Il Vaticano tra storia e natura

Come sono verdi
i giardini del Papa


di Francesco M. Valiante

Pio XII ci andava ogni giorno, col sole o con la pioggia, e ci rimaneva un'ora esatta camminando sempre lungo lo stesso muro. Paolo vi, al contrario, non era solito passeggiarvi e restava nel giardino pensile del Palazzo apostolico. Pio xi li attraversava solo in macchina e per questo ne aveva fatto asfaltare i viali. Giovanni Paolo ii invece, da buon sportivo, amava percorrerli a piedi di buona lena, almeno fino all'attentato del 1981. Giovanni XXIII vi cercava refrigerio alla calura pomeridiana:  pare anzi che, di tanto in tanto, non disdegnasse una partita a bocce nel campo situato nella zona più a nord. E si racconta che Leone xiii li avesse trasformati addirittura in un piccolo zoo, con tanto di daini, gazzelle e caprioli giunti dall'Africa.
La storia dei Pontefici potrebbe essere scritta anche così:  guardandoli, cioè, attraverso la lente del singolare rapporto che ciascuno di loro ha avuto con i Giardini Vaticani. Una sorta di "visti dal giardino", per azzardare un titolo a metà tra l'indiscreto e l'ecologista. Si comincia più di settecento anni fa con Niccolò III, al quale si deve la creazione della prima zona coltivata all'interno delle mura. E si finisce con Benedetto XVI, le cui passeggiate quotidiane in mezzo al verde alle spalle di San Pietro non sono certo un mistero. Lui stesso, a conclusione del viaggio in Francia del settembre scorso, ha confidato la sua abitudine di fermarsi a pregare dinanzi alla Grotta di Lourdes, donata a Leone XIII nel 1902 e collocata lungo le mura leonine nella parte più occidentale del colle Vaticano. "Il Pontefice visita spesso i Giardini per raccogliersi in preghiera nella tranquillità e nella bellezza di questi luoghi" conferma il primo capotecnico Elio Cortellessa, che da trentacinque anni si occupa della loro cura. E che in questa intervista ci guida tra curiosità, splendori e piccoli segreti di un luogo unico al mondo.

Bacone diceva che un giardino rappresenta "il più puro dei piaceri umani" e "il più grande ristoro per lo spirito". È una definizione che si può applicare anche ai Giardini Vaticani?

Direi di sì. Questa duplice dimensione si coglie anzitutto nella loro collocazione:  sono nel cuore di una grande metropoli come Roma e, allo stesso tempo, si affacciano su un luogo di straordinaria suggestione spirituale come la tomba di Pietro. Anche al loro interno c'è un singolare intreccio di natura e ingegno umano, di vegetazione e monumenti:  alla varietà delle piante e delle sistemazioni paesaggistiche si alternano edifici, statue, fontane, frammenti archeologici e opere moderne - dai resti di antichi sarcofagi a un pezzo del muro di Berlino - che formano un'architettura assolutamente ineguagliabile. Certo, il loro valore aggiunto, se così si può dire, sta nel fatto che costituiscono il luogo di riposo e di meditazione del Romano Pontefice.

A quando risale il loro nucleo originario?

La prima notizia storica che abbiamo si riferisce a Papa Niccolò III, il romano Giovanni Gaetano Orsini, che dal Laterano riportò la residenza papale in Vaticano. Nel 1279 fece erigere le nuove mura entro cui furono impiantati un prato, un frutteto e un viridarium, che costituì il primo abbozzo di un giardino, anche se non nel senso che intendiamo oggi:  era piuttosto un orto, uno spazio verde riparato e protetto. Da lì poi il suo successore Niccolò iv ricavò un "giardino dei semplici", dove il suo medico personale - il frate semplicista Simone da Genova - coltivava piante e erbe medicinali.

Resta ancora qualcosa dell'originario viridarium?

Non c'è più niente, perché in quella zona è stato edificato da Innocenzo VIII (1484-1492) il palazzetto del Belvedere. Il viridarium era situato proprio nel punto in cui ora sorge l'atrio dei quattro cancelli. L'area dove invece si estendono attualmente i Giardini è stata realizzata successivamente, soprattutto dopo il 1929.

Qual è la zona più antica tutt'oggi esistente?

Quella  della  Casina  di  Pio  IV,  la cui edificazione inizia con Paolo IV (1555-1559) e viene poi completata dal suo successore, il Papa del quale porta il nome. È un piccolo gioiello di arte rinascimentale, oggi sede delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali. Lì ci sono attualmente i due pini domestici che rappresentano le piante più vecchie cresciute nei Giardini Vaticani.

