A colloquio con Domenico Giani, a capo della Direzione dei servizi
di sicurezza e protezione civile

Due nuovi reparti speciali
per la Gendarmeria vaticana

di Mario Ponzi

Kepì blu con cordoncino nero e stemma metallico argentato per i sottufficiali, ricamato per gli ufficiali; camicia bianca a mezze maniche, spallina nera con o senza gradi a seconda di chi la indossa, collo aperto e senza cravatta, pantaloni blu con due bande laterali nere, di tre centimetri per i sottufficiali, e una piccola, di un centimetro, per gli ufficiali, scarpe nere. Giacca blu con bottoni argentati e rifiniture in nero, alamari per gli ufficiali, e cravatta nera per il servizio durante le cerimonie. È la nuova divisa estiva che a breve indosseranno i gendarmi vaticani. Identica quella invernale, con giacca e cravatta nera, giubbotto blu, con guarnizioni in nero per i servizi ordinari, ampio mantello foderato in rosso per gli altri servizi. "Nel pensarla - ha detto il dottor Domenico Giani, alla guida della Direzione dei Servizi di sicurezza e della Protezione civile della Città del Vaticano - ci siamo ispirati alle antiche divise dei primi gendarmi. Ne abbiamo poi rivisitato il modello nell'intento di legare la nostra grande tradizione con la necessità di restare comunque, anche visivamente, al passo con i tempi".
E non sarà certamente la divisa l'unica novità. "Siamo in attesa - ci ha detto Domenico Giani - dell'entrata in vigore del nuovo regolamento, elaborato nell'ottica del costante adeguamento alle esigenze che via via si manifestano per l'ottimizzazione del servizio che siamo chiamati a rendere".
In effetti corpo e mansioni della Gendarmeria Vaticana hanno subito nel tempo profonde evoluzioni (si veda qui sotto la scheda storica), anche se "lo spirito e l'intensità del servizio - confidano i più anziani tra i gendarmi - sono rimasti invariati". E se il Vaticano è lo Stato considerato il più tranquillo e tra i più ordinati del mondo, certamente una parte del merito va proprio al personale dei Servizi di sicurezza e della Protezione civile. Non ingannino i "soli" 44 ettari di superficie dello Stato:  oltre a essere classificato al quarto posto per densità abitativa (556 persone hanno la cittadinanza vaticana, 249 sono residenti ma non hanno la cittadinanza vaticana, e 476 abitano effettivamente nello Stato), il Vaticano è frequentato quotidianamente da migliaia e migliaia di persone di tutte le nazionalità - addirittura decine di migliaia in particolari periodi dell'anno - che ne varcano i confini per motivi diversi:  da quelli strettamente religiosi e devozionali, a quelli ufficiali, turistici, culturali o anche semplicemente per accedere ai numerosi servizi messi a disposizione dei dipendenti e dei loro familiari. Dunque mantenere questo ambito primato significa operare a ottimi livelli di professionalità, ma significa anche e soprattutto saldezza morale ineccepibile e dedizione completa al Papa.
Di tutto questo parla il comandante Domenico Giani in un'intervista rilasciata a "L'Osservatore Romano".

Cosa significa essere gendarme in Vaticano?

Per far comprendere il senso del nostro servizio, mi piace riferirmi alla preghiera che ha appositamente composto per noi il nostro cappellano, monsignor Giulio Viviani, e che solitamente ripetiamo negli incontri spirituali, laddove essa recita:  "Dio di immensa bontà, rendici sempre più degni e validi cooperatori dei tuoi angeli nel nostro servizio a protezione e custodia del successore di Pietro e della Sede apostolica. Il tuo arcangelo Michele, difensore degli amici di Dio sia con noi per salvarci dalle insidie del male". Per carità, non voglio dire che siamo o ci sentiamo degli angeli! Molto più umilmente vogliamo conformare la nostra missione a quella propria degli angeli, chiamati a custodire e a proteggere. Il Papa prima di tutti.

Quali sono in sostanza i compiti della Gendarmeria?

Divisi in pattuglie e piantoni, vigiliamo per 24 ore su 24, e tutti i giorni dell'anno, sul territorio vaticano, pronti a intervenire per ogni necessità. Un compito impegnativo per le diverse situazioni che si possono manifestare, che deve essere garantito in maniera competente, con tanta prudenza, con riservatezza assoluta, e accompagnato da un'altrettanto assoluta dedizione. Inutile sottolineare a chi e a cosa dobbiamo garantire sicurezza.
Non meno impegno esige poi la tutela dell'incolumità di quanti partecipano alle solenni celebrazioni pontificie, alle udienze praticamente quotidiane, alle riunioni che si svolgono in Vaticano e così via. È un tale complesso di eventi che richiede, soprattutto oggi, non solo una estrema qualificazione del personale ma anche il supporto della più avanzata tecnologia.

Per quanto riguarda la protezione del Papa ci sono delle accortezze particolari, magari una squadra a parte esplicitamente incaricata della sua protezione?

La protezione e la difesa del Pontefice in tutti i suoi spostamenti, compresi le visite pastorali in Italia e i viaggi internazionali e intercontinentali, è il nostro compito principale, al quale tutta la Gendarmeria deve sapere e potere provvedere. Sul territorio italiano è prevista una collaborazione interforze fra Gendarmeria vaticana e Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. Fuori dal confine italiano, la Gendarmeria agisce in accordo con le autorità di polizia del Paese ospitante.

