A colloquio con Sanjit Bunker Roy, ideatore in India di un modello di microeconomia a sviluppo locale

La rivoluzione degli ingegneri analfabeti


di Marcello Filotei

"Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono, poi tu vinci". La perseveranza di Sanjit Bunker Roy è racchiusa nella frase di Gandhi che ama citare, una determinazione che lo ha portato nel 1972 a fondare e a garantire - in India, e precisamente a Tilonia nel distretto rurale del Rajastan - uno sviluppo inaspettato al Social Work and Research Center meglio conosciuto come Barefoot College (ovvero il college "dei piedi scalzi") - un'istituzione scolastica unica, che rovescia il principio stesso dell'educazione:  non più un sapere infuso dall'alto, ma una pratica derivata dall'esperienza comune. L'istituto accoglie uomini, donne e bambini provenienti dai villaggi più poveri per insegnare loro una professione da svolgere all'interno delle loro comunità.
"Di gran lunga - spiega Bunker Roy al quale il 26 settembre sarà consegnato il Premio internazionale Masi Grosso d'Oro Veneziano - la più grande minaccia allo sviluppo economico è costituita dalle persone istruite, frutto del sistema di educazione ufficiale:  gente che conosce la teoria e ignora la pratica, che non ha mai affrontato le reali difficoltà della vita. La loro conoscenza è di seconda e terza mano. Si considerano esperti per avere letto dei libri. La loro preparazione è incompleta e assolutamente inadeguata a trovare soluzioni a basso costo per migliorare la qualità della vita dei più poveri. Il sistema educativo ufficiale, inoltre, ti porta a disprezzare il villaggio dal quale provieni, a rinnegare le radici rurali. Tornare a casa dopo gli studi viene considerato un fallimento. Così le persone che hanno studiato preferiscono sopravvivere nelle baraccopoli cittadine o languire sui marciapiedi piuttosto che tornare nei villaggi.

La lotta contro la povertà è anche una lotta contro l'irresistibile desiderio di ottenere un titolo in una scuola di città.

Questa è una delle ragioni principali per cui i giovani abbandonano i villaggi. Mettendogli nelle mani un pezzo di carta che certifica le loro attitudini e la loro professionalità (in molti casi si tratta di titoli senza valore) si incentivano i giovani a lasciare i luoghi d'appartenenza. Tragicamente in questo modo li si rende sostanzialmente inadatti a qualsiasi tipo di lavoro. Le persone che hanno più alti riconoscimenti hanno infatti meno coraggio e meno abilità nel tentare di applicare nuove idee, hanno paura di essere inadeguati, di sbagliare. Questo timore blocca qualsiasi iniziativa. Il sistema educativo ufficiale svilisce le conoscenze tradizionali, le peculiarità dei villaggi, la saggezza popolare. Ma il sapere popolare deve essere considerato inferiore solo perché non è ufficialmente certificato? È un fatto che questo genere di conoscenze sono state utilizzate per centinaia di anni con successo prima che medici, insegnanti e ingegneri della città arrivassero nei villaggi.

Quindi un nuovo approccio che si concentra sulla campagna piuttosto che sulla città. Ma come ha fatto un brillante laureato al New Delhi's St. Stephen's College, una delle istituzioni scolastiche più importanti dell'India, a ideare questo cambio di prospettiva?

Dal 1967 al 1971 - dopo la devastante carestia nello Stato di Bihar del 1965-66 che provocò migliaia di morti - ho vissuto in un remoto villaggio rurale guadagnandomi lo stipendio come lavoratore non specializzato, scavando pozzi utilizzati per irrigare o per trarne acqua potabile. Ho ascoltato i più poveri e sono entrato in contatto con le loro eccezionali conoscenze e capacità. Nessuno ha imparato quello che sa dai libri. Attraverso un processo di "deistruzione" ho acquisito le basi per avviare il progetto del Barefoot College. Credo che sia l'unica scuola al mondo costruita da poveri, che la gestiscono e ne controllano la proprietà. L'idea originaria è comunque dedotta dall'insegnamento di Gandhi, che rifiutava il classico e arrogante approccio allo sviluppo propinato dagli "esperti", che fanno calare le cose dall'alto, e pone l'accento invece sul rispetto e l'applicazione delle conoscenze tradizionali e sulle capacità pratiche, considerate più importanti della conoscenza teorica. Il fatto che una persona sia analfabeta non significa che non possa diventare un ingegnere o un architetto. Ci sono altri modi di imparare oltre alla parola scritta.