A quando risalgono?

Una datazione certa non c'è. Ma considerando l'epoca della costruzione della Casina, si potrebbe addirittura ipotizzare un'età compresa tra i sette e gli otto secoli. In ogni caso, i due esemplari non hanno meno di seicento anni. Sempre in quella zona sorgono anche imponenti cedri del Libano, che risalgono a trecento o quattrocento anni fa. Ma il primato assoluto di età spetta a due piante che non sono cresciute qui:  si tratta di monumentali ulivi plurisecolari offerti dalla regione Puglia in occasione della Domenica delle Palme del 2000. Sono stati piantati lungo viale Pio XII, proprio dove Papa Pacelli amava passeggiare, e hanno attecchito perfettamente. Pensi che hanno quasi mille anni.

E le piante più rare?

Per la sua bellezza particolare ricorderei, per esempio, l'esemplare di Erythrina, detta anche albero del corallo, che risale alla fine dell'Ottocento ed è l'unico superstite del giardino botanico di piante esotiche fatto sistemare da Leone XIII proprio sotto la torre leonina, oggi torre della Radio. Si tratta di una pianta di origine brasiliana, dai bellissimi fiori rosso scarlatto, molto rara in Italia e tra le più preziose che abbiamo. Ci sono anche grandi sequoie e Cycas revoluta di sette o otto metri, che difficilmente raggiungono tali altezze.

Qual è il numero complessivo delle piante che crescono oggi nei Giardini?

Possiamo parlare di circa 300 specie vegetali e 6.500 esemplari di dimensioni misurabili, tutti catalogati. Nella grande maggioranza si tratta di piante cresciute in loco. Ma ci sono anche esemplari giunti da altri Paesi, donati al Papa o alla Città del Vaticano in occasione di ricorrenze particolari.

Per esempio?

Nei pressi della Grotta di Lourdes c'è un ulivo di Israele piantato nel 1995 in ricordo della ripresa delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ci sono poi, tra l'altro, un pino nero e un tiglio slovacchi, sequoie statunitensi, un faggio della Slovenia e venti esemplari di ciliegi da fiore giunti dal Giappone.

La disposizione della vegetazione è stabile o ci sono modifiche periodiche?

La quasi totalità dei Giardini richiede, in genere, solo un'opera di manutenzione quotidiana. Peraltro, c'è qualche piccola zona che di tanto in tanto cambia. L'esempio più evidente è quello dello stemma pontificio disegnato con piante di diverso colore nel prato dinanzi al Governatorato. Mentre la cornice, con il triregno e le chiavi, resta sempre la stessa, la parte centrale - il cosiddetto scudo - viene modificato ogni volta che è eletto un nuovo Pontefice.

Quali piante formano lo stemma?

Si tratta di migliaia di piante scelte ovviamente in base alla colorazione. Se per alcuni colori adoperiamo esemplari stabili, per altri dobbiamo ricorrere a piante stagionali, per sostituire quelle che non resistono all'inverno. Le parti verdi dello stemma sono formate da cespugli di bosso nano. Per lo scudo di Papa Ratzinger abbiamo utilizzato l'evonimo nei campi gialli - la chiave di destra, parti della faccia del moro, la conchiglia del pellegrino e i campi intorno al moro e all'orso - mentre con l'alternantera rossa e la convallaria nera abbiamo composto il volto del moro, la pelliccia dell'orso e il campo intorno alla conchiglia. Infine, l'elicriso colora d'argento la chiave di sinistra e contorna tutto l'insieme.

Altri esempi di piante che vengono rinnovate?

Dinanzi alla Grotta di Lourdes le fioriture vengono cambiate periodicamente, così come le bordure e le aiuole. In questo periodo, poi, stiamo completando il rinnovamento - curato dal botanico e agronomo Vincenzo Scaccioni - della vegetazione della scogliera artificiale, che si estende per oltre duecento metri lungo via dell'Osservatorio. Diciamo che c'è un'evoluzione costante, anche se l'impostazione generale resta ormai pressoché definitiva.

Ma la superficie dei Giardini è sottoposta a vincoli particolari in materia di edificabilità?

Non so se esistono disposizioni giuridiche in proposito. Ma posso dirle, per esempio, che sino a una quindicina di anni fa, nella zona della Galea, avevamo un vivaio a terrazze - circa un ettaro di terreno - in cui coltivavamo fiori destinati al Palazzo Apostolico e ad addobbi interni. Adesso, dopo la realizzazione di parcheggi e altre strutture, ci è rimasta appena una piccola area coltivata a orto. Per andare più indietro nel tempo, ricordo stupendi esemplari di pompelmi oggi purtroppo scomparsi dopo l'edificazione di un muro. Stessa sorte è toccata al piccolo campo di bocce dove Giovanni XXIII amava giocare.

