A colloquio con Giovanni Rocchi, direttore dell'ufficio vaticano di sanità e igiene

Un sistema sanitario libero
da liste d'attesa e ostacoli burocratici


di Mario Ponzi

Una sanità libera dalla morsa delle liste d'attesa, sensibile alle esigenze dei pazienti, sollecita non tanto, o non solo, nel "curare" quanto nel "prendersi cura". Sono risultati di cui va fiero il professor Giovanni Rocchi, direttore dell'ufficio di sanità e igiene dello Stato della Città del Vaticano. Nonostante oltre duecentomila tra analisi cliniche ed esami strumentali forniti nel 2007 dai laboratori interni e circa ottantamila tra visite, consulenze specialistiche e piccoli interventi assicurati dal poliambulatorio interno, l'attesa per una prestazione non supera ordinariamente i due o tre giorni; una o due settimane in casi di indagini tecnologicamente più sofisticate. Se, per esami o visite urgenti si dovessero profilare attese più lunghe, all'utente viene data la possibilità di rivolgersi a strutture esterne convenzionate, in grado di soddisfare la richiesta nei canonici due o tre giorni e senza aggravi economici.
Il professor Rocchi non accetta di veder minimizzato, o, peggio, banalizzato il lavoro del suo "ministero della salute" poiché "oltre ad assicurare prestazioni sanitarie quotidiane a circa quindicimila "aventi diritto", ci si occupa di tantissimi altri servizi". Ce ne parla in questa intervista.

A quando risale l'inizio dell'attività della direzione di sanità e igiene?

Non saprei dirle di preciso la data. Certamente dopo l'11 febbraio 1929, si è cominciata ad avvertire la necessità di avere un proprio sistema sanitario e un proprio organismo di controllo. Le posso dire per certo che il primo regolamento risale al 1931. Ma già prima una certa forma di assistenza era garantita. Tutto è nato attorno all'esistenza di un "armadio farmaceutico" affidato ai Fatebenefratelli, con le medicine per il Papa e i cardinali residenti. Piano piano si è passati alla presenza fissa di un medico chirurgo ortopedico il quale, oltre a garantire assistenza ai residenti, si occupava delle visite di rito per quanti venivano arruolati nei corpi armati del Vaticano, in particolare Guardie Svizzere e Gendarmi. Poi si istituì un posto di guardia medica in un piccolo ambulatorio per i cittadini vaticani. Con gli anni il servizio è migliorato e si è sviluppato sino a raggiungere le attuali dimensioni.

E quali sono queste dimensioni oggi?

Intanto oggi la direzione di sanità e igiene rappresenta tutto ciò che di operativo, in ambito sanitario e di igiene - sia ambientale che di medicina del lavoro, legale, fiscale e quant'altro - riguarda l'andamento dello Stato della Città del Vaticano.
Organizziamo per esempio il servizio ambulatoriale riservato agli assistiti dal Fondo assistenza sanitaria (Fas). Vi possono accedere anche quanti, dipendenti e non, trovandosi in Vaticano per un motivo qualsiasi accusano un malore. Anzi le dirò di più:  in quest'ultimo caso la prestazione necessaria a ristabilire il paziente è comunque a carico della direzione di sanità. Così come per il pronto soccorso a quanti si trovano in Vaticano per motivi turistici o per partecipare a eventi religiosi.

E in un anno quanti interventi di questo tipo si arriva ad effettuare?

Nel 2007 abbiamo registrato oltre millecinquecento interventi di pronto soccorso diurni e sessantatré notturni. Naturalmente si tratta di interventi di pronto soccorso perché nei casi più seri, dopo le prime cure, inviamo gli incidentati agli ospedali cittadini.

Sono più gli infortuni sul lavoro o quelli occorsi a visitatori?

Le posso dare dei numeri in base agli incidenti che abbiamo refertato, cioè quelli che hanno richiesto un intervento un po' più serio. È quasi impossibile calcolare quanta gente assistiamo in un anno tra coloro che vengono colti da semplici e passeggeri malori mentre partecipano agli eventi presieduti dal Papa. Quello che possiamo dire è che, tra i refertati del 2007, duecentosette riguardavano incidenti sul lavoro.

Che tipo di soccorso siete in grado di prestare?

Il gran numero di frequentatori del Vaticano per motivi diversi ci ha in un certo senso costretto a prevedere un servizio di guardia medica operativo ventiquattro ore su ventiquattro, dotata di mezzi e di capacità per interventi di tipo rianimativo. Quindi nel nostro servizio di guardia ci sono sempre un medico di medicina generale, un anestesista rianimatore e una piccola squadra composta da un infermiere, capace di collaborare in un quadro di terapia intensiva, e da un barelliere autista, in grado comunque di supportare l'infermiere.

Dunque chiunque accede in Vaticano gode di una forma di assistenza in caso di necessità. E cosa deve fare se gli capita qualcosa?

Abbiamo diversi punti di primo soccorso dislocati nei luoghi più frequentati. Chi viene colto da malore o comunque subisce un incidente, non deve fare altro che rivolgersi al personale di sorveglianza per farsi accompagnare al posto di primo soccorso più vicino, dove troverà sicuramente assistenza medica e comunque la possibilità, nei casi più gravi, di essere trasferito con autoambulanza o, se dovesse servire, con un centro mobile di rianimazione, al primo ospedale disponibile in città nel giro di pochi minuti.

