Intervista al cardinale arcivescovo di Milano

Dal nuovo Lezionario Ambrosiano
una vita più ricca di fede


di Alberto Manzoni

Il nuovo Lezionario Ambrosiano entra in vigore, nelle parrocchie dell'arcidiocesi di Milano e in quelle di altre diocesi che seguono il Rito Ambrosiano, dalla prima domenica di Avvento, tempo liturgico che in questa diocesi precede di due settimane l'Avvento romano e che quest'anno cade domenica 16 novembre. Perciò le prime celebrazioni nelle quali si utilizzeranno i nuovi testi saranno quelle della "Messa vigiliare" nelle ore vespertine di sabato 15. Lo stesso cardinale arcivescovo Dionigi Tettamanzi presiederà in Duomo alle ore 17.30 la solenne concelebrazione eucaristica con il rito rinnovato. Molte sono le novità del testo, di cui l'arcivescovo ha riferito ai fedeli mediante una lettera, diffusa in occasione della festa della Dedicazione della chiesa cattedrale (iii domenica di ottobre). Oltre alla messa della vigilia citata - possibile in una forma solenne e in una semplice -, ricordiamo lo spazio più ampio dato alla Parola di Dio il sabato mattina; la scelta delle "domeniche tematiche", come - ad esempio - quelle "della divina clemenza" e "del perdono" prima della Quaresima.
Il Lezionario, promulgato lo scorso Giovedì santo, ha comportato anche una parziale revisione del Calendario liturgico, ed è composto di tre libri:  il Mistero della Incarnazione del Signore (che va dall'Avvento al periodo dopo l'Epifania), il Mistero della Pasqua del Signore (dalla Quaresima alla Pentecoste) e il Mistero della Pentecoste (dalla Pentecoste alla conclusione dell'anno liturgico). Troviamo qui indicate - come nota lo stesso arcivescovo - le tre grandi tappe secondo cui si snoda, secondo ulteriori momenti, l'anno liturgico della Chiesa, ossia il tempo di grazia della nostra "vita in Cristo".
Abbiamo rivolto alcune domande al cardinale Tettamanzi, che in quanto arcivescovo di Milano è anche "capo-rito" e presidente della Congregazione del Rito Ambrosiano.

Eminenza, stamattina Lei ha consegnato nelle mani di Papa Benedetto XVI una copia del nuovo Lezionario Ambrosiano. Cosa ha provato e pensato in quei momenti?

"Ho provato una grande emozione, insieme ad una grande gioia, perché a nome mio e dell'intera Chiesa ambrosiana consegnavo con le mie mani il nuovo Lezionario, ma pensavo in realtà che erano le mani del Papa a rioffrirmelo. Perché è il successore di Pietro ad essere chiamato a confermare la fede dei fratelli, la fede che trova la sua sorgente nel dono preziosissimo della Parola di Dio. Sentivo Benedetto XVI come il primo grande annunciatore di questa parola, il primo e grande liturgo, perché il Lezionario contiene la Parola di Dio che viene proclamata nella liturgia e nella liturgia si fa rivelatrice, anzi comunicatrice di Cristo, la Parola vivente fonte di vita e di slancio missionario della Chiesa. E poi, tanti altri sentimenti che custodisco nel cuore e che mi caricano di responsabilità, affinché il nuovo Lezionario possa essere uno stimolo formidabile per una vita liturgica più ricca di fede, capace di fare incontrare Cristo, il Verbo fatto carne e destinata a rinnovare nella luce del Risorto i gesti quotidiani della vita".

In che senso e rispetto a cosa questo Lezionario è "nuovo"?

"Per comprenderne la novità occorre risalire ad uno dei primi frutti del Concilio Vaticano ii:  la riforma dei testi del messale, avvenuta quasi subito. La riforma del Lezionario - per il Rito ambrosiano - ha avuto una vicenda più lunga. Dal 1976 ad oggi si è usato ad experimentum il Lezionario romano con un "supplemento" ambrosiano parziale. Nel '95 il Sinodo diocesano 47 ha chiesto il superamento della fase sperimentale. La promulgazione del "nuovo Lezionario Ambrosiano" costituisce l'attuazione del mandato sinodale e, dunque, un fatto ecclesiale di grande importanza per la diocesi e per le comunità che seguono il Rito ambrosiano. È stato compiuto qualcosa di simile al restauro di un edificio antico, di gran pregio, che si vuole valorizzare riproponendolo nello splendore originario e insieme, nel rispetto delle sue caratteristiche, adeguandolo alle esigenze di oggi".

E cosa vuol dire, in termini concreti, "Ambrosiano"?

"Sappiamo che il Lezionario è il libro liturgico che contiene in modo ordinato e progressivo i diversi brani della sacra Scrittura proclamati nelle sante Messe festive e feriali.

Perché un Lezionario Ambrosiano?

Senza volerci distinguere a tutti i costi, vogliamo testimoniare la nostra fedeltà e valorizzare una tradizione liturgica, vissuta nelle nostre terre da tante generazioni, ancora attuale e viva, che costituisce una ricchezza spirituale per tutta la Chiesa. Lo stesso Concilio chiese di conservare e sviluppare ogni legittima tradizione liturgica e di aprire con maggiore abbondanza a tutti i fedeli il tesoro della sacra Scrittura (cfr. Sacrosanctum Concilium, nn. 4 e 51). La Chiesa di Milano, fin dall'epoca di sant'Ambrogio, ha custodito e continuamente rinnovato un modo proprio e originale di celebrare i misteri della vita di Cristo nel corso dell'anno liturgico. E questa modalità risulta particolarmente evidente, più che nel rito della Messa, nei testi delle preghiere e nella scelta dei brani della Parola di Dio".

