Il cardinale Oswald Gracias invita al dialogo per superare pregiudizi e incomprensioni

Parola di Dio e speranza
antidoti contro le violenze in India


di Giampaolo Mattei

"In India tutte le persone di buona volontà, anche induiste e musulmane, provano orrore, sono scioccate, di fronte alle diaboliche azioni di coloro che non esitano a dare la caccia ai cristiani per ucciderli, a distruggere e incendiare case e chiese, senza alcun rispetto per la dignità e i diritti umani". Non usa mezzi termini il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente dei vescovi indiani:  definisce le violenze anticristiane, cominciate un mese fa, come una vergogna, un atto barbarico e perverso, una follia.
Dall'India ogni giorno arrivano notizie di cristiani nel mirino, con uccisioni, devastazioni e sempre più profughi. Dice il cardinale:  "Non riesco a spiegare questa campagna di odio contro i cristiani e la totale inazione del Governo locale". Nell'intervista a "L'Osservatore Romano", insieme all'appello per far cessare subito ogni violenza e per rimuovere il clima di terrore, il cardinale Gracias formula un invito alla speranza:  "Non bisogna cedere alla tentazione della rassegnazione e tantomeno della vendetta. Alla fine non sarà il fondamentalismo a prevalere". E sceglie un verso del poeta Tagore per delineare l'India che vorrebbe vedere:  "Dentro questo cielo di libertà, Padre mio, rendi vigile il mio Paese".
Speranza e parola di Dio sono per il cardinale le prospettive dell'India. E sono anche il tema dell'ormai prossimo Sinodo. Il cardinale Gracias, che il 24 giugno era stato nominato presidente delegato e aveva seguito i lavori di preparazione, sarà però impossibilitato a intervenire per motivi di salute. Al suo posto il Papa ha nominato, il 9 settembre, il cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney. Ecco l'intervista al cardinale Oswald Gracias.

Avete chiuso le scuole cattoliche per protesta e indetto una giornata di preghiera. Qual è la strada per metter fine alle violenze contro i cristiani?

Chiudere per un giorno le oltre venticinquemila scuole cattoliche indiane è stato un gesto simbolico, di forte impatto e di protesta, che ha inteso risvegliare le coscienze non solo nel nostro Paese.
È stato un segnale chiaro per far luce sull'importanza della presenza cristiana, sempre in prima fila nel sociale, nell'educazione e nell'opera di assistenza che abbraccia indistintamente tutta la popolazione. La preghiera, anche per coloro che ci odiano, resta la nostra principale arma.

Le autorità e i non cristiani come stanno reagendo all'ondata di violenze in Orissa, estesa ora anche in altre aree?

A Bombay abbiamo avuto numerosi incontri con i funzionari governativi e anche con i giornalisti:  in India tutti si dicono scioccati per gli avvenimenti in Orissa. Ma solo dopo che la Corte suprema ha emanato direttive e svolto alcune indagini il Governo locale è parso svegliarsi.
A livello nazionale il presidente e il primo ministro hanno espresso la propria angoscia sollecitando interventi risolutivi.

Quando le violenze cesseranno si dovrà riprendere un dialogo che garantisca la libertà religiosa.

La libertà religiosa è la prima tra le libertà. Solo un vero dialogo interreligioso permetterà di eliminare ogni possibile causa di tensione e di disaccordo tra gruppi religiosi ed etnici in India. Il dialogo è vitale, fondamentale. La Chiesa in India non ha mai mancato di promuoverlo.
Come cattolici dobbiamo celebrare la ricchezza del Verbo di Dio incarnato nella nostra vita, nelle famiglie e nelle comunità. Questo aiuterà a superare le incomprensioni. Serve un dialogo profondo che non deve però mai essere impoverito dal sincretismo. Invece, alla luce del carisma di ciascuno, deve svilupparsi nel rispetto reciproco.

La Chiesa come intende proporsi in questo dialogo?

Continuando a stare dalla parte dei poveri, dei malati, senza guardare se sono induisti, musulmani o cristiani. Riaffermando il diritto alla vita per tutti:  è orribile che neonati vengano uccisi perché di sesso femminile.
Si tratta, in fin dei conti, di annunciare Gesù con la propria vita per contribuire a un nuovo sistema mondiale costruito sull'amore e sulla fiducia reciproca. Questo è importante soprattutto per l'India, una nazione caratterizzata da un ricco patrimonio di diversità religiosa e culturale. Siamo chiamati a lavorare insieme per arricchirci l'uno con l'altro.

Invece adesso che cosa sta succedendo all'India?

