La Biblioteca Vaticana raccontata dal cardinale Raffaele Farina

Aperta da mezzo millennio
agli studiosi del mondo intero


di Nicola Gori

"I libri senza i lettori sono morti". Con questa frase il cardinale Raffaele Farina, salesiano, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, ci accoglie nella Biblioteca Apostolica Vaticana. L'ubicazione, accanto al Palazzo apostolico, fa della biblioteca un luogo di importanza universale, laboratorio di cultura e occasione di incontro senza eguali:  un'istituzione, fondata a metà del Quattrocento per il servizio alla cultura e aperta agli studiosi di tutto il mondo. E quanti si immaginano di trovarvi soprattutto testi religiosi, indovinano solo in parte, perché il più grande patrimonio custodito è quello dei manoscritti umanistici.

La Biblioteca Vaticana custodisce documenti importanti della storia cristiana. Ricorrenti sono le scoperte, vere o presunte, che riguardano le origini e i primi secoli, con polemiche che arrivano a mettere in discussione la storicità di Cristo o accusano di manipolazioni l'istituzione ecclesiastica.

Come storico, penso che a volte, anche tra gli esegeti cattolici, siano utilizzati metodi che finiscono per prescindere dalla storia. Un'altra causa di interpretazioni sbagliate è la mancanza di confronto interdisciplinare negli studi sull'antichità. Nella storia delle persecuzioni, per esempio, bisognerebbe studiare l'evoluzione delle istituzioni romane, spesso ignota a non pochi studiosi. Per quanto riguarda la figura di Gesù queste polemiche sono antiche come il cristianesimo. E come allora era evidente la malafede di Luciano, di Celso, che scrivevano contro i cristiani, così anche oggi c'è molta malafede. Insieme, beninteso, all'ignoranza. In questo senso la Vaticana, come numerose altre biblioteche, conserva moltissime testimonianze. Non c'è niente di più documentato della storia di Gesù di Nazaret, per esempio in confronto ad altri personaggi della storia a proposito dei quali nessuno si sognerebbe di avanzare dubbi.

La visita che nel 2007 Benedetto XVI ha voluto compiere in Biblioteca Vaticana ne sottolinea l'aspetto particolare, in qualche modo laico, e contemporaneamente le dà un impulso forse nuovo. In che senso?

Benedetto XVI ha sottolineato un aspetto a cui noi teniamo molto, cioè la dipendenza diretta dal Papa, evidente già dal nome di biblioteca "apostolica", cioè "palatina", che fa parte del Palazzo apostolico. Un titolo che non ha l'Archivio Segreto Vaticano, del quale però la Curia non potrà mai fare a meno. Paradossalmente dalla biblioteca potrebbe prescindere, ma dall'archivio no. L'archivio, tra l'altro, non ha i problemi di spazio che ha la biblioteca, perché i suoi ambienti sono più grandi tre o quattro volte quelli della biblioteca. Senza dubbio la Vaticana ha una configurazione ecclesiastica, che però può non essere evidente, essendo aperta a tutti fin dai suoi inizi. Sin dalla fondazione moderna, la biblioteca è aperta a tutti gli studiosi di qualsiasi fede, cultura, nazione, mentre l'archivio era all'inizio solo per la curia. Dalle statistiche dei frequentatori della Vaticana risulta che ovviamente gli italiani sono preponderanti, ma gli studiosi vengono da tutto il mondo:  non ci sono dati sulla confessione religiosa, ma di certo i cattolici non sono la maggioranza. Agli studenti di biblioteconomia dico che questa disciplina insegna cura e amore per i libri, non solo per quello che sono, ma anche per quello che rappresentano, cioè la scienza e il frutto della fatica dell'uomo che si esercita intorno alla scienza. Dico anche che il bibliotecario è al servizio dei libri, ma anche della comunità. La biblioteconomia è sempre questione di organizzazione e manutenzione dei libri, ma anche e soprattutto, di come meglio mettere i libri a disposizione della comunità, perché i libri senza i lettori sono morti. La Chiesa cattolica è insieme religione e cultura, e non c'è mai stato tra queste un divorzio. Parlo di Chiesa cattolica più che di cristianesimo, e questo è evidente qui, dove continua il connubio tra scienza, arte e religione. E gli studiosi lo assimilano. Alcuni contatti a volte si sono trasformati in incontri ecumenici, come le due mostre che abbiamo esposto recentemente in Germania sul barocco. Sono state visitate soprattutto dai protestanti che si sono resi conto dell'importanza della mezza dozzina di Papi contro i quali per secoli era d'obbligo il pregiudizio e la caricatura, e adesso li vedono in un'altra maniera. Rapporti di amicizia abbiamo poi instaurato con gli ortodossi greci, grazie al lavoro comune su un prezioso manoscritto di Basilio ii, più fruttuoso da certi punti di vista di tante discussioni teologiche.

