Alessandro Ghisalberti parla di un master sulla Bibbia
all'Università Cattolica del Sacro Cuore

Quella Musa dimenticata
che ha generato la cultura europea


di Silvia Guidi

Da Dante a Bach, da Cervantes a Oscar Wilde, da Thomas Mann a Bulgakov, da Michelangelo a Chagall, la presenza della Bibbia nella cultura occidentale è talmente pervasiva da risultare invisibile; sembra un paradosso, ma è così. Il mondo del Vecchio e del Nuovo Testamento, che ha dato vita, personaggi, simboli e strutture narrative a duemila anni di storia dell'arte spesso viene dato per scontato, considerato ovvio e di fatto ignorato. Anche - o forse, soprattutto - nei suoi capolavori. Difficile trovare un'opera di Shakespeare, per fare un esempio tra i tanti possibili, priva di riferimenti biblici:  Lady Macbeth è un personaggio tratto da una leggenda scozzese, ma le sue parole riecheggiano quelle della regina Gezabele nel primo libro dei Re, mentre la Tempesta attinge a piene mani al libro della Genesi. Si potrebbe, senza ingannarsi di molto, affermare che ai tempi di Shakespeare di tutte le possibili fonti per la composizione di un dramma o di una commedia il Nuovo e l'Antico Testamento rappresentassero l'unico testo davvero comune, alla portata di un pubblico vasto e composito:  chiunque, potenzialmente, avrebbe potuto coglierne, a livelli diversi, gli sviluppi tematici e narrativi. Difficile immaginare una fonte testuale più comoda da usare per un autore teatrale dell'epoca, come dimostra Naseeb Shaheen nella sua opera sulle occorrenze bibliche nelle opere del Bardo. L'indifferenza per la Sacra Scrittura non è un sintomo di buona salute per la repubblica delle lettere; se l'argomento è percepito come "specialistico" è perché la letteratura è diventata un divertissement tanto superficiale quanto irrilevante e non parla più - se non raramente - dei destini dell'uomo, della lettura del cosmo, del senso del vivere, e anche la Bibbia non è più percepita come l'epica di un popolo, una storia di infedeltà e tradimenti ma anche di visioni, profezia, dialogo e "duello" con Dio quale è stata per generazioni. Un immenso serbatoio di storie e di memoria condivisa che l'Università Cattolica del Sacro Cuore vuole recuperare con un master ad hoc, "Bibbia e cultura europea. I testi biblici come fonte del pensiero filosofico e teologico, della letteratura e dell'arte". Abbiamo chiesto ad Alessandro Ghisalberti, che insegna storia della filosofia medievale nella sede di Milano e dirige il corso, di spiegarci di che si tratta. Dopo la laurea su Eternità e tempo in Tommaso d'Aquino, Ghisalberti ha incentrato le sue ricerche sul secolo xiv, studiando le opere filosofiche e politiche di Guglielmo di Ockham e il pensiero di Giovanni Buridano; dagli anni Ottanta a oggi ha intrapreso in modo sistematico lo studio dei più importanti autori medievali anteriori al Trecento:  da Dionigi Areopagita a Severino Boezio, da Anselmo d'Aosta a Tommaso d'Aquino, Bonaventura da Bagnoregio e Giovanni Duns Scoto. All'interno del master, terrà un ciclo di lezioni su "Il Cantico dei Cantici da Bernardo di Clairvaux a Dante Alighieri". Lezioni e laboratori inizieranno il prossimo autunno con i corsi di Patrizio Rota Scalabrini e Alberto Maffeis su testo, canone e tradizione, di Virgilio Melchiorre su Bibbia e filosofia da Hegel a Kierkegaard, di Claudio Bernardi su Bibbia e teatro, di Gianantonio Borgonovo su filologia ed esegesi e si concluderanno al termine dell'anno accademico 2009/2010.

Un modo per "formare i formatori" e far riscoprire agli insegnanti un libro che tutti pensano di conoscere ma pochi hanno letto davvero?

Il master è stato pensato per offrire, al più alto livello accademico - si tratta di un master universitario di secondo livello, cui si accede solo dopo una laurea magistrale o equivalente - un percorso qualificato che faciliti l'accesso alla lettura della Bibbia. Siamo abituati a pensare la Bibbia come un unico libro, perché così viene messa in commercio o resa disponibile nelle camere d'albergo; ma già il nome parla di libri (dal greco Biblìa), ossia di una vera e propria biblioteca fatta di testi scritti in un arco di diverse centinaia di anni, con vari generi letterari. Da sempre si è perciò pensato di attivare piani di lettura della Bibbia, e su questa linea si inserisce il nostro master, che nella parte dedicata agli insegnamenti istituzionali comprende quattro corsi base che introducono alla grande partizione Bibbia ebraica - Bibbia cristiana e offrono i quadri fondamentali per un accostamento filologico all'Antico e al Nuovo Testamento. Segue il corso sull'esegesi dell'età patristica, che ha rappresentato l'elaborazione del testo sacro secondo modelli esegetici e letture simboliche determinanti per la formazione del canone liturgico, dogmatico, teologico e letterario di tutta la successiva storia della Chiesa.