L'economia indiana è oggi la seconda in più rapida crescita nel mondo e il Paese vuole diventare protagonista in tutti i campi. Ma abbiamo ancora gravi problemi, a cominciare dalla povertà. L'India si potrà affermare non solo come potenza economica mondiale, ma anche come esempio morale, quando non ci saranno più emarginati e ingiustizie e tutti potranno portare, in una effettiva libertà, il loro contributo alla società. L'unità dell'India è stata descritta come unità nella diversità, come un arcobaleno che tutti i colori contribuiscono a rendere più ricco. Ma stiamo vedendo all'opera forze di divisione che vogliono distruggere questa unità.

In questo senso qual è il contributo dei cattolici?

La Chiesa indiana prega e lavora perché i problemi che tanto ci stanno facendo soffrire siano estirpati alla radice e perché nella giustizia tutti gli indiani possano essere uniti, senza distinzioni.
Abbiamo un obiettivo chiaro:  nessuno vada a letto affamato; nessuna dignità sia offesa; nessun diritto delle minoranze, compresa la libertà religiosa, sia negato; nessun povero sia abbandonato.
La Chiesa continua a fare il proprio lavoro per il bene comune, solidale con le troppe persone che mancano di tutto. Lavoriamo nelle zone rurali più remote, senza discriminazioni di casta e di religione, per aiutare gli emarginati, i senzatetto, i malati senza cure mediche e quanti non hanno più speranza. Penso che parola di Dio e speranza siano le grandi prospettive per l'India.

Parola di Dio e speranza:  è anche il tema del Sinodo che inizierà il 5 ottobre in Vaticano.

Un tema provvidenziale. Spero che dopo il Sinodo tutti comprenderemo meglio che la parola di Dio è un messaggio di amore diretto a ciascuno di noi. Ci attendiamo tanto dal Sinodo anche per il futuro del nostro Paese.

Che cosa può portare il Sinodo all'India di oggi?

Una più profonda comprensione della Scrittura rimuoverà equivoci e pregiudizi. Spero che il Sinodo approfondirà meglio anche il rapporto fra la parola di Dio e testi sacri di altre religioni:  un confronto che contribuirà a chiarire i principi del dialogo interreligioso tanto importante per dare speranza all'India e al mondo intero.

Come può indurre alla speranza ciò che sta accadendo?

L'India è un grande Paese su cui sono riposte molte speranze. Ma ha innanzitutto bisogno di speranza:  l'ho sempre riconosciuto e così mi sono commosso quando il Papa me lo ha ripetuto personalmente al momento di crearmi cardinale, nel novembre di un anno fa. Ho compreso di essere stato chiamato a giocare un nuovo ruolo per l'India e l'Asia intera. Un ruolo di speranza, fondata sulla parola di Dio.
Personalmente mi ispiro a due icone:  san Francesco Saverio e alla beata madre Teresa di Calcutta. Due figure molto conosciute in India. Verità, giustizia, libertà, amore sono le nostre priorità pastorali.

Nella sua esperienza pastorale, in che modo la parola di Dio incide oggi nella vita delle persone?

La parola di Dio è il fulcro della vita e della missione della Chiesa che ha il dovere di interpretare la Scrittura per non lasciarla muto scheletro.
Nella mia esperienza a Bombay, enorme capitale commerciale dell'India, vedo che la parola di Dio continua letteralmente a salvare tantissime famiglie. È incoraggiante che i nostri incontri di studio biblico siano frequentatissimi.

Che cosa cercano coloro che si accostano agli studi biblici?

La Scrittura è piena di valori e la nostra gente deve affrontare proprio una perdita di valori. La parola di Dio può restituire i valori che mancano alla nostra società:  dunque è esattamente quello che la gente cerca. La Scrittura deve permeare ogni aspetto della vita. In un mondo globalizzato è fondamentale che la parola di Dio renda la terra un luogo dove possano affermarsi giustizia, verità, unità.
A Bombay abbiamo dato vita a molti incontri ecumenici e interreligiosi dove la ricchezza e l'importanza della Scrittura è stata studiata, discussa, condivisa, vissuta. La parola di Dio ha il potere di trasformare l'umanità. La mia preghiera è che i cattolici possano essere capaci di cambiare la vita dell'India intera.

Un ruolo affidato soprattutto ai laici.

Il laicato a Bombay è molto attivo. Abbiamo centri di studio biblico in quasi tutte le parrocchie, dove viene regolarmente praticata la lectio divina.
I corsi di teologia per adulti sono molto frequentati. Ora li stiamo rafforzando perché la parola di Dio possa penetrare sempre più nella vita di ogni cristiano e gli permetta di testimoniare i valori del Vangelo nella società. Abbiamo una grande speranza:  portare la fede e la parola di Dio dalla periferia al centro della vita di ciascuno.



(©L'Osservatore Romano 24 settembre 2008)
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