Il vescovo Nikolaus Messmer su attese e difficoltà dei cattolici del Kyrgyzstan

I grandi orizzonti
di una piccola comunità


di Nicola Gori

Una minoranza in mezzo a un Paese a grande maggioranza musulmana, il cui unico modo di testimoniare il Vangelo è la sola presenza. È la comunità cattolica del Kyrgyzstan, composta per lo più da immigrati di origine tedesca, guidata dall'amministratore apostolico, il vescovo Nikolaus Messmer, al quale abbiamo chiesto alcune notizie sulla realtà locale.

La Chiesa in Kyrgyzstan in realtà è piccola, ma molto attiva nell'apostolato. Come sono i rapporti con le altre religioni?

All'epoca dell'Unione Sovietica tutto veniva controllato dal partito comunista. I cattolici avevano poche possibilità di condurre una vita religiosa, e per non perdere queste poche opportunità erano molto riservati e c'erano pochi contatti con le altre religioni. Poi, negli anni Ottanta è iniziata una forte emigrazione da parte della popolazione di origine tedesca, e quindi anche dei cattolici. Abbiamo poche possibilità di mantenere rapporti con le altre religioni. L'unica eccezione sono forse i luterani. Con gli ortodossi e i musulmani è molto difficile stabilire un rapporto significativo.

Quali sono le maggiori difficoltà nell'annunciare la Parola di Dio nel Paese?

Oltre l'80 per cento della popolazione locale è musulmana ed è molto legata alle proprie tradizioni. Per questo è praticamente impossibile annunciare la Parola di Dio in mezzo a loro. Ci limitiamo, oltre che all'assistenza ai cattolici, a un apostolato di presenza.

La Chiesa è presente in ambito sociale. Quali progetti ha promosso e sostenuto?

Quando vi è stato il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, il Kyrgyzstan era una delle Repubbliche più povere dell'ex Unione. Oggi nulla è davvero cambiato. Per questo i problemi sociali sono molto grandi. Cerchiamo di aiutare dove possiamo:  sosteniamo i poveri, i malati, organizziamo mense per i bambini, visitiamo le persone negli istituti per anziani e nelle prigioni, organizziamo campi estivi per i giovani.

La sua formazione maturata nella Compagnia di Gesù orienta in qualche modo la sua missione?

Certo. Soprattutto quando ero parroco dell'unica chiesa cattolica in Kyrgyzia, cioè fino al 1997. Poi mi ha certamente aiutato quando sono stato chiamato a servire, come rettore, nel preseminario a Novosibirsk. Vi sono rimasto per nove anni. Ed è lì che mi trovavo quando sono stato nominato vescovo. Mi piace anche ricordare che nel 1997, quando la Santa Sede ha adeguato i confini ecclesiastici a quelli statali, la Chiesa in Kyrgyzstan era affidata ai gesuiti. Dunque in un certo senso mi sono ritrovato a svolgere la mia missione in un contesto a me familiare.



(©L'Osservatore Romano 2 ottobre 2008)
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