Lei è anche un salesiano, ha avuto contatto con il popolo più semplice e con i giovani. Amministrare la Biblioteca Apostolica Vaticana non l'ha distaccata da questo mondo?

Non direi, perché bisogna osservare da vicino come si svolge la vita qui dentro. La gestione a mio parere diventa sempre più importante. Si gestisce la propria vita da cui dipendono le persone sotto la propria responsabilità. Qui ci sono un centinaio di dipendenti e nell'archivio circa 80. Se si calcolano anche quelli a tempo parziale ve ne sono circa altri 50. Ricevo i dipendenti che vengono a parlare dei problemi quotidiani della biblioteca e spesso si aprono anche sui loro problemi familiari. Qui c'è gente di tutte le età e conosco quasi tutte le famiglie dei dipendenti. Questa è la mia parrocchia. Quando sono venuto qui non ho trovato certo l'ambiente universitario da cui provenivo. In Vaticana poi siamo solo tre ecclesiastici:  il cardinale, il prefetto e un prete americano specialista di problemi legali; tutti gli altri sono laici.

La fondazione della moderna Vaticana risale a Niccolò V. Quale ruolo doveva svolgere secondo le intenzioni di chi la volle?

La moderna biblioteca è quella fondata da Niccolò V a metà del Quattrocento. Non esiste un vero atto di fondazione di quel tempo, ma da un documento, il breve Iamdiu decrevimus, risulta che la biblioteca esisteva già alla data del 30 aprile 1451. Un quarto di secolo più tardi, il 15 giugno 1475, Sisto IV emanò la bolla Ad decorem militantis ecclesiae con cui riorganizzava la biblioteca, assegnandole ufficialmente un bibliotecario, alcuni assistenti e il sostegno economico. Nicolò V e Sisto IV sono considerati i fondatori della Vaticana moderna o "prima" biblioteca (la seconda è quella di Sisto v e la terza quella di Leone XIII). Niccolò v, teologo e studioso, umanista che si era occupato di libri e di biblioteche, conosceva l'importanza dei libri ed era nutrito degli ideali della cultura umanistica; possedeva anche una propria personale biblioteca per i tempi molto consistente (almeno 150 codici latini), e decise di trasformare la raccolta di libri fino ad allora a uso del Papa - circa 350 codici ai quali unì i propri - in una biblioteca che avesse come scopo "la comune utilità degli uomini di scienza" (pro communi doctorum virorum commodo). E di conseguenza rese accessibile anche a lettori esterni quella che fino ad allora era stata una biblioteca a esclusivo uso della curia pontificia. Questa storia non è solo antica, perché la citazione del breve di Niccolò v è ancora oggi uno dei fondamenti della Vaticana, ed è esplicitamente ricordata nel primo articolo del nostro statuto. Il Pontefice fece preparare un luogo adatto nel palazzo vaticano e cominciò a raccogliere libri secondo un vasto piano che doveva permettere di costruire una vera biblioteca universale, secondo i criteri umanistici. La "universalità" desiderata da Niccolò v doveva essere realizzata soprattutto in due direzioni. Anzitutto si dovevano raccogliere libri scritti in entrambe le lingue degli studi e della cultura, cioè il greco e il latino, decisione già molto innovativa, se ricordiamo che la biblioteca papale di Avignone non aveva nemmeno un manoscritto greco. E la seconda direzione era quella delle discipline di cui i libri si occupavano; la parola usata era facultates. La biblioteca che il Papa sognava avrebbe dovuto coprire tutte le "facoltà". Non si trattava dunque di una raccolta specializzata ad esempio in teologia o diritto come erano allora le grandi biblioteche delle università, ma avrebbe dovuto riguardare tutti gli ambiti del sapere, compreso quello letterario con la raccolta dei classici latini e greci e quello scientifico con libri di medicina, astronomia, matematica. Per far questo il Papa ordinò l'acquisizione di libri in tutti i mercati d'Oriente e d'Occidente, inviando uomini di fiducia anche in lontane contrade con l'incarico di trascrivere a sue spese i libri importanti che non potevano essere acquistati, in modo che una copia potesse raggiungere Roma. Gli sforzi di Niccolò v ebbero successo:  dall'inventario realizzato al momento della sua morte nel 1455 e da altre liste si contano più di 1200 manoscritti, un terzo dei quali greci e il resto latini. Si trattava di una delle più ricche biblioteche per la qualità dei testi e per la quantità della più grande d'Europa. Non meraviglia che i dotti del tempo esaltarono l'opera del grande Papa umanista, paragonandolo al Tolomeo fondatore della biblioteca di Alessandria d'Egitto.