C'è un servizio di guardia medica particolare per il Papa?

Certamente. È dovuto all'evoluzione stessa della medicina. Lei sa che anticamente il Papa usciva di rado dal Vaticano. Non lo faceva neppure per curarsi o per interventi chirurgici. Senza andare tanto lontano nel tempo le ricorderò che per Paolo vi fu innalzato un tendone bianco in una delle sale dell'appartamento dove fu operato alla prostata. A partire dagli anni Ottanta, però, proprio guardando alle conquiste della medicina, si capì che per assistere il Pontefice non era più sufficiente il solo medico personale con la sua borsa. Doveva e deve continuare a esserci come punto di riferimento di tutta l'organizzazione; ma accanto a lui doveva esserci un medico rianimatore, capace, in caso di qualsiasi necessità, di stabilizzare il paziente dal punto di vista clinico e consentirne il trasporto in ospedale, dove poi trattarlo secondo necessità. Il sistema divenne operativo immediatamente dopo l'attentato a Giovanni Paolo ii del 13 maggio 1981. Il giorno prima Papa Woytjla aveva visitato i nostri uffici e aveva benedetto la prima autoambulanza attrezzata per la rianimazione che era stata donata al Vaticano. Quella stessa ambulanza lo trasportò il giorno successivo al Policlinico Gemelli, dopo l'attentato in piazza San Pietro.
Da allora, ovunque c'è il Papa, c'è un'unità mobile di rianimazione, con un'equipe adeguata a bordo, pronta per ogni evenienza.

Anche quando il Papa è in Vaticano e non ha attività ufficiali?

È sempre presente. Può servire anche per altri soggetti. Non è un'esclusività. È un servizio d'emergenza comunque disponibile ventiquattro ore su ventiquattro.

Di quanti medici disponete?

Ci sono sedici internisti di ruolo. Hanno la qualifica di officiali sanitari, e sono dipendenti a tutti gli effetti. Ci sono poi undici internisti a contratto, i cosiddetti medici incaricati; cinquantuno specialisti e ventuno internisti supplenti.

Ma gli officiali medici sono obbligati al tempo pieno o possono esercitare anche fuori del Vaticano?

Non hanno l'obbligo del tempo pieno in senso stretto. Il corpo medico Vaticano è stato istituito per assicurare la copertura ogni giorno della settimana. I medici lavorano con turnazioni quotidiane di due ore su sei giorni lavorativi:  in pratica devono assicurare dodici ore settimanali. Ma il fatto che questi sedici medici siano dipendenti a tutti gli effetti, e dunque parte integrante del personale vaticano, comporta per loro alcune particolarità. Se, per farle un esempio, si dovesse decidere di chiudere le porte del Vaticano questi medici hanno l'obbligo di rimanere all'interno. Esiste una convenzione con l'Italia in virtù della quale è consentito loro di esercitare anche in Italia e ciò vale anche per gli altri medici incaricati.

Come si diventa medico del Vaticano?

Non esistono concorsi. Per quelli di ruolo che vengono assunti - ma vale anche per gli altri medici a contratto - è previsto il vaglio della domanda da parte di una Commissione in cui sia presente sempre un tecnico, un legale, e il direttore del servizio di sanità e igiene dello Stato della Città del Vaticano.

Parliamo ora delle competenze in materia di igiene.

Essenzialmente si tratta di una costante attività di ispezione sanitaria sul territorio e di monitoraggio igienico-sanitario su tutto ciò che entra in Vaticano. Lo scorso anno, per esempio, abbiamo effettuato centodiciassette controlli veterinari sulle carni entrate in Vaticano per la vendita, praticamente un controllo ogni due giorni e mezzo. Abbiamo poi effettuato trentotto controlli sulla conservazione degli alimenti e quarantatré controlli microbiologici e chimico-fisici delle acque che scorrono in Vaticano. Non meno importante è l'attività di monitoraggio dosimetrico dei locali potenzialmente soggetti ad emissioni di radon. Lo scorso anno ne abbiamo effettuate settanta.

E per ciò che riguarda la sicurezza del lavoro quali controlli effettuate?

Il Vaticano adotta da tempo una sua legge, molto simile alla 624 italiana proprio sulla sicurezza del lavoro. Il 10 dicembre 2007 ne è stata emanata una nuova di zecca, con la nomina di un delegato per la sicurezza e di un incaricato per la sicurezza.
Da parte nostra assicuriamo ispezioni sanitarie sul territorio, sopralluoghi e sorveglianza di fisica sanitaria, ispezioni negli ambienti di lavoro, oltre al monitoraggio di cui le parlavo per ciò che riguarda le emissioni radioattive. Teniamo sotto controllo per esempio le zone extra territoriali che possono essere interessate dall'emanazione di radiazioni, in particolare il sito di Ponte Galeria, costantemente monitorato.
Un lavoro molto importante è quello della prevenzione e della profilassi delle malattie infettive o contagiose, soprattutto per il personale che va in missione all'estero o rientra dalle missioni. Se poi pensa all'impegno sulla frontiera della medicina del lavoro, su quello della medicina legale e quello derivante dalle funzioni di polizia mortuaria, limitatamente al territorio della Città del Vaticano e delle Ville Pontificie, capirà che - come si dice - non ci facciamo mancare niente, tanto da non sfigurare a confronto con un vero e proprio ministero della salute.



(©L'Osservatore Romano 2 agosto 2008)
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