Gli storici del cristianesimo dell'università di Bari lanciano
il Progetto Custos per valorizzare il patrimonio culturale del Gargano attraverso le nuove tecnologie

Le idee camminano con i pellegrini


di Ilenia Bellini

"Il punto di partenza del progetto è il santuario di San Michele sul Gargano, che lo studioso protestante tedesco Ferdinand Gregorovius (1821-1891) ha definito come "metropoli del culto dell'Arcangelo in occidente". Tale definizione trova puntuale riscontro in una storia che dura da più di quindici secoli e ha contribuito a creare un ricco patrimonio di fede, arte e cultura e a fare del promontorio garganico uno dei luoghi privilegiati della religiosità e della devozione popolari dell'Europa medievale". Con queste parole Giorgio Otranto, direttore del Dipartimento di studi classici e cristiani dell'università di Bari e responsabile di Custos, ha spiegato le motivazioni del progetto.
Al centro del progetto vi è, dunque, il santuario garganico.
Ancora oggi meta di un intenso flusso di pellegrinaggi che si sono perpetuati senza soluzione di continuità sin dalla tarda antichità, il santuario garganico è il primo, e storicamente più importante, di una lunga teoria di santuari dislocati tra la Daunia, la terra di Bari e il Salento, lungo le vie che attraversavano la Puglia e convogliavano i pellegrini verso la Terra Santa, grazie a una fitta e funzionale rete portuale. Terra di santuari e terra di transito, la Puglia era attraversata da due vie di scorrimento veloce come l'Appia e la Traiana e da una fitta serie di strade secondarie, diverticula, sentieri, tratturi, costituenti un complesso sistema viario che ha facilitato i contatti.

Perché puntare sul pellegrinaggio?

Il pellegrinaggio è sempre stato un'occasione di incontro tra popoli e culture diverse:  con i pellegrini viaggiano idee, concezioni, usi, costumi, atteggiamenti mentali, che  contribuiscono  a  creare  rapporti nuovi in ogni settore della vita associata.

Quali mezzi e metodi avete utilizzato?

Avvalendoci delle più moderne tecnologie multimediali abbiamo cercato di illustrare questa pagina di storia della Puglia in una prospettiva educazionale e formativa che faciliti l'apprendimento della storia plurisecolare e delle tradizioni, anche popolari, connesse al tema proposto. L'argomento si presta alla sperimentazione, in quanto rappresentativo di un fenomeno culturale consolidato.
Abbiamo formato una squadra con competenze multidisciplinari e interessi specifici - esperti della formazione e della comunicazione multimediale, agiografi, storici, archeologi, letterati, cultori delle tradizioni popolari e della spettacolarizzazione digitale dei contenuti - per sfruttare la combinazione di cultura, creatività, informazione, tecnologia e intrattenimento al fine di sperimentare un modello innovativo di promozione del territorio, attraverso la conoscenza e la valorizzazione dei beni culturali. Cogliere le sfide competitive della cosiddetta economia della conoscenza rappresenta per il nostro territorio una priorità irrinunciabile di sviluppo, come evidenziato nel documento strategico della Regione Puglia per il 2007-2013, il quale considera l'industria dei contenuti digitali (e-content) come uno specifico ambito di attività.

Quindi si parte da una concezione moderna del bene culturale.

La nozione di bene culturale, riduttivamente riferita in passato alle "cose di interesse storico, artistico ed etnografico" (legge Bottai del 1939), con il Codice dei beni culturali e del paesaggio emanato nel 2004, si è venuta notevolmente ampliando ed estendendo ad altri settori dell'espressione umana:  cioè a tutto il complesso di testimonianze, dalle più umili alle più elevate, da quelle di ordine materiale a quelle di ordine spirituale, che l'uomo ha lasciato dietro di sé e come immagine di sé lungo il corso dei secoli in una determinata area. Sono, per intenderci, le testimonianze letterarie, quelle monumentali, quelle storico-artistiche, quelle archivistiche e documentarie in genere e anche quelle provenienti dalla tradizione orale; un posto notevole tra i beni culturali occupano le tradizioni etnoantropologiche.

In che modo il santuario garganico può contribuire alla ricostruzione del patrimonio culturale?

Il santuario di Monte Sant'Angelo, con i suoi quindici secoli di storia, costituisce una opportunità a elevato potenziale sia per la ricostruzione del patrimonio culturale, modernamente inteso, che per la sperimentazione di nuove metodologie di apprendimento e fruizione. Il fine ultimo è quello di comporre il quadro delle testimonianze storiche e di incentivare la nascita di quel turismo religioso, culturale e paesaggistico-ambientale che non interessa solo pochi addetti ai lavori, ma tutta la società, perché mette in moto un complesso meccanismo che finisce col coinvolgere ogni settore produttivo delle zone in cui si insedia. È ormai acquisito che da una oculata gestione dei beni culturali traggono vantaggio economico tutte le attività, da quelle artigianali a quelle industriali, commerciali e di servizio. Va anche sottolineato che il settore del turismo religioso, culturale e paesaggistico è, per l'Italia, uno dei pochissimi settori produttivi che non impongono l'importazione e la trasformazione di materie prime di cui siamo poveri.

Insomma, serve puntare sulle risorse del Mezzogiorno d'Italia.

Il sud del Paese è ricco di beni culturali, paesaggistico-ambientali e tradizioni storiche. Nel nostro caso si tratta di tradizioni storiche legate alla presenza del cristianesimo, che ha lasciato molte e rilevanti testimonianze.



(©L'Osservatore Romano 11 settembre 2008)
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