come ho già detto, qualunque cosa sia contraria agli insegnamenti del magistero e della morale cattolica.



(©L'Osservatore Romano 23 aprile 2008)
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