Intervista al cardinale Rylko all'indomani dell'apertura della Gmg

Primavera dello Spirito
nell'inverno di Sydney


dal nostro inviato Gianluca Biccini

"I giovani di tutto il mondo hanno trasformato in una primavera l'inverno di Sydney, inaugurando anche una nuova primavera della Chiesa australiana". C'è soddisfazione nelle parole del cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, subito dopo l'apertura della XXIII Giornata mondiale della gioventù. Nel pomeriggio di martedì 15 luglio il porporato era tra i concelebranti principali della messa presieduta dal cardinale Pell a Barangaroo, alla quale hanno partecipato centoquarantamila ragazzi e ragazze dei cinque continenti. Il cardinale, che si occupa delle Gmg dai tempi dell'incontro di Santiago de Compostela (1989), in quest'intervista al nostro giornale parla di una "grande avventura della fede" che sta trasformando in questi giorni Sydney in un "cenacolo a cielo aperto", facendone  la  capitale  mondiale  della  gioventù.

Alla vigilia di questo incontro c'è stato chi ha fatto notare come la formula delle giornate mondiali della gioventù sia diventata un po' ripetitiva. A suo giudizio, c'è qualcosa che differenzia la Gmg di Sydney 2008 dalle altre?

Ogni giornata mondiale della gioventù è unica. Se la struttura resta identica nel tempo, ogni appuntamento ha caratteristiche proprie. Questa è specifica per l'Australia. E ciò ha rappresentato una doppia sfida per gli organizzatori e per i giovani. Dal punto di vista logistico la sfida più grande è stata rappresentata dalle distanze. La seconda sfida ha riguardato la Chiesa locale, che è minoritaria, in quanto rappresenta il 26 per cento della popolazione, in una società fortemente secolarizzata. Fin dall'inizio abbiamo ammirato il coraggio del cardinale arcivescovo di Sydney, George Pell, che ha "osato" organizzare un tale evento nonostante queste apparenti difficoltà.

Secondo lei questa sfida è stata vinta?

Direi di sì, in entrambi i casi. I giovani non si sono scoraggiati, nonostante i costi economici, rispondendo in modo generoso all'invito di Benedetto XVI. Il Pontefice è un grande maestro nell'indicare la centralità di Dio nella vita dell'uomo e nell'evidenziare la positività del cristianesimo come progetto di vita.

Anche se siamo solo all'inizio, si può già tracciare un primo bilancio di questa esperienza in un continente così lontano e finora poco conosciuto?

Sebbene i numeri non siano l'unico criterio per giudicare l'esito di questo incontro, è significativo il fatto che si siano ampiamente superate le centomila adesioni, escluse quelle degli australiani. A queste cifre vanno aggiunti i tanti che stanno arrivando ancora in queste ore senza iscrizione formale. Le autorità civili australiane hanno confermato che è stata superata abbondantemente la partecipazione che si registrò alle Olimpiadi del 2000, per cui possiamo dire con sicurezza che siamo davanti al più grande evento svoltosi in questo Paese. Va poi registrato lo sforzo della Chiesa locale che ha dimostrato enorme generosità, impegno e intelligenza a livello sia di conferenza episcopale nazionale che locale. La Gmg infatti è stata preceduta dalle giornate diocesane in varie Chiese australiane, in modo da coinvolgere tutte le comunità cattoliche del Paese. Per avere un'idea basti pensare che a Melbourne c'erano venticinquemila giovani, i quali si sono poi riversati in massa qui a Sydney.

Si potrebbe dire che la Gmg sia un evento tagliato perfettamente per un Paese giovane come l'Australia, dove l'età media della popolazione non raggiunge i quarant'anni?

In realtà non dobbiamo limitarci a pensare solo ai giovani. Le Gmg sono un dono per tutta la Chiesa, in tutte le sue componenti, perché tutta la Chiesa riscopre il suo volto giovane, per usare un'espressione di Giovanni Paolo ii. Questo è importante perché soprattutto nelle parrocchie e nelle comunità dei Paesi cosiddetti ricchi si vedono quasi sempre solo anziani. Insomma, dove c'è una crisi della fede c'è bisogno di una testimonianza giovane, piena di entusiasmo e di gioia. Come sta avvenendo qui a Sydney, dove la gente comune, prima scettica e indifferente, comincia a stupirsi nel vedere queste frotte di giovani in festa che hanno invaso la città con la loro allegria, e se ne lascia coinvolgere.

Quali sono i criteri con cui viene scelta di volta in volta la sede delle Giornate mondiali della gioventù?