Che tipo di fauna popola i Giardini?

È una fauna particolare, inaspettatamente varia, anche perché vive indisturbata. Si tratta anzitutto di uccelli:  ci sono quelli comuni ma anche specie più rare, come picchi e upupe. In questo periodo, in particolare, siamo invasi dai pappagalli, i parrocchetti monaco, che non passano certo inosservati per la loro vivacità e i loro versi. Per il resto, ci sono rane, rospi, bisce. Una volta, nella zona del bosco, si potevano vedere persino gli scoiattoli o qualche volpino. Ci sono ancora dei ricci. E poi i gatti, gli animali certamente più diffusi tra le mura vaticane.

Quanta acqua è necessaria per irrigare un territorio così vasto?

Ne occorre una grande quantità. Quella che noi utilizziamo è acqua non potabile che viene direttamente dal lago di Bracciano - la cosiddetta Acqua Paola dell'antico acquedotto traiano, poi restaurato da Papa Paolo V - e si raccoglie nella grande cisterna interrata nella zona dell'eliporto, dalla capacità di 8 milioni di litri.

E come è organizzata l'irrigazione?

Una parte dei Giardini richiede un'irrigazione manuale, mentre un'altra si avvale di un impianto automatizzato che funziona durante la notte, in prevalenza da mezzanotte alle sei di mattina. Le dodici zone in cui sono suddivisi vengono alimentate a rotazione nell'arco di una settimana. Gli irrigatori di ogni area sono calibrati per il fabbisogno delle diverse tipologie di vegetazione - un prato, ad esempio, ha bisogno di una quantità di acqua diversa rispetto a una siepe - così da evitare sprechi.

Quante persone lavorano nei Giardini?

In totale 36. Di queste, 12 sono i responsabili delle singole zone. Ognuno di loro risponde personalmente ai superiori per quanto riguarda esigenze e problemi specifici del settore di competenza. Gli altri sono assegnati ai diversi servizi che rientrano nella nostra competenza:  il servizio serre, la sala floreale per gli addobbi, la nettezza urbana.

A voi compete anche la cura degli addobbi floreali per le celebrazioni pontificie. Nella scelta contano più i gusti del Papa o prevalgono altri criteri?

Com'è ovvio la scelta è legata essenzialmente ai segni e ai significati liturgici. Per questo spetta a noi d'intesa con l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Esistono ormai modelli ben collaudati per le cerimonie che si ripetono ogni anno. Per la solennità dei santi Pietro e Paolo, tanto per fare un esempio, il colore dominante è il rosso, simbolo del martirio. Per l'Immacolata prevale il bianco, in Quaresima e in Avvento il verde, mentre a Pasqua e nelle canonizzazioni c'è una vera e propria esplosione di colori.

Quanti fiori occorrono per ornare la basilica o la piazza in occasione di queste celebrazioni?

Col trascorrere dei pontificati le esigenze sono notevolmente aumentate. Mentre con Pio XII, per esempio, bastavano pochi esemplari solo per le più importanti occasioni, oggi - anche a causa dell'afflusso di persone e delle esigenze televisive - le varietà devono essere non soltanto più numerose ma sempre più grandi, belle, durature. Per i santi Pietro e Paolo, per esempio, adoperiamo migliaia di rose rosse. Nella notte della Natività, collochiamo in basilica centinaia di vasi di stelle di Natale.

Sono tutti esemplari coltivati in Vaticano?

No. I fiori recisi sono acquistati o donati:  com'è noto, i principali donatori sono i fiorai olandesi e quelli liguri. Quanto alle piante in vaso, invece, le coltiviamo e le manteniamo in serra. Vengono portate in basilica per le celebrazioni o negli ambienti dei palazzi vaticani per esigenze di servizio. Poi vengono ritirate e fatte riprendere, per restituire loro le condizioni ottimali di crescita.

È vero che i frutti del vostro lavoro finiscono anche sulla tavola del Pontefice?

In parte sì. C'è un piccolo orto, proprio accanto al monastero Mater Ecclesiae, che serve al fabbisogno giornaliero del Papa. Vi si coltiva verdura e frutta:  naturali al cento per cento, ovviamente, in quanto per l'orto non utilizziamo trattamenti chimici e adoperiamo solo concime organico. Per tutti i Giardini, del resto, la nostra logica è quella di ricorrere il meno possibile a prodotti chimici.



(©L'Osservatore Romano 22 ottobre 2008)
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