A colloquio con Giulio Cesare Nicotra, direttore del Fondo Assistenza Sanitaria del Vaticano

Un ticket simbolico
per un'assistenza uguale per tutti


di Mario Ponzi

Alta qualità dell'assistenza, facilità di accesso alle prestazioni, trattamento identico per tutti senza distinzioni di alcun genere, ticket da un minimo di cinquanta centesimi per una prescrizione a un massimo di un euro e cinquanta per gli esami diagnostici più sofisticati, un elenco di specialisti tra i più qualificati a disposizione, convenzioni con i centri ospedalieri e clinici tecnologicamente e professionalmente tra i più accreditati. Per gli oltre diecimila iscritti al Fondo Assistenza Sanitaria (Fas) del Vaticano non è un sogno ma una realtà sperimentata ogni giorno. "Potenza dei mezzi? No - dice il direttore professor Giulio Cesare Nicotra -. Semplicemente una buona organizzazione e una particolare sensibilità nei confronti della persona malata". Il professore ci aiuta a capire come sia possibile raggiungere certi risultati.

Qual è la natura del Fas?

Si tratta di un ente autonomo, con personalità giuridica, amministrato da un consiglio di amministrazione presieduto dal segretario dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Provvede all'assistenza sanitaria dei dipendenti di tutti gli enti amministrativamente gestiti, in modo diretto, dalla Santa Sede. Venne fondato nel 1953 sulla falsariga di quello che allora era il più grande ente mutualistico italiano, l'Inam. Tanto che il primo regolamento rispecchiava in toto quello dell'Inam anche per la curiosa regola in virtù della quale il malato veniva curato per soli centottanta giorni l'anno e dunque non si potevano curare malattie croniche. Fortunatamente la regola fu presto abolita. Dopo anni di sperimentazione abbiamo deciso di realizzare un nostro statuto. Ora ha dodici anni, ma già lo sentiamo vecchio. Anzi le posso anticipare che si sta per varare il nuovo regolamento.

Chi e quanti sono gli assistiti dal Fondo?

Noi li distinguiamo in due categorie, riferendoci ai due grandi enti che sono il Governatorato e l'Apsa. Ma si tratta di una distinzione solo formale. Al Governatorato fanno capo per la gran parte dipendenti laici, dunque con familiari a carico. Garantiamo assistenza sia ai dipendenti, sia ai loro familiari diretti, moglie e figli, e in alcuni casi anche ad altri familiari conviventi. All'Apsa fanno capo soprattutto sacerdoti e religiosi, dunque persone singole, che lavorano nei diversi organismi della curia e nei vari uffici. I laici sono pochi. La distinzione ci serve soprattutto dal punto di vista amministrativo. Per ciò che riguarda il numero degli assistiti siamo ben oltre i diecimila.

Come si finanzia il Fondo?

Le diverse amministrazioni praticano una ritenuta mensile sullo stipendio del dipendente, il due per cento. È quello che ci viene girato. La percentuale - e questo è molto importante - non varia con il variare del numero dei componenti del nucleo familiare, cioè resta sempre in questa misura anche in presenza di nuclei familiari molto numerosi. Sono le stesse amministrazioni che contribuiscono all'assistenza ai familiari dei loro dipendenti, pagando direttamente una quota per ciascuno di loro. È un vero modello di Stato sociale non crede?

Ed è sufficiente ad assicurare a tutti l'assistenza o il bilancio rischia di andare in rosso?

Guardi difficilmente andiamo con il bilancio in rosso. Cerchiamo di amministrare i fondi a disposizione con la diligenza del buon padre di famiglia, riducendo gli sprechi praticamente a zero. Tuttavia il nostro è un sistema che prevede il bilancio in pareggio per definizione. Può infatti capitare che in certi periodi dobbiamo affrontare interventi importanti e dunque sforiamo con il preventivo. A questo punto sono le amministrazioni che intervengono direttamente e in proporzione ai loro dipendenti.

Ma poi le amministrazioni si rifanno sui dipendenti...

