Intervista a Laura Boldrini portavoce dell'Unhcr in Italia

Non esistono
esseri umani di serie B

di Pierluigi Natalia

"Proteggere i rifugiati è un dovere, essere protetti è un diritto":  lo slogan scelto in Italia per la Giornata mondiale del rifugiato del 20 giugno, sintetizza le affermazioni di Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che in un'intervista a "L'Osservatore Romano" sottolinea il ruolo di intervento, di sensibilizzazione e di formazione svolto dal suo organismo.

Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il tema del diritto dei rifugiati a essere protetti è recepito davvero?

Questo diritto fa parte della cultura internazionale e segnatamente europea. È sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, all'articolo 14, è uno dei fondamenti del diritto europeo ed è garantito anche dalla Costituzione italiana. Ciò detto, è vero che oggi viene messo in discussione da alcuni che vorrebbero riconsiderarlo. Secondo noi, invece, questo diritto è una cartina di tornasole del livello di civiltà dei Paesi e rimetterlo in discussione sarebbe riconsiderare un istituto del quale c'è traccia da venticinque secoli, fin dalla Grecia classica.

Negli ultimi anni la persecuzione per motivi religiosi è tra gli aspetti più diffusi dei fenomeni di pulizia etnica. Qual è la valutazione dell'Unhcr?

La persecuzione su base religiosa esiste certamente. Lo stiamo vedendo, per esempio, con molta chiarezza in Iraq, dove oggi c'è una sorta di pulizia religiosa con continue violenze su base addirittura confessionale, tra sunniti e sciiti, per non parlare di quelle contro la minoranza cristiana che in questi anni si è trovata in grande difficoltà. Di recente ho condotto una missione in Siria, che è uno Stato pluriconfessionale, e vi ho incontrato tantissimi rifugiati iracheni, tra i quali anche cristiani di diverse confessioni. Queste persone hanno ripopolato le periferie di Damasco insieme, senza riprodurre quell'artificiosa separazione che la violenza ha creato in Iraq.

Molti ritengono che la protezione del rifugiato e il diritto d'asilo anche in Paesi europei incomincino a essere erosi dall'inasprimento dei controlli di frontiera o da preoccupazione legate alla sicurezza, se non addirittura da rigurgiti di xenofobia. Qual è l'opinione dell'Unhcr?

La situazione è molto complessa. Sempre più spesso i flussi migratori, soprattutto attraverso il Mediterraneo, sono misti. Sullo stesso gommone ci sono persone in cerca di decenti condizioni di vita e persone che fuggono da guerre e persecuzioni. In Italia nel 2007 sono arrivate via mare circa ventimila persone. Una su tre ha chiesto asilo e a una su cinque è stata riconosciuta una forma di protezione. Gran parte delle persone che attraversano il canale di Sicilia lo fanno perché non hanno altra scelta. Proprio la natura mista del fenomeno della mobilità umana rende difficile rappresentarlo. Ma è imperativo lo sforzo di farlo.

Perché in Italia l'Unhcr ha una presenza maggiore che in altri Paesi?

Perché l'Italia è il cancello verso l'Unione europea e, quindi, per certi versi, può essere considerata la porta dell'asilo. Per far ciò lavoriamo moltissimo con le organizzazioni non governative e con le associazioni inserite nel tessuto sociale e coordiniamo il tavolo di tutte quelle che si occupano di asilo In questo, accanto ai nostri compiti istituzionali, o meglio nel loro spirito, siamo vigili anche nel fare la nostra parte per contrastare quei fenomeni di xenofobia e di razzismo che purtroppo ci sono. Vorrei concludere ricordando che in questa Giornata mondiale del rifugiato consegneremo un premio ai capitani di tre pescherecci italiani che nel 2007 hanno effettuato soccorsi in mare. È un altro modo per dire di non rassegnarsi all'indifferenza, di non voltarsi da un'altra parte quando in ballo c'è la salvezza di tante persone e di ricordare che non ci sono vite umane di serie B.



(©L'Osservatore Romano 20 giugno 2008)
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