Le Gmg rispondono ai bisogni delle Chiese locali. All'origine c'è l'invito di un vescovo che ha capito la necessità di educare i giovani alle scelte esistenziali definitive. E il cardinale Pell, da cui è partita l'iniziativa per questa edizione 2008, non si stanca di proporre la bellezza dell'essere cristiani. In una situazione di cristianesimo stanco, come accade nei Paesi occidentali, i giovani possono essere la primavera della Chiesa, nel senso che sono portatori di una freschezza che non invecchia, che non è fossilizzata. Ai giovani di oggi si chiede il coraggio della missionarietà. Non a caso è stato scelto per questo avvenimento il tema dello Spirito Santo, che punta a far capire l'importanza del sacramento della confermazione, attraverso il quale si ottiene la forza per testimoniare la nostra fede in una società che sembra interessata a ben altri modelli. Il nostro auspicio è che i giovani possano conoscere meglio lo Spirito Santo, entrino in rapporto con Lui e da Lui si lascino guidare nelle scelte fondamentali.

A Sydney, in questi giorni, si vedono soprattutto giovani che appartengono ai movimenti e alle comunità ecclesiali. Qual è il loro ruolo nell'economia delle Gmg?

All'inizio della storia delle Giornate mondiali della gioventù, la forza iniziale è venuta proprio da loro. Insieme ad altre realtà aggregative storiche, come l'Azione Cattolica, hanno dato un grosso contributo allo sviluppo di questa intuizione. Va dunque riconosciuto il loro ruolo di stimolo, di impulso, anche perché le Gmg hanno fatto nascere le strutture ecclesiali di pastorale giovanile, com'è avvenuto per esempio in Italia. Del resto era necessario costruire un ponte tra la straordinarietà di un evento, che riunisce centinaia di migliaia di giovani intorno al successore di Pietro, e la quotidianità della vita ordinaria. Occorre aggiornare e rinnovare continuamente i metodi e le strutture perché il mondo giovanile è in continua evoluzione. Per cui uno dei frutti fondamentali della Gmg è proprio la crescente sensibilità dei pastori, vescovi e sacerdoti, circa l'importanza dei giovani per la Chiesa. In Italia, come in altri Paesi, questo si vede bene:  oggi la maggior parte dei partecipanti sono i giovani organizzati dalle parrocchie e coordinati dagli uffici di pastorale giovanile della conferenza episcopale nazionale. Questo mi pare un segno di grande speranza per la Chiesa di oggi.

Qual è il ruolo che il Pontificio Consiglio per i Laici svolge nelle Gmg?

A parte il coordinamento generale tra gli organizzatori locali e il resto del mondo, c'è un aspetto interessante che riguarda la solidarietà. Essendo espressione dell'universalità della Chiesa, le Giornate mondiali della gioventù tendono a riproporne il modello, radunando in un'unica famiglia tanti popoli e culture diverse. Per questo sin dall'inizio abbiamo istituito un fondo - alimentato da offerte dei giovani dei Paesi più agiati - per permettere la partecipazione di quelli provenienti dai Paesi più svantaggiati. Grazie a un contributo individuale di dieci euro, quest'anno ne abbiamo raccolti un milione, che sono stati messi a disposizione di nazioni dell'Asia e dell'Africa. Grazie a questo le Gmg diventano scuole di comunione, basate sul fondamento della condivisione di un'unica fede, quella in Gesù Cristo.

Le Gmg sono un avvenimento multiforme, che coinvolge dimensioni diverse:  spirituale, umana, sociale, artistica, familiare. C'è secondo lei un aspetto che risalta maggiormente sugli altri?

Sicuramente quello vocazionale:  nei raduni mondiali nascono nuove amicizie, si favorisce la conoscenza tra culture differenti. Soprattutto va ricordato che tanti giovani, dopo aver partecipato alle Giornate, hanno fatto scelte di fede importanti:  consacrazione religiosa, vita sacerdotale, maggior coinvolgimento nei movimenti. Sono sbocciate anche vocazioni per la famiglia. Proprio qui a Sydney ho incontrato una donna, ministro dello stato del Nuovo Galles del Sud, la quale mi ha confidato che il suo cammino verso il matrimonio è iniziato nel contesto della Gmg di Czestochowa. È stato lì che lei, giovane statunitense, ha incontrato un coetaneo australiano. Lo ha sposato e seguito fin quaggiù. Oggi hanno due figli.

Quindi nel bagaglio del viaggio di ritorno dalle Gmg i giovani riportano sempre a casa un dono che ripaga dei tanti sacrifici affrontati?

Penso proprio di sì. In un mondo sempre più globalizzato e massificante, dove sembrano regnare anonimato e solitudine, i giovani soffrono e anche quando hanno un barlume di fede preferiscono farne una questione privata. Le grandi assemblee mondiali invece permettono loro di non sentirsi soli e questo infonde coraggio. Anche qui a Sydney i partecipanti potranno raccogliere frutti in abbondanza nella misura in cui sapranno aprire i loro cuori ai doni di grazia elargiti dallo Spirito.



(©L'Osservatore Romano 17 luglio 2008)
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