Come si entra nel College?

Chiunque arrivi con un diploma viene retrocesso e deve adattarsi alla vita del villaggio. Siamo sicuri che nessuno viene per arricchirsi, perché comunque non potrà guadagnare più di centocinquanta dollari al mese. Le persone arrivano con la voglia di affrontare una sfida, perché portate dal desiderio di cambiamento, dalla necessità di provare nuove idee, dalla possibilità di fare errori e di imparare.

Come funziona il meccanismo decisionale?

Coinvolgendo tutti nei progetti sin dall'inizio. Le persone non vengono consultate dopo che le decisioni sono già state prese nelle istituzioni cittadine dove l'esperienza della povertà è virtuale, ma allo stadio iniziale, quando bisogna discutere su cosa fare. Nessun "esperto" della Banca mondiale, delle Nazioni Unite, delle università viene invitato al college. Se vogliono venire devono lasciarsi alle spalle i loro studi e presentarsi come esseri umani, con umiltà e pazienza, pronti a imparare dagli altri, apparentemente inferiori socialmente e intellettualmente.

Così ha ottenuto risultati dove le politiche governative spesso hanno fallito?

Il merito è delle competenze dei più poveri, della fiducia data a quelli che vivono con meno di un dollaro al mese, alla loro capacità di analizzare un problema e trovare una soluzione. Le decisioni sono collettive e trasparenti, le responsabilità dei successi e dei fallimenti sono comuni, i progetti rimangono di proprietà del college. Le politiche governative, invece, sono gestite dall'alto verso il basso, i poveri sono beneficiari e non partner, nei circoli governativi c'è ancora la convinzione che per lanciare lo sviluppo rurale ci sia bisogno delle conoscenze acquisite in città.

Ci sono altre iniziative che ricalcano questo modo di fare?

Solo pochi individui e organizzazioni credono e agiscono allo stesso modo del Barefoot College, in primo luogo perché pensano che non ci sia differenza tra alfabetizzazione ed educazione. Noi crediamo che ci sia una enorme differenza. Noi crediamo a quello che diceva Mark Twain:  "Non lasciare che la scuola interferisca con la tua educazione". Noi crediamo che gli esperti diplomati nel sistema formale educativo non siano qualificati o competenti per affrontare i problemi della povertà.

Il progetto è lanciato nel futuro, ma come vengono coinvolte le giovani generazioni?

A partire dall'esperienza della Scuola serale di Tilonia, inaugurata nel 1975 per i ragazzi che non potevano seguire le lezioni di giorno perché impegnati a pascolare gli animali o nei lavori domestici. Avevano tempo la sera e allora abbiamo formato dei giovani disoccupati trasformandoli in insegnanti barefoot e affidandogli queste scuole. Oltre il settantacinque per cento dei cinquantamila bambini che hanno seguito il corso sono rimasti nei villaggi. Negli ultimi dieci anni, i settemila bambini tra i sei e i quattordici anni di età che hanno frequentato le centocinquanta scuole serali sono stati inseriti in un sistema decisionale, che li porta a controllare e amministrare i loro istituti. Ci sono state delle elezioni e sono stati eletti negli anni quattro Primi Ministri, tutte ragazze. L'attuale Premier ha dodici anni. Durante il giorno bada a oltre venti capre e nel pomeriggio è molto energica nel guidare la propria scuola.



(©L'Osservatore Romano 24 settembre 2008)
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