A colloquio con il vescovo Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani

Collaborazione culturale
tra cattolici e ortodossi romeni


Nicola Gori

Gradita visita questa mattina al nostro giornale di una delegazione del Centre de presse "Basilica" del Patriarcato di Romania. L'iniziativa è dovuta alla grande attenzione che il nuovo Patriarca di Romania, Sua Beatitudine Daniel, dedica allo sviluppo della comunicazione. Dopo aver avviato la nuova struttura, Sua Beatitudine ha voluto che gli operatori impegnati facessero esperienza del modo in cui la Santa Sede gestisce i suoi mezzi di comunicazione.
Della delegazione - composta in larga parte da sacerdoti e diaconi - facevano parte direttori e redattori dell'agenzia stampa "Basilica", della radio televisione "Trinitas", del giornale "Lumina" ed altri operatori dei mass media. Cogliendo l'occasione della visita della delegazione abbiamo rivolto al vescovo Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, alcune domande per conoscere meglio il Patriarcato e per fare il punto sullo stato dei rapporti tra cattolici e ortodossi.

La visita della delegazione ortodossa di Romania ai media della Santa Sede, può essere letta come un'ulteriore testimonianza dei progressi che sta facendo il cammino verso l'unità tra le due Chiese cristiane?

I rapporti con la Chiesa ortodossa romena risalgono a molto tempo fa e sono positivi. Abbiamo avuto uno scambio culturale intenso. Negli anni passati molti studenti ortodossi hanno frequentato a Roma le facoltà di teologia o la facoltà di storia ecclesiastica del Pontificio istituto orientale. Molti di essi hanno conseguito la licenza o il dottorato. Si tratta di contatti che permangono ancora. Indubbiamente si è instaurato un clima amichevole e personale con tantissime persone della Chiesa ortodossa romena.
Non posiamo, in questa circostanza, non ricordare la figura del Patriarca di Romania Teoctist ricevuto in visita da Giovanni Paolo ii. Anche Papa Wojtyla si recò in visita in Romania, e si trattò della prima in un paese a maggioranza ortodossa. Quel viaggio è stato un momento importante di apertura ecumenica e ha avuto una vasta eco nel Paese. Da allora i rapporti con la Chiesa ortodossa romena sono ottimi. Dunque anche questa visita si può certamente interpretare come un fatto positivo. Anche se non nuovo in assoluto:  un paio d'anni fa un gruppo simile della Chiesa ortodossa serba è venuto a visitare le istituzioni e le strutture delle comunicazioni sociali vaticane. In più questa volta c'è da aggiungere il fatto che il nuovo patriarca di Romania, Sua Beatitudine Daniel, è un uomo dalle vedute aperte e ha il desiderio di modernizzare l'attività pastorale e di formazione nella sua Chiesa. Fin da quando era metropolita di Iasi, una delle sedi più importanti della Romania, aveva un'attenzione particolare nei confronti dei mass media. Nella sua diocesi vi erano una radio e un giornale. Adesso che è diventato Patriarca della Chiesa ortodossa romena vuole ravvivare questo interesse per i mass media in tutte le diocesi. Per questo motivo ha fondato il "Centre de press "Basilica"" formato da giovani sacerdoti, diaconi e alcuni laici. Oltre alla funzione di direzione dei singoli settori, i direttori assumono l'incarico di consiglieri del Patriarca sulle questioni delle comunicazioni sociali.

Come è stata organizzata la visita?

Il Patriarca Daniel ha chiesto a questo Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani di organizzare gli incontri, dati i buoni rapporti anche personali instaurati e noi volentieri abbiamo acconsentito.
Se ne è occupato il comitato cattolico per la collaborazione culturale con le Chiese ortodosse del Pontificio Consiglio.

Avete notizie sul come è stata accolta l'iniziativa nel Paese? C'è attenzione a proposito del cammino verso la piena comunione?

Tutte le informazioni che abbiamo sono positive. Non c'è stato un permanente conflitto come in altri Paesi dell'est europeo, dopo la caduta del comunismo. Certamente, ci sono anche stati piccoli problemi e momenti di tensione, ma adesso sembra che le relazioni procedano bene.

Quali gli ostacoli che ancora permangono?

La comunione con l'ortodossia in generale è qualcosa che procede lungo due binari:  tutte le Chiese ortodosse sono riunite insieme per il dialogo a livello teologico. Cioè non riguarda solo la Chiesa ortodossa romena o di un altro Paese, ma tutto il mondo ortodosso. D'altra parte, però, esistono dei contatti bilaterali e particolari con ogni Chiesa ortodossa. In questo caso, il dialogo dipende molto dalle vicende storiche. Il peso della storia è enorme, così come lo è la situazione concreta in cui versa ogni Chiesa. Per quanto riguarda la Romania, che fa già parte dell'Unione europea, vi è una grande affinità di interessi, di preoccupazioni pastorali e di problemi da affrontare. Il che permette di collaborare ad ogni livello.

La presenza di fedeli ortodossi romeni in Italia è rilevante al punto che è stata recentemente eretta una diocesi ortodossa romena. Dove risiede il vescovo?

In Italia sono state erette nel tempo diverse parrocchie romene ortodosse. Dunque hanno pensato di riunirle in una circoscrizione ecclesiastica e in questo modo poste sotto la giurisdizione di un vescovo, attualmente il vescovo Siluan Span, il quale risiede vicino a Roma.

Sono in corso altre particolari iniziative con la Chiesa ortodossa?

Collaboriamo con tutte le Chiese a livello di rapporti reciproci. Abbiamo contatti con i patriarcati, con la gerarchia o con alcune organizzazioni ortodosse e pertanto ogni anno programmiamo incontri e altre forme di collaborazione. Con la Romania in particolare abbiamo questo elemento di contatto che è il consistente numero di studenti che vengono qui a Roma.
Abbiamo un grandissimo interesse che la comunione con l'ortodossia possa ristabilirsi e sappiamo che la strada non è facile e nemmeno breve. In questi ultimi tempi ci sono stati passi importanti sia a livello teologico, sia a livello di collaborazione, per un progressivo avvicinamento.

E come procede il cammino ecumenico con le altre Chiese cristiane?

Per dirlo con una battuta, siamo vicinissimi agli ortodossi teologicamente, ma più lontani culturalmente, anche a causa dei retaggi del passato. Con le comunità anglicane e protestanti, siamo distanti teologicamente, ma molto vicini culturalmente e psicologicamente, perciò il dialogo è più facile, ma i problemi da risolvere sono enormi. Con gli ortodossi il problema che rallenta il dialogo è la prospettiva mentale, la sensibilità culturale, il fardello delle difficoltà e delle memorie storiche che si trasmettono da generazioni.



(©L'Osservatore Romano 26 settembre 2008)
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