Intervista al cardinale Walter Kasper al termine del viaggio nella Federazione Russa

Roma e Mosca più vicine


di Gianluca Biccini

Roma e Mosca sono più vicine:  "Tutte le cose sembrano andare verso la direzione di un possibile incontro tra Benedetto XVI e il Patriarca Alessio ii. Non c'è un'agenda concreta, ma i segnali di riconciliazione sono molti". Ne è convinto il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, di ritorno dalla visita nella Federazione Russa, compiuta dal 21 al 30 maggio. Durante il viaggio il responsabile vaticano per l'ecumenismo ha avuto numerosi contatti con la Chiesa ortodossa. In quest'intervista al nostro giornale parla delle intense giornate vissute a Mosca, a Kazan, a Nizhniy Novgorod, a Smolensk. "Siamo all'inizio di una nuova situazione - commenta con cautela, senza nascondere però la propria soddisfazione - e di una nuova realtà, in cui le conflittualità del passato sono come svanite. Ho ricevuto un'accoglienza inattesa, impensabile fino a un anno fa. Il Patriarca della Chiesa ortodossa russa mi ha consegnato un messaggio di ringraziamento per il Papa in risposta a quello inviatogli da Benedetto xvi, e un dono per lui".

Questi gesti possono essere considerati segnali di distensione, anzi di apertura nei confronti della Chiesa cattolica?

Quella che doveva essere un'occasione privata di incontro su invito di Eua Eminenza Cirillo, metropolita di Smolensk e Kaliningrad e presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, si è trasformata presto in una visita semiufficiale alla Chiesa ortodossa russa, la cui tradizione e ricchezza spirituale è molto vicina a quella della Chiesa cattolica. E questo viaggio ha permesso di approfondire il dialogo intrapreso da diversi anni.

Cos'è cambiato, se qualcosa è cambiato, nella considerazione verso la Chiesa cattolica?

Molte cose sono cambiate in meglio, non ci sono dubbi. Gli ortodossi cercano una cooperazione sui valori cristiani, sulle radici comuni dell'Europa, sulla testimonianza morale, su temi come la famiglia, la bioetica e i diritti umani, che costituiscono una priorità assoluta. Su questo fronte abbiamo posizioni molto simili. È stato lo stesso Patriarca Alessio ii a insistere su questo punto, dicendosi convinto della necessità del dialogo ortodosso-cattolico e ribadendo che le posizioni delle due Chiese coincidono su molte questioni poste dal mondo contemporaneo. Infine ha espresso la speranza che tale dialogo favorisca l'ulteriore sviluppo dei contatti fra le due Chiese. Inoltre il nuovo arcivescovo cattolico Paolo Pezzi è molto ben voluto e c'è grande stima per Benedetto XVI:  qui tutti hanno fiducia in lui, per questo si può sperare che le porte si aprano, anche se la strada è ancora lunga.

L'incontro con i giovani dell'università ortodossa San Tikhon di Mosca ha lasciato intuire quali possono essere le basi per un rinnovato dialogo tra cattolici e russi ortodossi?

Occorre ricordare le migliaia di martiri - vescovi, sacerdoti, monaci e monache - che hanno subito dure persecuzioni, tanto che gli stessi ortodossi parlano di Golgota del ventesimo secolo. E poi bisogna puntare sulle nuove generazioni. In questa Chiesa c'è una nuova attenzione alla pastorale giovanile. Vengono organizzate catechesi domenicali, si avviano opere sociali, persino consultori contro l'aborto.
Per me, che sono stato professore, è stata una grande opportunità incontrare gli universitari che con modi gentili e cortesi, senza domande polemiche, si sono mostrati molto bene informati sulla realtà della nostra Chiesa e interessati a saperne di più. Hanno aperto un sito in rete molto ben curato per l'approfondimento dei contenuti dei libri teologici della Chiesa cattolica. Le traduzioni di questi stessi libri si vendono molto. Organizzano congressi e simposi interecclesiali.

Eppure sono circolate affermazioni riguardanti una certa ostilità alla preghiera comune con i non ortodossi.

Ho chiesto chiarimenti in merito. Ma la risposta è stata che si tratta di un malinteso, perché questo aspetto non riguarda i cattolici. Anzi i russi vogliono continuare a pregare con noi. In più di un'occasione mi hanno chiesto di benedire i pasti; ho partecipato alle loro liturgie e viceversa.

L'impressione, però, è che ci siano ancora ostacoli da superare. Quali sono i più immediati?

Anzitutto c'è la questione del primato di Pietro:  la Chiesa ortodossa russa ha costituito una sottocommissione per studiarlo. Io ho osservato che potrebbe essere negativo per il cosiddetto documento di Ravenna, dove per la prima volta si è parlato di un primato a livello univerale, riconoscendo che esso spetta per tradizione al vescovo di Roma. Ma gli ortodossi russi mi hanno assicurato che si tratta di uno studio che vuole essere approfondito e serio e che è solo agli inizi.
Ciò che sembra più importante è invece la conduzione del dialogo con le altre Chiese ortodosse. Auspico che si trovi presto un chiarimento con la Chiesa di Estonia che ha una lettura diversa della storia. La soluzione va trovata, e al più presto, altrimenti è vano ogni sforzo, perché se i russi non partecipano sarà difficile, se non impossibile, continuare questo dialogo.

E i fedeli ortodossi russi, la gente comune, sono pronti?


Non è sufficiente l'incontro tra teologi, vescovi e addetti ai lavori; è prioritario unire i popoli. Si può preparare l'unità, ma non organizzarla, essa è un dono dello Spirito e noi possiamo solo pregare per questa unità. La Chiesa può essere una unità nella diversità, o meglio una diversità nell'unità.

Quali ricordi personali ha portato con sé tornando a Roma?

Tanti:  ogni luogo visitato mi ha lasciato qualcosa di positivo. Kazan è stata un'esperienza commovente:  questa icona era stata per una notte intera nella mia camera a Mosca quando venni nel 2004 per consegnarla, dopo che era stata custodita nell'appartamento pontificio. Ora è tornata a casa sua e sono convinto che avrà un'importanza fondamentale per la riconciliazione tra i cristiani. Inoltre in questo luogo abitato da tartari di religione musulmana è un elemento di unione anche con l'islamismo. Qui la gente la chiama l'"icona del Vaticano".
Poi c'è stato il monastero di Diveevo nei pressi di Nizhniy Novgorod, dove si venera san Serafino di Sarov, particolarmente amato dal popolo russo. Il vescovo mi ha accolto in una maniera del tutto inattesa, con affabile gentilezza, e le quattrocento monache mi hanno parlato delle loro vicissitudini. Ma soprattutto ho potuto constatare come rispetto agli anni passati le chiese e i monasteri in rovina siano stati tutti restaurati con grande sforzo. Gli ortodossi russi sono però consapevoli che non basta ristrutturare le mura:  occorre prima di tutto un rinnovamento spirituale.



(©L'Osservatore Romano 2 -3 giugno 2008)
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