Intervista all'arcivescovo Philip Edward Wilson,
presidente della Conferenza episcopale australiana, a un mese dalla Gmg 2008

Un punto di partenza per un risveglio della fede


di Gianluca Biccini

Una riflessione sulla Gmg 2008 alla luce del tema scelto da Benedetto XVI:  "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni" (Atti, 1, 8). L'arcivescovo Philip Edward Wilson, presidente della Conferenza episcopale australiana, ritorna in questa intervista al nostro giornale sul viaggio compiuto il mese scorso da Benedetto XVI nello sconfinato Paese e ne proietta la luce sul futuro.
"Lo Spirito Santo - spiega il presule - non è sempre facile da capire, da vedere o da comprendere, nemmeno per il cristiano più forte. Riconosciamo per fede il movimento donatore di vita dello Spirito Santo nella nostra vita e nella vita della Chiesa, ma difficilmente possiamo affermare di cogliere un'"immagine" dello Spirito all'opera che possa essere compresa dai nostri sensi. Per una settimana, a luglio, la città di Sydney è stata palpabilmente, visibilmente e straordinariamente piena dello Spirito Santo".
Per il presidente dei vescovi dell'Australia la Giornata mondiale della gioventù "ha trasformato in maniera straordinaria questa città giovane, chiassosa e talvolta difficile".

Quali sfide pastorali si prospettano sul futuro della Chiesa australiana?

Non ho alcun dubbio che i doni spirituali effusi alle singole persone e alla Chiesa in Australia durante tutta la Gmg saranno numerosi e profondi. Sulla base dell'esperienza di altri Paesi che hanno ospitato questo evento, molte delle eredità lasciate dalla Gmg potrebbero anche non emergere per qualche tempo. Per tutti noi, la sfida principale è di cercare di discernere i doni spirituali della Gmg e di portarli nella vita della Chiesa. Qui, in particolare, ricordo le parole del Pontefice al suo arrivo, quando si è rivolto specialmente "ai malati o ai disabili psichici, ai giovani in prigione, a quanti faticano ai margini delle nostre società e a coloro che per una qualche ragione si sentono alienati dalla Chiesa". Sono queste le persone alle quali adesso anche noi dobbiamo andare incontro:  non solo quelle persone, sia giovani sia anziane, che hanno partecipato con entusiasmo alla Gmg, ma anche a quanti non vanno in chiesa e che non hanno partecipato alla Gmg, ma che forse hanno guardato da bordo campo e, magari, hanno sentito risvegliarsi in loro lo stimolo della fede.
L'ufficio per l'evangelizzazione della Conferenza dei vescovi cattolici australiani ha iniziato a lavorare su questo fronte, realizzando due strumenti. Il primo si chiama Reconnect, ed è un programma di sei settimane che le parrocchie possono proporre alle persone che desiderano ritornare alla pratica della fede. Il secondo si chiama Rewired ed è un programma simile, volto a incoraggiare i giovani a impegnarsi nella vita della Chiesa. Queste iniziative sono appena il punto di partenza di un processo che deve coinvolgerci tutti nei prossimi anni. L'Australia non diventerà certo meno secolare in seguito alla Gmg, e molti dei problemi pastorali che la Chiesa doveva affrontare prima dell'avvenimento di Sydney rimangono altrettanto pressanti anche dopo tale evento. Ciò che possiamo augurarci, però, è che la nuova Pentecoste della Gmg in Australia dia a tutti noi nuovo coraggio per sentire la forza dello Spirito Santo nella nostra vita.

La richiesta di perdono agli aborigeni da parte del Governo è arrivata solo nel febbraio 2008 con l'insediamento del nuovo premier Kevin Rudd. Ben prima si era espressa la Chiesa cattolica e Benedetto XVI è tornato più volte sull'argomento. C'è da aspettarsi novità concrete?

Una delle immagini più belle della Gmg  di  Sydney  è  la  foto  di  Benedetto XVI che abbraccia il primo diacono aborigeno australiano, Boniface Perdjert. Il calore e l'intimità dell'abbraccio sono stati tali che, mentre i due uomini sorridevano, i loro nasi quasi si sfioravano. Più tardi, quel giorno, il Papa ha espresso la sua commozione per l'accoglienza ricevuta dagli indigeni:  "Sono profondamente commosso di trovarmi nella vostra terra, sapendo delle sofferenze e delle ingiustizie che essa ha sopportato, ma cosciente anche del risanamento e della speranza ora in atto, di cui giustamente tutti i cittadini australiani possono essere fieri. Ai giovani indigeni - aborigeni e abitanti delle Isole dello stretto di Torres - e Tokelauani esprimo il mio grazie per il toccante benvenuto. Attraverso di voi, invio cordiali saluti ai vostri popoli". Le parole del Papa hanno toccato profondamente i cuori in tutta l'Australia, seguendo le scuse nazionali presentate quest'anno agli indigeni che sono stati allontanati dalle loro famiglie sulla base delle politiche governative passate. Esse hanno ricordato anche l'ormai famoso discorso al popolo aborigeno pronunciato da Giovanni Paolo ii ad Alice Springs nel 1986. La Chiesa in Australia ha, in diverse occasioni, chiesto scusa per il ruolo svolto nell'allontanare i bambini dalle loro famiglie, e attraverso gli enti ecclesiastici e gli ordini religiosi la Chiesa continua a essere profondamente coinvolta nel lavoro pratico con le comunità indigene. Le parole di guarigione e di speranza pronunciate da Benedetto XVI ci invitano ad andare avanti e a fare sempre di più per migliorare la situazione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle indigeni.

