L'arcivescovo Eterovic illustra contenuti e prospettive della prossima assemblea continentale

Un Sinodo per richiamare l'urgenza
di pace e giustizia in Africa


di Giampaolo Mattei

L'Africa può trovare nel Sinodo del prossimo anno uno spazio libero di confronto per affrontare i nodi più controversi per la Chiesa e lo società del continente. Ma anche una vetrina per presentare al mondo problemi e speranze, ombre e luci. E soprattutto per gridare l'urgenza di riconciliazione, di pace, di giustizia. Sono questi gli obiettivi della seconda assemblea speciale africana del Sinodo dei vescovi che, dal 4 al 25 ottobre 2009, dovrà mettere a fuoco le piste per il domani di un continente che conosce tanti drammi ma che può contare su enormi potenzialità.
"La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. "Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo" (Matteo 5, 13.14)" è appunto il tema scelto da Benedetto XVI. Il quale - come annunciato ieri a conclusione dell'assemblea sinodale dedicata alla Parola di Dio - si recherà personalmente nel continente (Camerun e Angola le tappe del viaggio in programma a marzo) per consegnare ai vescovi l'Instrumentum laboris del Sinodo.
In realtà il Sinodo africano è già incominciato. Da un anno e mezzo Chiese locali e conferenze episcopali stanno lavorando a questo scopo e si preparano anche a scegliere i rappresentanti per l'assemblea, come previsto dal regolamento sinodale aggiornato di recente. Nell'intervista a "L'Osservatore Romano" l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi - impegnato ora soprattutto a tirare le somme dell'assemblea sinodale appena conclusa - anticipa contenuti e prospettive della prossima assise africana. "C'è sempre un legame, un filo conduttore - sottolinea - tra un'assemblea e l'altra. Così il Sinodo sulla Parola di Dio è certamente un trampolino di lancio per quello africano. Soprattutto un Sinodo non s'improvvisa:  alla base c'è una consultazione collegiale molto ampia che richiede tempo".

Perché un secondo Sinodo per l'Africa? Da chi è venuta la spinta?

L'idea di un secondo Sinodo è venuta dall'episcopato africano negli ultimi anni del Pontificato di Giovanni Paolo ii che, infatti, aveva già accolto la proposta. I vescovi lo hanno pensato in continuità con il primo Sinodo, puntando ad approfondire il tema della riconciliazione che porta alla giustizia e alla pace. Il 22 giugno 2005 Benedetto XVI ha annunciato l'intenzione di convocare la seconda assemblea sinodale per l'Africa, confermando così quanto aveva già deciso Giovanni Paolo ii il 13 novembre 2004.

Come sarà questo secondo Sinodo per il continente?

Sarà un Sinodo autenticamente africano che contribuirà, come già avvenuto nel 1994, a stimolare la coscienza dell'unità in ogni parte del continente e a favorire il dinamismo evangelico. L'assemblea del 2009 si presenta come una continuazione del processo sinodale della Chiesa in Africa e si ricollega in particolare all'esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa, pubblicata nel 1995. In questi tredici anni si è rivelato un documento di base essenziale.

Che cosa sta emergendo in questo tempo di preparazione?

È evidente che i cristiani in Africa sono a casa propria. Non sono ospiti. Lo conferma la presenza bimillenaria, dunque fin dalle origini. Per esempio, l'antica Chiesa copta è testimone - c'è tutta una tradizione in proposito - dell'accoglienza della santa famiglia in Egitto. Poi c'è la Chiesa in Etiopia che, secondo il proprio calendario, ha celebrato ora il giubileo del duemila.

Si corre il rischio che questa grande tradizione finisca per appartenere solo a un glorioso passato?

No, è una tradizione viva più che mai. Dalla preparazione del Sinodo sta venendo fuori tutta la vivacità delle comunità ecclesiali africane. La pratica religiosa è alta, in particolare la frequenza alle messe domenicali e di precetto. In alcuni Paesi è intorno all'80 per cento. Questa partecipazione è il risultato di un notevole sforzo catechistico. Da qui anche il numero elevato di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. In sintesi, l'Africa non è più terra di missione in senso passivo, ma procura essa stessa missionari sia per il continente che per il mondo intero.

E non bisogna dimenticare che l'Africa è la terra di sant'Agostino.

È la terra di Agostino, ma anche di Origene, Atanasio, Cirillo, Cipriano, Tertulliano e, ancora, di Tecla, Monica, Perpetua e Felicita... Ovviamente non possiamo dimenticare i grandi padri africani della Chiesa né le tappe dell'evangelizzazione del continente, soprattutto nella regione sub-sahariana. Ricordiamo poi i martiri ugandesi, canonizzati da Paolo vi, come pure i santi e i beati più recenti:  tra questi, la schiava Giuseppina Bakhita che, nella Spe salvi, Benedetto XVI prende come esempio di speranza cristiana capace di liberare integralmente la persona.

