A colloquio con il direttore della fondazione romana

I Cavalieri di Colombo
al servizio della carità del Papa


di Gianluca Biccini

L'unico stemma non ecclesiastico visibile all'interno della Città del Vaticano si trova su due vetrate della chiesa di San Salvatore in Ossibus. È quello dei Cavalieri di Colombo, l'ordine fraterno fondato dal venerabile Michele McGivney negli Stati Uniti d'America, che conta oggi un milione e settecentocinquantamila membri:  nella patria d'origine soprattutto, ma anche in altri paesi del Continente americano, nelle Filippine e in Polonia.
Una sede i Knights of Columbus ce l'hanno anche in piazza della Città Leonina, a due passi da San Pietro. In quella che è stata la residenza del rappresentante personale del presidente statunitense presso la Santa Sede e poi - quando sono state stabilite relazioni diplomatiche - dell'ambasciatore dello stesso Paese, oggi si trovano gli uffici romani della Fondazione Cavalieri di Colombo. Qui abbiamo incontrato Enrico Pietro De Maio, direttore della fondazione e legale rappresentante dell'ordine.

La vostra è una realtà molto diffusa oltreatlantico, ma su quest'altra sponda dell'Oceano se ne sa poco.

Nacquero nel 1822, come società di mutuo soccorso tra famiglie di immigrati irlandesi in America. Oggi sono conosciuti ovunque - come si è potuto vedere durante il viaggio di Benedetto XVI negli Stati Uniti - per le iniziative di solidarietà, di recupero del patrimonio dell'arte cristiana, della diffusione della cultura cattolica di cui si fanno promotori.

Il fondatore ebbe il merito di intuire le grandi potenzialità del settore assicurativo. Ma qual è il nesso tra mercato e solidarietà?

Il meccanismo è semplice:  chi è ammesso tra i cavalieri sottoscrive un'assicurazione - ramo vita o malattia - che va a incrementare un fondo patrimoniale. Una parte degli utili - che è minima ma rilevante - viene ceduta al settore caritativo e destinata a varie opere in ogni angolo del mondo e, per quanto riguarda la nostra Fondazione, soprattutto al servizio della Santa Sede.

Per conoscere più da vicino queste ultime occorre fare un passo indietro nella storia.

Bisogna ritornare alle origini dell'ordine, che da sempre cura l'animazione di centri ricreativi per le forze armate americane. Era un modo per contrastare il proselitismo di altre confessioni all'interno dei corpi militari. E fu al seguito degli alleati che durante la prima guerra mondiale i primi Cavalieri "sbarcarono" in Europa. La forma scelta era quella del supporto logistico ai soldati attraverso punti di ristoro. Ma il salto di qualità avvenne al termine del conflitto, il 28 agosto 1920, quando una delegazione guidata dal Cavaliere supremo James Flaherty fu ricevuta in udienza da Benedetto xv. Il Papa elogiò il sostegno dato alla Catholic University of America, l'assistenza ai vescovi, il lavoro caritatevole e chiese di estendere l'attività a Roma.

E quale fu la risposta?

La realizzazione di sei campi sportivi nel giro di pochi anni, messi a disposizione gratuita dei giovani della città, soprattutto quelli meno abbienti che rischiavano di finire nell'orbita delle sette protestanti. Un Italian welfare Found fu costituito nell'aprile 1922, con un ufficio in via delle Muratte. Quartier generale per lo svolgimento delle normali attività, esso dava anche assistenza ai pellegrini di lingua inglese. Tra quell'anno e il 1927 i Cavalieri di Colombo aprirono altri centri grazie alla regia di mio nonno, l'architetto e ingegnere Enrico Pietro Galeazzi, il quale si occupò delle trattative per l'acquisto o l'affitto dei campi e della loro organizzazione. Le gare atletiche con il motto "Tutti sono benvenuti. Tutto è gratuito" divennero presto famose nell'Urbe. Ogni complesso era composto da un edificio con spogliatoi, palestre e campi di calcio. Alcuni avevano campi di pallacanestro, pallavolo e tennis. Campi da bocce erano a disposizione degli anziani.

Stiamo parlando dell'Oratorio di San Pietro.