Nel processo di adeguamento ai tempi quali innovazioni avete portato al vostro modo di operare? Per esempio, siete preparati per affrontare emergenze terroristiche?

Abbiamo istituito recentemente due reparti speciali che dipendono direttamente dal comandante del Corpo della Gendarmeria:  si tratta del Gruppo di Intervento Rapido e del reparto Antisabotaggio.
Il Gruppo di Intervento Rapido è finalizzato al contrasto di eventuali attività eversive. Espleta innanzitutto un'attività investigativa attraverso l'analisi e il raccordo di numerosi canali e sistemi informativi, supportato da una efficiente organizzazione tecnico-logistica. È in grado di intervenire immediatamente in caso di situazioni ad alto rischio.
Il secondo è uno speciale contingente formato da elementi altamente specializzati e addestrati, munito di sofisticate, innovative attrezzature tecnologiche. Le principali attività di questi specialisti, periodicamente aggiornati sulle più moderne tecniche d'intervento, consistono nel riconoscere e neutralizzare eventuali pericoli ponendo in atto tutte le misure di sicurezza in caso di ritrovamento di pacchi o plichi sospetti, oltre a concorrere nelle attività di polizia giudiziaria e amministrativa, in ausilio al reparto investigativo.
Dall'inizio dell'anno santo del 2000, è funzionante una sala operativa e di controllo. Si tratta di un centro funzionale e di coordinamento dei soccorsi per le emergenze sul territorio, attrezzato con impianti di allarme e di videosorveglianza di ultima generazione. Costituisce un presidio permanente e continuativo. La sala infatti è operativa 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno, e dispone degli strumenti tecnologici e informatici con cui analizzare e valutare in tempo reale tutte le informazioni raccolte dalle reti di monitoraggio. È costantemente in grado di avviare idonee procedure di risposta e contrasto all'insorgere delle emergenze o in particolari situazioni a rischio che dovessero essere segnalate sul territorio. Si tratta di un'attività che svolgiamo mantenendoci sempre in stretto collegamento con la Guardia Svizzera Pontificia. Con loro abbiamo un rapporto particolare, direi anzi fondamentale, per il raggiungimento degli obiettivi della sicurezza, ma anche e soprattutto per quella imprescindibile testimonianza comune di fedeltà e di devozione al Papa e alla Santa Sede che caratterizza il nostro comune lavoro.

Come si concilia questa alta specializzazione con le altre responsabilità della Gendarmeria, tipo il controllo del traffico e il rilascio dei permessi?


Vede, è proprio dal regolamento che ci vengono imposte tutte queste responsabilità. Per questo ai nostri agenti chiediamo versatilità e capacità di penetrare profondamente il ruolo che di volta in volta viene assegnato:  oggi al controllo del traffico, domani della sicurezza nell'aula delle udienze o in basilica o al seguito del Papa in alcuni dei suoi spostamenti. Certamente, come in ogni professione, c'è una fase di avviamento, di apprendimento delle tecniche sul campo durante la quale i giovani sono affiancati dagli anziani. Ma poi tutti devono essere disponibili per tutti i servizi. Per questa duttilità la Gendarmeria può ricoprire diversi incarichi. Provvede alla prevenzione dei sinistri e agli interventi relativi, svolge compiti istituzionali di polizia, compresi quelli di frontiera, nonché di polizia giudiziaria e tributaria, in ordine alla sicurezza dei luoghi e delle persone, al mantenimento dell'ordine pubblico e alla prevenzione e repressione dei reati e infine si occupa del rilascio delle tessere e dei permessi.

Per il rilascio dei permessi cosa è previsto?

Basta presentarsi a uno degli ingressi dello Stato e rivolgersi all'ufficio permessi. Per la basilica di San Pietro e per i Musei Vaticani non servono permessi:  sono normalmente aperti ai fedeli e ai visitatori senza particolari formalità.

Il servizio di controllo si estende anche alle zone extraterritoriali, esterne al Vaticano?

Sì. È da più di un anno che - per esplicita volontà del cardinale Giovanni Lajolo e del segretario generale del Governatorato monsignor Renato Boccardo - la Gendarmeria garantisce la sicurezza e l'ordine pubblico anche nelle zone extraterritoriali, esterne al Vaticano. Più che altro si tratta di un servizio di prevenzione e di vigilanza, che riguarda soprattutto le basiliche papali.

Che tipo di rapporto avete con le altre centrali di polizia estere?

Recentemente, dopo l'approvazione della Segreteria di Stato, lo Stato della Città del Vaticano ha aderito all'Interpol, l'organizzazione internazionale di polizia criminale. È un bel passo in avanti anche perché ci è offerta la possibilità di acquisire informazioni sui fenomeni criminali, di essere aggiornati sulle procedure operative per l'attività di contrasto alla criminalità organizzata e alle associazioni sovversive, sulla diffusione delle esperienze investigative rivelatesi di maggiore efficacia e, soprattutto, ci consente l'acquisizione di dati personali di soggetti già segnalati in ambito internazionale. In questo modo è come se avessimo sempre una finestra aperta sul mondo, e la possibilità di far parte di quella rete informativa internazionale, tesa a garantire ovunque sicurezza.



(©L'Osservatore Romano 8 giugno 2008)
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