Com'è organizzata la Vaticana?

La Biblioteca Apostolica Vaticana conserva oggi una delle maggiori raccolte di manoscritti al mondo, frutto di un continuo accrescimento. Ma per meglio rispondere alla domanda conviene descrivere la situazione generale della biblioteca. Il governo è presieduto dal cardinale Bibliotecario - che è anche Archivista e regge dunque pure l'Archivio Segreto - ed è gestito dal prefetto con la collaborazione del viceprefetto. Il personale è organizzato in tre grandi settori. Innanzitutto vi sono gli uffici che servono in maniera diretta la prefettura e sono quelli della segreteria (protocollo, corrispondenza, archivio corrente e storico della prefettura, ufficio riproduzione diritti e copyright, e così via) e dell'economato. Vi sono poi i dipartimenti:  il primo è quello dei manoscritti, con due sezioni (manoscritti e archivio), poi c'è quello degli stampati, con sette sezioni (accessioni, catalogo, sale di consultazione, libri antichi, gabinetto delle stampe, materiale non librario), e infine vi è il gabinetto numismatico. Seguono i servizi:  ufficio mostre, laboratorio di restauro, laboratorio fotografico, centro elaborazione dati, editrice, scuola di biblioteconomia, coordinamento dei servizi informatici. Il dipartimento dei manoscritti è il cuore della Vaticana ed è quello che la caratterizza.

Cosa conserva esattamente la biblioteca?

I manoscritti sono suddivisi in circa 130 fondi, aperti e chiusi. Questi ultimi sono costituiti dalle biblioteche storiche, principesche e private, acquisite nei secoli dalla biblioteca:  per esempio l'urbinate, la reginense, la palatina, che essendo biblioteche estinte non sono più incrementate. I fondi aperti, i vaticani, continuano invece ad accrescersi, e sono divisi quasi esclusivamente negli alfabeti in cui sono scritti:  vaticani latini, vaticani greci, vaticani siriaci, vaticani ebraici e così via. L'enorme quantità dei manoscritti conservati in Vaticana copre praticamente tutti i campi dello scibile umano:  letteratura, storia, arte, diritto, astronomia, matematica, scienze naturali, medicina, liturgia, patristica, teologia. Vi sono conservate, tanto per fare qualche esempio, alcune delle più antiche copie di opere di Omero, Euclide, Cicerone, Virgilio, Dante; tra i numerosi codici biblici, importantissimi sono il codice Vaticano (o codice B, il Vaticano greco 1209), uno dei più antichi codici biblici completi, dell'inizio del IV secolo, e il papiro Bodmer VIII, che contiene le due epistole di San Pietro, del secolo iii; fra gli arabi si conserva l'unico esempio conosciuto di manoscritto musulmano illustrato proveniente dalla Spagna, il Vaticano arabo 638. Escludendo i codici di carattere archivistico, i manoscritti sono oltre 75.000, per la maggior parte medievali e umanistici, con alcuni importanti esemplari antichi e molti altri dell'epoca moderna. I latini, cioè quelli scritti in alfabeto latino (in latino, italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, provenzale, e così via), sono circa 60.000 e i greci circa 5.000; quelli in ebraico circa 800, in altre lingue orientali oltre 9.000 (fra cui arabi, copti, siriaci, armeni, etiopici) e circa 2.000 in cinese, coreano e giapponese. Vi è poi un considerevole patrimonio di stampati antichi (circa 8.300 incunaboli, numerosissime cinquecentine e seicentine), di stampe (oltre 70.000 tra incisioni, stampe, disegni, mappe e così via), disegni, oggetti, monete e medaglie (oltre 300.000, in uno dei più grandi gabinetti numismatici del mondo), e infine gli stampati moderni. La scelta e accessione degli stampati, soprattutto negli ultimi decenni, è funzionale allo studio dei manoscritti. Gli stampati sono circa 1.650.000 volumi.

