Quattro battute con l'autore delle copertine di Tex

Dal volto di Galep
alla matita di Villa


di roberto genovesi

Claudio Villa è uno dei migliori disegnatori italiani di fumetti. Nel 1994 ha raccolto la pesantissima eredità di Aurelio Galleppini nella realizzazione delle copertine di Tex Willer. Ne ha realizzate oltre trecentocinquanta fino a oggi, eppure, non solo ha conservato l'entusiasmo di quindici anni fa, ma continua a credere, da cattolico, che anche attraverso un disegno si possano comunicare valori.
Ogni segno lasciato dal disegnatore è voluto - afferma Claudio Villa - calcolato e studiato per comunicare al lettore una sensazione. Prendiamo la copertina della storia Il cacciatore di bisonti. Tex era sceso da cavallo e lo si vedeva di spalle, leggermente dall'alto. I suoi occhi osservavano una grande distesa pianeggiante interamente coperta da cadaveri di bisonti uccisi. Quella copertina, attraverso la postura di Tex e attraverso l'inquadratura, quasi incombente, voleva trasmettere la sensazione di uno scempio commesso dall'uomo nei confronti della natura.

Quindi lei è convinto che attraverso le copertine di Tex si possano lanciare messaggi e si possano proporre valori?

Assolutamente sì. Tex è il simbolo della forza, del coraggio, della temperanza e dell'altruismo. È una sensazione che comunica attraverso ogni suo gesto, ogni sua espressione, ogni sua azione e tutto questo viene immortalato da una serie di tratti di matita e pennino.

Però c'è modo e modo di difendere i valori...

Guardi, questa leggenda del Tex violento va sfatata. Le gesta di Tex vanno contestualizzate, geograficamente e storicamente. Ci troviamo nel selvaggio West in un'epoca in cui la giustizia non era rappresentata sempre come si dovrebbe e le forze dell'ordine erano esigue e spesso corrotte. Tex non ha la pretesa di trasmettere valori. Si trova nella condizione di dover difendere principi universali e lo fa attraverso gli strumenti che ha a disposizione. È una persona che difende i più deboli da altri uomini che hanno sbagliato e che vanno fermati. Ha il coraggio di fronteggiare il male e si rimette alla misericordia di Dio per le scelte che è costretto a compiere.

Nel suo Tex incombe ancora l'ombra di Galep?

Claudio Villa non sarebbe quello che è oggi se non ci fosse stato Aurelio Galleppini. Mi ha prima entusiasmato come lettore e poi ispirato come maestro. Io, in più, non faccio altro che tentare di tirare fuori il Tex che sento nel mio cuore, l'immagine che ho di lui come eroe a difesa dei più deboli. E l'immagine che mi sono fatto è quella della persona più giusta che vorrei incontrare nella mia vita. È un personaggio dalla grande umanità. Lo vediamo nei rapporti con gli altri. Non guarda ai modi, agli abiti, al colore della pelle. Legge nel cuore degli uomini. Le sue storie sono ancora attuali perché Tex si prende cura di valori immortali.

Perché Tex e non altri personaggi?

Quando ho lasciato le copertine di Dylan Dog ho fatto una scelta. Se disegni un personaggio che non hai nelle corde rendi anche di meno. Poi, in realtà, non ho scelto io Tex. È lui che ha scelto me.



(©L'Osservatore Romano 15 agosto 2008)
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