Il Papa ha fatto più volte riferimento alla beata Mary MacKillop. Il 2008 è anche l'anno di Caroline Chisholm, laica impegnata nell'apostolato sociale in Australia, di cui si attende la beatificazione. Si tratta di donne, come Rosemary Goldie, che hanno avuto un ruolo significativo nella nascita del Pontificio Consiglio per i Laici:  l'impegno femminile è una caratteristica peculiare della Chiesa australiana?

Durante la permanenza a Sydney, Benedetto XVI ha compiuto due visite che hanno contribuito a gettare luce su un aspetto importante della Chiesa in Australia. La prima è stata alla tomba della beata Mary MacKillop che, come ci ha assicurato, diventerà la prima santa australiana. La seconda è stata alla novantaduenne Rosemary Goldie, originaria di Sydney, ex sotto-segretario del Pontificio Consiglio per i Laici e prima donna ad avere un così alto incarico in Vaticano. Entrambe queste figure femminili sono conosciute per la loro tenacia nell'esplorare nuove frontiere nel nome della fede. La Chiesa in Australia è stata benedetta da donne forti, che hanno lavorato in tanti modi per servire Cristo:  Caroline Chisholm, che ha servito le donne ai primordi della colonia; Eileen O'Connor, che ha fondato un gruppo di religiose per assistere i poveri nelle loro case; e tante altre religiose e laiche di ogni ceto sono state in prima linea nello sviluppare servizi scolastici, sanitari e sociali, specialmente al servizio dei poveri.

Esistono nel Paese figure maschili simili?

Tornando indietro con la memoria, possiamo ricordare anche alcuni uomini che hanno seguito la chiamata dello Spirito nella vita della Chiesa in Australia, come il primo arcivescovo di Sydney, John Bede Polding, padre Julian Tennyson Woods, che ha percorso il cammino con Mary MacKillop, ma anche laici come Charles O'Neil, che ha fondato la società di San Vincenzo de' Paoli in Australia. Naturalmente vi sono tante altre persone che possiamo ricordare, anche nella storia breve della Chiesa in Australia. Per esempio ha un grande seguito la memoria di padre Joseph Augustine Canali, pioniere architetto, ingegnere e sacerdote nel Queensland, la cui santità era talmente evidente per quanti gli stavano intorno che divenne noto come l'apostolo di Brisbane.
Preghiamo affinché la Gmg produca una nuova generazione di persone che, in modo molteplice e vario, si dedichino a una vita di servizio a Cristo e alla Chiesa.

Pensa che l'intervento del Pontefice riguardo allo scandalo degli abusi sessuali e il successivo incontro con alcune vittime possa segnare una svolta nell'attuale situazione che vede la Chiesa coinvolta?

Un momento molto importante della visita del Papa in Australia è stato quando ha espresso il suo dispiacere per gli abusi sessuali commessi nei confronti di alcuni giovani da sacerdoti e religiosi nel Paese. È stato un momento estremamente importante per molte vittime degli abusi e anche per tutta la Chiesa, i cui membri hanno provato rabbia e profonda vergogna per tali abusi. I vescovi e le guide religiose in Australia hanno chiesto scusa alle vittime degli abusi già nel 1993 e in seguito, in diversi momenti, hanno presentato delle scuse formali. Naturalmente come guide della Chiesa chiediamo scusa alle persone che hanno sofferto gli effetti degli abusi a livello personale anche nel corso di incontri personali. Ma ascoltare le parole del Papa, e sentirlo esprimere il suo sentito dispiacere e la sua vergogna, è una cosa che molte vittime avevano desiderato nel loro lungo e spesso difficile percorso verso la guarigione. Prego affinché le sue parole rappresentino un potente momento di guarigione per tutti. Ho assicurato il Pontefice del nostro costante impegno a rispondere ai casi di abuso sessuale in seno alla Chiesa con compassione e attenzione per le vittime, e accogliamo sinceramente e condividiamo il suo senso di urgente priorità riguardo la promozione di un ambiente più sicuro per tutti e specialmente per i giovani.



(©L'Osservatore Romano 22 agosto 2008)
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