Intervista ad Alberto Batisti
nuovo direttore artistico della Sagra Musicale Umbra

Dante in musica
«fa tremar le vene e i polsi»


di Marcello Filotei

Anche Beatrice ne andrebbe fiera, se solo non fosse morta nel 1290. Il suo Dante gode di nuova fama in Italia non solo tra gli studiosi e gli appassionati, che come è ovvio non possono allontanarsene dopo averlo anche solo sfiorato, ma soprattutto in una vasta fetta di popolazione che a lungo ha considerato la Commedia una lettura noiosa, abbandonata nel migliore dei casi dopo un frettoloso incontro liceale. Quale che sia il giudizio sulle modalità che hanno portato a questa Dante-renaissance, l'occasione è ghiotta e Alberto Batisti, nuovo direttore artistico della Sagra Musicale Umbra, non se l'è lasciata sfuggire.
"Le confesso che la decisione di puntare su Dante come tema di riferimento della sessantatreesima edizione del festival non è estranea al clima di aspettativa che creano oggi le iniziative sul poeta. Ho voluto comunque ritornare alle radici culturali dell'Italia e trovare le relazioni che ci sono tra questa cultura letteraria e l'arte più in generale".

Come è stata declinata in musica l'idea di puntare sull'autore della Commedia?

Mettere in musica Dante "fa tremar le vene e i polsi", per citare uno tra i suoi versi più celebri. La sua poesia ha spaventato a lungo i compositori, sia per l'estrema intensità sia, soprattutto, per il carattere pluristilistico. Anche per questo la direttrice principale del rapporto tra poesia e musica nella tradizione italiana è passata attraverso Petrarca. Nell'Ottocento, finalmente, nel linguaggio musicale si è compiuto il salto dell'approfondimento psicologico, e con l'introduzione dei grandi contrasti drammatici i compositori si sono avvicinati notevolmente alla poetica dantesca, in particolare in Germania, ma non solo. Da queste considerazioni è nata ad esempio l'idea di programmare la Dante Symphonie di Liszt e la Francesca da Rimini di Cajkovskij, in una serata particolare che il 17 settembre affiancherà musica, poesia e immagini intorno alla Divina Commedia con, tra l'altro, la voce recitante di Chiara Muti. Un'altra idea dalla quale mi sono mosso è quella di dare spazio alla musica del tempo di Dante, sia in ambito colto che popolare. Il compito di indagare il rapporto tra il poeta e i trovatori è stato affidato a un gruppo umbro specializzato nel repertorio medioevale, i Micrologus, 16 settembre a Deruda. L'ensemble Modo Antiquo, invece, il 19 settembre affronterà l'ambito popolare, con danze e canti legate alla vita quotidiana nel Trecento.

Musica su Dante e musica ai tempi di Dante, quindi, in un programma incorniciato da due grandi messe?

Sono due momenti che io intendo come i propilei della Sagra. Si entra e si esce dalla manifestazione attraverso due tra le più grandi partiture che abbiano intonato l'ordinario nella storia della musica:  l'inaugurazione è affidata il 13 settembre alla Missa solemnis di Beethoven, con Gustav Kuhn sul podio dell'orchestra Haydn di Bolzano e Trento con il Coro dell'Accademia del "Tirol Festspiele Erl"; il congedo, alla Messa in si minore di Bach, con Helmuth Rilling alla guida della Bach Akademie Stuttgart, il 26. Questa impostazione restituisce alla Sagra la sua specificità di festival legato all'ispirazione spirituale.

La prima esecuzione assoluta de Il cor tristo di Roger Marsh, tratto dal Canto xxxiii dell'Inferno, indica inoltre un'attenzione verso la musica d'oggi. Si tratta di una commissione della Sagra o il pezzo era già in lavorazione?

Ho scoperto, attraverso l'Hilliard Ensemble - che eseguirà il lavoro il 14 settembre nella Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi a Perugia - che il compositore stava lavorando su questo tema e gli ho chiesto di stringere i tempi per poter presentare l'opera alla Sagra in prima mondiale. L'ho fatto perché penso che sia molto importante un confronto tra la musica contemporanea e Dante. Avevo anche chiesto a Salvatore Sciarrino di cimentarsi su questo terreno. Lui si era innamorato del progetto, ma non ha potuto portarlo avanti per ragioni di tempo. La sua musica, però, non poteva mancare e così ho deciso di programmare i suoi Dodici madrigali, che verranno presentati il 23 settembre nella Basilica di San Pietro a Perugia dai Neue vocalsolisten Stuttgart in prima esecuzione italiana.

Qual è l'intento che persegue attraverso quest'attenzione ai compositori d'oggi?

Intendo creare un dialogo tra antico e contemporaneo. Credo che per un festival sia doveroso fare attenzione ai nuovi linguaggi artistici, ma al tempo stesso vorrei che ogni anno la musica d'oggi si confrontasse con un tema preciso, mettendosi in dialogo con la tradizione.

Ha già scelto il tema della prossima edizione?

Sarà dedicata a santa Cecilia. Un tema vastissimo, perché intorno alla santa si sono sviluppate ispirazioni di ogni stile. Questo ci permette, ad esempio, di andare a riscoprire partiture dimenticate, come quelle che abbiamo già individuato. Al tempo stesso riproporremo lavori classici legati alla celebrazione della santa, per poi mettere a confronto questo materiale con la produzione degli autori a noi più vicini.



(©L'Osservatore Romano 26 giugno 2008)
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