Come sono strutturate le lezioni?

Il master comprende anche corsi specialistici, su tre diverse aree:  nella prima saranno affrontate le letture specifiche di due libri dell'Antico (Genesi e Cantico dei Cantici) e di due libri del Nuovo Testamento (Atti degli Apostoli, Apocalisse) e della loro ricezione in età medievale e in età moderna. Nella seconda area si affrontano le indagini sulla presenza della Bibbia nella filosofia, nella cultura scientifica e giuridica dell'età moderna, mentre nella terza area si tratta della presenza della Bibbia nella cultura della secolarizzazione, nella letteratura, nell'arte e nella musica contemporanee.

...un debito enorme. "Nel Vecchio Testamento ci sono storie, fatti, personaggi grandiosi; impossibile trovare qualcosa di simile nella letteratura greca" diceva il filologo classico Nietzsche.

Nella modernità è prevalsa una lettura della Bibbia come testo unitario, e come tale ha influenzato l'immaginazione dell'Occidente. Il grande debito che la cultura occidentale in tutte le sue forme ha contratto nei confronti della Bibbia negli ultimi due secoli, Ottocento e Novecento, non è ancora stato riconosciuto in forma adeguata; ecco perché il master cerca le fonti bibliche della cultura europea, e le scoperte sono davvero tante e stupefacenti:  scoprire quanto devono alla Scrittura le grandi opere musicali, letterarie, artistiche, teatrali, filmiche, giuridiche, filosofiche che l'uomo d'oggi considera alimenti quotidiani della propria cultura.

L'obiettivo quindi è rendere più consapevole e profonda questa conoscenza spesso "subliminale" e superficiale della Sacra Scrittura.

L'opinione comunemente vulgata che la Bibbia sia irrilevante nella cultura della modernità non si giustifica se non per una mancanza di riflessione mirata, che impedisce di constatare la situazione reale, ossia la pervasività dell'azione ispiratrice che ha fatto della Bibbia il "grande codice dell'Occidente", secondo la felice espressione di Northrop Frye, per la sua capacità di offrire una struttura immaginativa, narrativa e legislativa, che va dal giardino dell'Eden, alle tavole della Legge sul Sinai, alla conquista della Terra promessa, alla forza vitale del Vangelo che fa nascere la comunità dei credenti, alla Gerusalemme celeste che discende dal cielo.

Una "mancanza di riflessione mirata" che ha radici lontane...

Il malinteso culturale è dovuto all'indebita separazione tra fede e ragione perseguita dall'illuminismo, per cui al "credere" veniva riservato lo spazio della soggettività svalutata, irrilevante storicamente; il malinteso cade di fronte ai dati dell'evidenza, documentata dalle ricerche in tutti i campi, a cominciare da quello politico-sociale, dove la normatività della legge e l'insistenza sull'eguaglianza degli uomini hanno mostrato di avere le loro radici nei libri della Sacra Scrittura.

Come è nata l'idea del master?

È sorta per così dire dalla base, per il mio contatto con i laureati che seguono i corsi della Scuola di specializzazione all'insegnamento nell'area umanistica; si è raccolto il loro desiderio di avere un accesso guidato alle presenze bibliche nelle loro discipline di studio e poi di insegnamento. D'altronde, dialogando con gli illustri docenti della Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e dell'Istituto di scienze religiose, è apparso sempre più netto nel tempo il desiderio condiviso di avere occasioni di sinergia con la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università Cattolica, che la divaricazione normativa aveva sempre impedito di realizzare in modo formalmente compiuto (l'Università Cattolica opera conferendo titoli che hanno valore legale, vincolati secondo l'ordinamento della repubblica italiana). Il master ha consentito di trovare il modo di operare anche formalmente in unità di intenti, e così, oltre che agli insegnanti, si rivolge a quanti desiderano dedicarsi alla lettura del testo sacro per motivi personali, di crescita culturale e spirituale insieme, diversificata rispetto allo schema esegetico della pastorale, che necessariamente si ferma a percorsi più generali e si rivolge a un pubblico meno selezionato.
L'idea del master ha avuto una gestazione abbastanza lunga, sia per trovare le forme che agevolassero l'iscrizione (trovare il modo di contenere i costi, e per questo sono molto grato per il sostegno offerto dallo Ior, dal Banco Popolare e dalla Fondazione Cattolica di Verona), sia per costruire un percorso che risultasse appetibile pur rispettando il vincolo dei 60 crediti (ossia di mille e cinquecento ore di applicazione, tra lezioni frontali, laboratori e stage), in un contesto che io chiamo di "formazione" nel senso più alto del termine, ossia della Bildung che serve alla crescita globale del corsista, rendendolo un uomo culturalmente e interiormente maturo, attrezzato per vivere consapevolmente i valori ideali del cristiano di oggi.



(©L'Osservatore Romano 20 agosto 2008)
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