Di recente è entrato a far parte della Vaticana un antichissimo manoscritto del Nuovo Testamento:  qual è la sua importanza?

Si tratta del papiro Bodmer XIV-XV, noto con la sigla P75, che è il testimone più antico dei testi di Luca e di Giovanni, donato a Benedetto XVI da un cattolico statunitense, Frank J. Hanna III. Il codice fu trascritto negli ultimi decenni del ii secolo o poco più tardi, cioè meno di un secolo e mezzo dall'epoca di composizione dei vangeli canonici, cioè la seconda metà del i secolo. Ma non è solo l'età a rendere di inestimabile valore questo papiro:  i dati ricavati dal suo studio hanno infatti permesso in modo decisivo di ricostruire parte della storia dei vangeli. Nel suo complesso il testo "stabile" di P75 è molto affidabile e soprattutto non è il frutto di edizioni messe a punto al tempo dei grandi codici maiuscoli di età costantiniana, come si supponeva, perché il testo dei vangeli si stabilizzò appunto molto prima, cioè poco dopo la metà del ii secolo. Scoperto nel 1952 a Jabal al-Tarif, nel cuore dell'Egitto, presso le rovine di un antico monastero, e acquistato con altri importanti papiri nel 1955 dal collezionista svizzero Martin Bodmer, il testo di P75 fu pubblicato nel 1961 da Victor Martin e Rudolph Kasser. Grande più o meno come un libro di medie dimensioni (alto circa 26 centimetri e largo 13), P75 era costituito da 36 bifogli di papiro piegati in due e legati insieme a formare un codice di 72 fogli scritti su entrambe le parti, per un totale, insomma, di 144 facciate. Secondo la forma di libro introdotta nel i secolo e subito divenuta per la sua praticità e maneggevolezza la forma privilegiata dai cristiani per i loro testi. Dei 72 fogli originari ne sono sopravvissuti 51 (cioè 102 facciate), interi o frammentari, che contengono quasi tutto il vangelo di Luca e oltre metà di quello giovanneo. Trascritto in una sobria ed elegante maiuscola, il codice è stato datato, sulla base di confronti con altri manoscritti, tra il 175 e il 225, ma il suo testo - e qui sta la grande importanza di questo antichissimo manoscritto - è molto simile a quello attestato, in età costantiniana, dal codice B (il celeberrimo Vaticano greco 1209) che, insieme al codice Sinaitico (ora per la maggior parte conservato a Londra), è il più antico testimone completo della Bibbia greca.

A che punto sono i lavori di ristrutturazione della biblioteca?

