A colloquio con monsignor Aldo Giordano segretario generale del Ccee

Chiesa
e cultura del web


Fabrizio Contessa

La cultura dei web e la Chiesa:  questo è il tema al centro dell'incontro tra vescovi ed esperti di diversi Paesi europei membri del comitato esecutivo della Commissione episcopale europea per i mass media (Ceem). Questa commissione è stata costituita dal Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa (Ccee) che ha il suo segretariato generale in Svizzera, a St Gallen. L'incontro è un'occasione di riflessione - in vista della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 4 maggio - e di progettazione poiché il rapporto tra Chiesa e mass media sarà anche al centro della prossima assemblea plenaria della Ccee. L'incontro, che si concluderà domenica 27 aprile, è stato aperto nel pomeriggio da monsignor Aldo Giordano, segretario generale del Ccee, il quale ha risposto ad alcune nostre domande.

Quello che subito balza agli occhi è che un organismo europeo che ha il suo segretariato in Svizzera e che si occupa di mass media si riunisca in Vaticano nell'imminenza della Giornata mondiale per le comunicazione sociali. Qual è il significato di tale scelta?

L'essere alla vigilia della quarantaduesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e l'incontrarsi a Roma, significa anzitutto che l'impegno pastorale della Chiesa in Europa nell'ambito dei media deve oggi essere portato avanti nell'orizzonte della Chiesa universale e del mondo globale. Infatti tra cattolicità, globalizzazione e mass media c'è un legame particolare. I media sono uno dei fattori più decisivi della globalizzazione:  sono soprattutto essi che hanno ridotto lo spazio, trasformando il mondo nel famoso villaggio globale. La globalizzazione è oggi una realtà di fatto, che però ci interroga per la sua ambiguità:  da un lato contiene la potenzialità di una solidarietà e uno scambio prima impensati tra i popoli della terra, dall'altra contiene il gravissimo rischio di cadere in forme di potere economico, politico e ideologico uniformanti e antiumani. In questa situazione emerge la speciale vocazione del cristianesimo e della Chiesa. Il cristianesimo ha una sua prospettiva "globale", quella della cattolicità:  l'umanità è una sola famiglia. Per questo motivo la Chiesa ha anche un interesse speciale per i mass media.

Il Papa nel suo messaggio per la Giornata sostiene la necessità di una info-etica e afferma che i mass media sono al bivio tra protagonismo e servizio. Come intende lei questa preoccupazione?

Se i media, invece di porsi a servizio delle persone, della realtà e in ultimo della verità, acquistano la pretesa di creare loro la realtà e la verità, diventano un potere ideologico violento e molto pericoloso. In questo modo concorrono alla grave ambiguità dell'attuale globalizzazione. Più aumenta la potenza e la possibilità, più aumenta la responsabilità. Più l'auto va veloce, più i fari devono avere una luce che illumina lontano. Questo, mi sembra, il bivio di cui parla Benedetto XVI nel suo messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni di quest'anno.

Al centro dell'incontro del Ceem vi è il rapporto tra Chiesa e web. La rete offre opportunità inedite, ma anche rischi. Con quali occhi i vari episcopati europei guardano a questa realtà?

Stiamo preparando un congresso europeo sulla cultura del web e la Chiesa, per il mese di marzo del 2009, a Roma. Ad esso saranno invitati vescovi, addetti stampa, esperti di tutte le Conferenze episcopali d'Europa. Proprio in questo congresso si vorrà affrontare la questione delle opportunità e dei rischi di una cultura del web. Si tratta di fare una analisi attenta degli effetti della cultura del web innanzitutto nella società e poi nella Chiesa. Alla luce di questa analisi nei vari Paesi europei, vorremmo riflettere sui modi con cui i cristiani e la Chiesa possono intervenire. Il web ha certo creato un nuovo e sorprendente spazio di comunicazione che si sente libera dagli altri potentati dei media e della cultura. È uno spazio immediato, alternativo e inedito di informazioni in cui ognuno si sente protagonista e a cui anche i Paesi che non hanno grandi possibilità finanziarie o tecniche possono con una certa facilità accedere. In realtà questa cultura del web non è così innocente. La velocità delle informazioni e dei contatti non significa immediatamente capacità di pensare, di riflessione profonda, di pensiero con capacità critica. Si apre il grave rischio di una cultura meramente anarchica, dove ogni cosa ha diritto di cittadinanza, anche le stupidaggini più volgari o le realtà più pericolose per le persone:  basta pensare a quanta immoralità, sfruttamento e violenza circola nel web. Un altro interrogativo serio riguarda il tipo di rapporto o non rapporto che il web crea fra le persone. Nulla può sostituire il rapporto personale. Non possiamo rischiare l'esclusività di una comunicazione dove manca sempre il volto concreto dell'altro.

Quali novità si attendono da questo incontro? Esiste un censimento delle realtà cattoliche europee presenti nel mondo dei media?

Abbiamo la speranza che questo incontro rafforzi la rete di coloro che presso le Conferenze episcopali europee operano nell'ambito della pastorale dei mass media. Per favorire questo, dopo l'incontro di Roma, si intende realizzare un'indagine presso le Conferenze episcopali d'Europa per conoscere più esattamente le strutture esistenti, gli strumenti delle Conferenze episcopali e la presenza della Chiesa nei media. Chiesa e media sarà anche il tema centrale dell'assemblea plenaria del Ccee, che si terrà dal 30 settembre al 3 ottobre a Esztergom/Budapest e che vedrà riuniti i Presidenti di tutte le Conferenze episcopali d'Europa. In quell'incontro i Presidenti rifletteranno in particolare su come la Chiesa viene presentata nei media e su quale atteggiamento la Chiesa deve assumere davanti alla posizione dei media. Nell'incontro di Roma si pone anche attenzione alle decisioni politiche e giuridiche delle istituzioni dell'Unione europea riguardo ai media. Un capitolo che per esempio preoccupa è quello della protezione dei minori davanti ai media.



(©L'Osservatore Romano 26 aprile 2008)
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