Non solo:  Pio xi accolse con entusiasmo il progetto e lo appoggiò in maniera concreta donando un terreno al centro del Circo di Nerone. Per far posto alle nuove strutture furono demoliti vari edifici, fra i quali una fonderia secolare, e tra gli scavi vennero alla luce dei reperti archeologici come lo stemma di Innocenzo viii che - per una significativa coincidenza - era stato Papa nel periodo della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo. Fu inoltre trovato il modello ligneo della statua di San Pietro che si venera nella Basilica Vaticana. Tra gli edifici non abbattuti vi era la chiesa di San Salvatore in Ossibus - oggi sede della Casa Dono di Maria, delle Missionarie della Carità di madre Teresa - che fu utilizzata come cappella. Lo stemma dell'ordine è ancora lì a testimoniarlo.
Al centro della costruzione, inaugurata il 9 aprile 1924, fu installato un teatro. Era nato l'Oratorio di San Pietro. E nel maggio 1926 una seconda realtà vedeva la luce:  il campo da gioco "Pio xi", situato sulla collina del Gelsomino, fra il Gianicolo e il Vaticano. Lo stesso, quaranta anni dopo, fu scelto come nuova sede per l'Oratorio di San Pietro. Infatti, nel 1965, i Cavalieri di Colombo, secondo il desiderio di Paolo VI donarono l'area su cui sorgeva quest'ultimo per la costruzione di una più ampia aula delle udienze, quella del Nervi. Il nuovo complesso fu benedetto dallo stesso Paolo VI il 29 giugno 1968.

San Pietro, Pio xi. A ogni struttura è stato dato il nome di un Pontefice?

Proprio così, tranne in un caso. Terzo in ordine di tempo fu il campo da gioco "Benedetto xv" a San Lorenzo, uno dei quartieri più popolari di Roma, inaugurato nel 1926. Durante la seconda guerra mondiale la zona venne pesantemente bombardata dalle forze alleate. La struttura fu danneggiata da una bomba e i frammenti della stessa sono oggi esposti nel nostro museo a New Heaven, nel Connecticut. Quindi fu la volta dell'impianto sul Tevere, "il Polverini", benedetto dal cardinale Vicario Pompilj nel maggio 1927. Sette anni dopo la sede venne spostata a valle del ponte Duca D'Aosta e utilizzata per attività quali il canottaggio e il nuoto. Successivamente il centro fu rinominato Pastor Angelicus, in onore di Pio xi.
Il quinto centro ricreativo venne inaugurato sempre nel 1927 a Valle Giulia. Nel 1942, in occasione del venticinquesimo di episcopato di Pio xii, parte del terreno fu donato dai Cavalieri al Vicariato di Roma per una nuova parrocchia dedicata al santo di cui il Papa portava il nome:  Sant'Eugenio. La costruzione fu affidata alla direzione di Galeazzi. Allo stesso è stato intitolato nel 1996 il centro di Valle Giulia, come segno di gratitudine per una vita spesa al servizio della Santa Sede e dei Cavalieri di Colombo fino al giorno della morte, avvenuta il 25 settembre 1986.
L'ultimo complesso fu realizzato a Primavalle. Il "Pio xii" fu benedetto dal cardinale Francis Spellman, arcivescovo di New York, nel 1952. Anche la costruzione di questa struttura fu affidata a Galeazzi che in quel periodo stava portando a termine un altro progetto:  il Pontificio Collegio Americano del Nord. Per meglio evidenziare tale profondo legame, nel 1982 l'Ordine ha istituito un fondo a beneficio dei seminaristi del Collegio intitolato a Galeazzi.

Chi usa oggi i vostri centri?

Le strutture sportive continuano ad essere a disposizione di parrocchie, scuole, istituti per i disabili, ospedali, centri di riabilitazione, bambini bisognosi, seminaristi, e dei dipendenti della Città del Vaticano.

L'ordine guarda con molta attenzione al mondo delle comunicazioni sociali. Come si concretizza questo impegno?

Nel 1966 abbiamo donato un trasmettitore a onde corte alla Radio Vaticana. Nel 1975, sotto l'amministrazione di Virgil C. Dechant, i Knights hanno deciso di finanziare il costo per i segnali "Uplink" satellitari delle più importanti trasmissioni mondiali televisive dal Vaticano, come le messe della Notte di Natale e di Pasqua. Poco dopo fu istituita la videoteca vaticana dei Cavalieri di Colombo - che raccoglie un grande numero di filmati sui Pontefici - e venne sovvenzionata una stazione mobile per il Centro televisivo vaticano (Ctv).

Quali sono gli altri ambiti di attività?

Conferenze internazionali, costruzione, ampliamento e restauri di opere d'arte nella basilica di San Pietro. Nel 1983 i Cavalieri hanno costituito il Vicarius Christi Found - che attualmente ammonta a venti milioni di dollari - i cui interessi annui sono offerti al Papa per la sua carità.



(©L'Osservatore Romano 4 ottobre 2008)
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