La ristrutturazione riguarda quattro lotti di lavori in corso. I primi due lotti saranno probabilmente conclusi nel 2008, o al più tardi entro la Pasqua del 2009. Il primo lotto è quello del gabinetto numismatico e medagliere. Il secondo lotto è quello dei tre piani dei laboratori di restauro dei manoscritti e dei laboratori fotografico e digitale con il loro archivio. Questo lotto è legato alla costruzione di un ascensore esterno all'edificio prospiciente il cortile interno della biblioteca, progettato e costruito dalla Italcementi. Questo ascensore metterà in collegamento i tre piani dei laboratori con la sala di consultazione dei manoscritti e scenderà fino al deposito dei manoscritti. Il terzo lotto riguarderà il bunker dei manoscritti, e proprio in questi giorni si è concluso il delicato imballaggio e trasferimento di tutti i manoscritti in vicini e sicuri locali. Si scaverà e metterà in opera con tecniche avanzate la costruzione dell'uscita di emergenza dal bunker, si rinnoverà del tutto la pavimentazione con materiale e vernici speciali antincendio, lo stesso si farà con le pareti e il soffitto in cemento, saranno rinnovati il sistema elettrico e quello di climatizzazione e controllo dell'umidità, e messi a punto tutti i sistemi di sicurezza e conservazione. Sarà ricavato e aggiunto al bunker un locale blindato e climatizzato riservato alla conservazione dei papiri. Sarà rinnovata e semplificata la struttura della sala macchina, accanto all'ingresso del bunker, con sistemi di controllo adeguati. Un quarto lotto di lavori riguarda il deposito dei periodici. Anche questo deposito è stato vuotato e sono già iniziati i lavori per la costruzione di tre piani di deposito, dove saranno collocati scaffali compatti, guadagnando uno spazio notevole per i periodici e per un deposito a uso dell'economato. I lavori del terzo e del quarto lotto dovrebbero concludersi entro l'ottobre del 2009. Rimane un quinto lotto di lavori, recentemente approvato, che riguarda il ritorno alla Biblioteca Vaticana del salone Sistino:  questo storico ambiente sarà adibito a seconda sala di consultazione degli stampati. Per poterlo utilizzare sarà ampliato e totalmente rinnovato il piccolo ascensore esistente. Questo ascensore potrà essere operativo al più tardi entro il giugno 2009.

Come vengono preparati e formati coloro che lavorano all'interno della Vaticana?

Da qualche anno abbiamo rimesso in atto il concorso per l'assunzione degli scriptores. Per gli altri dipendenti, contrariamente a quanto si faceva in antecedenza, si assume ora personale qualificato e possibilmente già pronto a svolgere il ruolo per il quale è stato chiamato. Devo dire che l'Italia ha ormai delle scuole di biblioteconomia, archivistica, conservazione e restauro dei beni culturali di alta qualità, dalle quali si può attingere. Ed è facile prevedere in un prossimo futuro l'ulteriore incremento di una qualificata presenza femminile nell'organico della Biblioteca Vaticana. Aumentata notevolmente negli ultimi dieci anni, già ora la percentuale della presenza femminile nel personale dipendente arriva al 35 per cento.

La Biblioteca partecipa a molte importanti mostre in tutto il mondo. Quali progetti avete per il futuro?

Bisogna innanzi tutto ricordare la mostra su Federico da Montefeltro, che si sta svolgendo nel Palazzo ducale di Urbino. Ideata per celebrare la figura del duca di Urbino, uomo "nuovo" del Rinascimento che ha saputo coniugare i doveri politici e militari con la cura delle scienze umanistiche e dell'arte, la mostra raccoglie i più bei codici miniati della biblioteca di Federico e altri oggetti del tempo. Per l'occasione sono stati esposti 17 importanti codici riccamente miniati della Vaticana. Un'altra importante esposizione è organizzata nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura in occasione dell'Anno paolino. A Mantova si terrà poi dal 31 agosto prossimo all'11 gennaio 2009 una mostra su Matilde di Canossa, il Papato e l'Impero. Infine nel museo di storia e cultura di Nagasaki, dal novembre 2008 al gennaio 2009, sarà aperta un'esposizione organizzata per la beatificazione, che si terrà il 24 novembre 2008, di 188 martiri giapponesi. Si tratta di un avvenimento che sta coinvolgendo non solo le comunità cristiane ma l'intera nazione giapponese. La celebrazione è infatti vista come una festa per tutto il Giappone e la presenza di opere che giungono dal Vaticano assume un particolare valore, nell'ambito del dialogo tra le culture.



(©L'Osservatore Romano 15 agosto 2008)
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