Assolutamente no. Le ritenute, ripeto, sono sempre quelle.

E quali sono le "voci di spesa"?

A parte gli stipendi dei nostri dipendenti - un gruppo di soli dodici impiegati che si sobbarcano un lavoro non indifferente -, una voce che comunque riguarda il 6% del bilancio globale, vi rientrano tutte le spese sostenute per gestire la sanità esterna al Vaticano. Mi spiego meglio. La gestione della salute all'interno del Vaticano è di stretta e assoluta competenza della Direzione Sanità e Igiene. Noi interveniamo in piccolissima parte. Il Fas invece si occupa - e dunque paga - di quanto occorre per assistere il mutuato in tutti i casi nei quali non lo si può assistere con i mezzi e le disponibilità interne. Operiamo in convenzione con i migliori specialisti nella fascia urbana, con laboratori diagnostici esterni, con ospedali, case di cura e altri centri di assistenza privati tra i più qualificati della città. Per questo i nostri assistiti possono essere certi di avere possibilità di accesso, anche in termini brevi, a cure e interventi di cui hanno bisogno.

E per quelli che abitano fuori Roma?

Intanto abbiamo stipulato convenzioni con specialisti e strutture anche nella Provincia. Poi i nostri assistiti possono usufruire comunque dell'assistenza indiretta, mediante il rimborso delle spese affrontate.

Dunque agli assistiti del Fondo viene rimborsato qualsiasi tipo di intervento esterno?

Direi che viene rimborsato quasi tutto. Noi come punto di riferimento mediamente prendiamo l'ospedale Gemelli:  tutto ciò che viene fatto al Gemelli noi lo consideriamo convenzionabile. Certo ogni giorno il progresso medico-scientifico e tecnologico ci mette davanti a cose nuove. Prima di offrirle ai nostri assistiti valutiamo, soprattutto consideriamo la loro efficacia effettiva. Sono comunque poche le cose che non offriamo in convenzione.

Ciò vale anche per le cure estetiche?

Assolutamente no. Per statuto non rimborsiamo cure estetiche.

Ma neppure nei casi di incidenti che comportano sfigurazioni?

In questo caso sì, ma si tratta di chirurgia ricostruttiva e non di cure estetiche. E non vale neppure la scusa del disagio psicologico. Chi vuole rifarsi qualsiasi parte del corpo liberissimo di farlo, ma a spese proprie.

Ci saranno grossi cambiamenti con il nuovo regolamento?

Non c'è bisogno di grandi cose. Stiamo studiando per esempio come affrontare il problema costituito dai malati diciamo abitudinari, quelli che per lo stesso problema si rivolgono a tre quattro specialisti diversi nel giro di pochi giorni o comunque con una frequenza eccessiva. Stiamo anche studiando un metodo per limitare l'uso e lo spreco sconsiderato di medicine. Del resto i ticket che l'utente paga sono simbolici:  dai 50 centesimi per un farmaco o per una singola analisi a un euro e cinquanta per una Tac o una risonanza magnetica esterna. Ma questa è stata una precisa scelta dei nostri superiori. Ci si dovrà attivare per selezionare meglio gli interventi veramente necessari.

Qual è secondo lei il fiore all'occhiello del Fas?

Direi l'assoluta imparzialità nell'offrire assistenza a ognuno degli iscritti, a prescindere dalla sua qualifica, dalla sua posizione e così via. Tutti, dall'addetto alle pulizie appena assunto, al cardinale, hanno identiche possibilità di accedere ai servizi e ai trattamenti o cure previsti e, in casi straordinari, anche a quelli non esplicitamente contemplati. Poi la facilità e la rapidità dell'intervento che siamo in grado di offrire, senza considerare l'alta qualificazione di quanti operano in convenzione. Per apprezzare queste due sole caratteristiche basti pensare a quanto accade appena fuori la porta del Vaticano, ma direi quanto accade in tutti i sistemi sanitari nazionali.



(©L'Osservatore Romano 25 luglio 2008)
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