E oggi?

Oggi la Chiesa in Africa è una realtà in pieno sviluppo. I cattolici sono circa 154 milioni, il 17 per cento della popolazione. Basti pensare che all'inizio del Novecento non erano neppure due milioni. Nelle riunioni preparatorie del Sinodo africano del 2009 sono emersi dati significativi:  per esempio, rispetto all'assemblea del 1994, i vescovi sono oggi circa il 18 per cento in più - il 60 per cento è stato nominato dopo il primo Sinodo - i sacerdoti diocesani addirittura il 58. C'è senza dubbio una crescita eccezionale, con una nuova capacità di raccogliere sfide antiche e recenti.

Che cosa dicono questi numeri?

L'Africa cattolica non è soddisfatta di se stessa per via dei numeri positivi, la crescita non è solo un fatto numerico. L'approfondimento della fede non è messo da parte pur di avere buone statistiche, ma rimane una sfida costante, una priorità per tutte le Chiese particolari. In sostanza l'evangelizzazione dev'essere radicale, continua.

Può fare il punto sull'iter di preparazione del Sinodo?

I Lineamenta, il testo che stimola confronto e proposte, sono già stati pubblicati e diffusi, nel 2006. Ora la Chiesa africana sta vivendo il tempo di preparazione al Sinodo pregando, riflettendo, studiando con metodo propositivo e creativo. È questo il momento del maggior coinvolgimento possibile, del confronto aperto a tutti.

Chi è coinvolto nella preparazione?

Tutti. Pensi che i Lineamenta li abbiamo diffusi anche in arabo e swahili. In Kenya la Conferenza episcopale ha pubblicato un'edizione semplificata nella lingua locale, in oltre duecentomila copie. Abbiamo notizie di tantissime iniziative di dibattito e riflessione capillare nelle diocesi, nelle parrocchie e in tutti gli organismi ecclesiali, compresi gli istituti di attività sociale, le tante scuole cattoliche, gli ospedali. Ci siamo rivolti anche a tutti i cristiani e alle altre religioni, con un particolare accento per il rapporto con l'islam. Va detto che la religione tradizionale africana rappresenta comunque un ambiente favorevole per il dialogo.

Che cosa dicono della realtà africana i Lineamenta?

Il Sinodo ha principalmente motivazioni pastorali, di evangelizzazione. I Lineamenta hanno un taglio fortemente cristologico perché Gesù Cristo è il nostro riconciliatore, la nostra giustizia, la nostra pace. Ma parlano anche dei conflitti armati, dello squilibrio tra i pochi ricchi e la massa di coloro che non hanno nulla, del commercio delle armi, delle tante forme di violenza, della povertà, della fame, del rispetto dei diritti delle minoranze, del ruolo della donna, dello sfruttamento selvaggio delle risorse, del debito estero, dell'analfabetismo, della mancanza di un adeguato sistema sanitario, dei profughi e dei rifugiati. In un mondo caratterizzato da processi di globalizzazione l'Africa è sempre messa da parte. Così tanti problemi finiscono per aggravarsi.

Con quali conseguenze?

Le grandi potenze politiche ed economiche stanno mettendo in atto una nuova colonizzazione per sfruttare le risorse africane, imponendo una cultura estranea ai valori tradizionali. La situazione dei Paesi più poveri si degrada nonostante la riduzione o la cancellazione del debito internazionale. Con enormi difficoltà si accede a beni di prima necessità come l'acqua potabile. La percentuale di mortalità infantile è altissima. Le ingiustizie sono profonde e radicate.

Riguardo al tema centrale della riconciliazione quali riflessioni stanno maturando nelle Chiese locali?

La riconciliazione è una necessità prioritaria in Africa, dove non mancano i progressi ma neanche i problemi, e ovunque nel mondo. È una chiamata che ci viene da Gesù. Senza questa pace vera in Cristo non può esserci nessun tipo di sviluppo culturale o sociale. La Chiesa deve avere una voce profetica per invitare alla riconciliazione e, dunque, alla giustizia e alla pace.

Quando si completerà l'esame dei Lineamenta nelle Chiese locali?

Abbiamo ormai raccolto tutte le risposte. Tra poco faremo il punto della situazione con una riunione del consiglio speciale per l'Africa della segreteria generale del Sinodo dei vescovi. In quella occasione prepareremo una prima stesura dell'Instrumentum laboris che, nella sua redazione definitiva, sarà portato dal Papa ai vescovi del continente e costituirà il vero e proprio ordine del giorno dell'assemblea.



(©L'Osservatore Romano 27-28 ottobre 2008)
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