Fra le caratteristiche peculiari della Liturgia ambrosiana, alcune richiamano elementi delle Chiese d'Oriente...

È vero. A tale proposito ricordo la Divina Liturgia ortodossa, celebrata dall'Arcivescovo Metropolita di Mosca Juvenalij nella chiesa del monastero di Novodevicij, alla quale ho assistito con numerosi sacerdoti ambrosiani lo scorso 28 agosto, nella festa della Dormizione della Madre di Dio. Mi rendevo conto della straordinaria importanza che ha avuto la liturgia per la Chiesa Russa, caratterizzando la spiritualità di un popolo e sostenendolo soprattutto nelle difficoltà e nei momenti del martirio:  l'incontro orante con Dio sorgente viva di una fede confessata e trasmessa nella fedeltà a Cristo. Ho notato alcune somiglianze con la Liturgia ambrosiana:  per esempio, lo scambio della pace prima dell'offertorio, la collocazione del Credo dopo la presentazione dei doni, le ripetute invocazioni corrispondenti ai nostri Kyrie eleison. Ho notato, poi, nella cattedrale ortodossa, un'icona dedicata a sant'Ambrogio, considerato dai cristiani d'Oriente uno dei padri più importanti della Chiesa indivisa. Questo legame non è casuale:  il Rito ambrosiano per secoli ha custodito in Occidente le tracce dell'originaria tradizione liturgica di Gerusalemme, costituendo così un ponte provvidenziale con l'Ortodossia".

In un lezionario la Parola di Dio è l'elemento costitutivo. Qual è il rapporto fra i "due testamenti", da cui son tratte le letture?

"Il nuovo Lezionario Ambrosiano pone in maggior evidenza l'intimo legame che unisce Antico e Nuovo Testamento. Nelle nostre assemblee al cuore della proclamazione delle Scritture c'è il Vangelo. Ogni pagina è in stretta continuità con gli altri testi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Il Lezionario Ambrosiano ha un'originale modalità di mettere in relazione determinati testi biblici con il racconto evangelico, dando particolare rilievo all'Antico Testamento. Tale modalità affonda le sue radici nella tradizione liturgica della Chiesa milanese, a partire da Ambrogio. Nella visione cristiana i due Testamenti che compongono la Bibbia sono inscindibilmente uniti:  l'Antico è illuminato, nel proprio contenuto di salvezza, dal suo compimento in Cristo e il Nuovo può essere compreso solo alla luce della rivelazione contenuta nella Legge e nei Profeti".

Ci spiega le novità e le caratteristiche della celebrazione vigiliare del sabato?

"Le celebrazioni vigiliari sono un'importante novità. Se già adesso la nostra Liturgia introduce quattro grandi feste - Pasqua, Natale, Epifania, Pentecoste - con una vigilia propria, dal prossimo Avvento la Messa del sabato sera sarà collocata in una celebrazione vigiliare con la possibilità di inserirla nelle preghiera del Vespero. La Messa fino ad ora considerata "prefestiva", si configura più chiaramente come la prima Messa festiva domenicale:  del resto il nostro Rito, seguendo l'antica tradizione ebraica, inizia il giorno liturgico dalla sera precedente. La novità ha lo scopo, con la proclamazione solenne della risurrezione di Cristo, di rilanciare l'importanza dell'ingresso nella Domenica, Pasqua della settimana, Giorno del Risorto. Le comunità accoglieranno l'annuncio della vittoria di Cristo sulla morte, all'inizio della celebrazione, attraverso la proclamazione di uno dei dodici vangeli di Risurrezione. "Cristo Signore è risorto!", canterà il sacerdote; e l'assemblea risponderà:  "Rendiamo grazie a Dio!"".

Quali frutti si attende da questi cambiamenti?

"Il nuovo Lezionario sia sentito e vissuto come un dono che aiuta a professare, celebrare e vivere la fede a partire dalla Parola di Dio. Sono certamente diversi i modi con cui accostarsi alle sacre Scritture:  per esempio, attraverso la lectio divina personale o comunitaria (come avviene in molti gruppi d'ascolto). Ma la proclamazione della Parola di Dio nella liturgia della Messa, proprio perché coinvolge la Chiesa nei segni efficaci della salvezza (i sacramenti), è il "vertice" verso cui tende ogni incontro con la parola divina e la "sorgente" da cui proviene tutto l'amore obbediente della Chiesa per le divine Scritture. Come ha scritto Paolo vi, "la Chiesa, soprattutto nella sacra Liturgia, con fede ascolta, accoglie, proclama, venera la Parola di Dio, la dispensa ai fedeli come pane di vita e alla sua luce scruta i segni dei tempi, interpreta e vive gli eventi della storia" (Marialis cultus, n. 17). Prego il Signore perché il nuovo Lezionario ci stimoli a rilanciare la vita liturgica come cuore palpitante delle comunità nel loro cammino verso la santità e nel loro dinamismo missionario".

Questa sua preghiera racchiude qualche sogno o augurio?

Sogno comunità che, convinte e gioiose, pongano al centro la celebrazione dell'Eucaristia e siano animate dal desiderio di partecipare alla mensa della Parola e del Pane. Sogno comunità che, proprio perché si sono incontrate con il Signore Gesù morto e risorto, si aprano alla testimonianza nella concretezza del vissuto quotidiano. Sogno comunità consapevoli che l'esistenza è sacrificio di lode al Signore e che perciò celebrino la Liturgia sapendo che questa non esaurisce tutta l'attività pastorale della Chiesa, ma ne è l'anima e il respiro. È questo il senso profondo delle parole conclusive di ogni Messa:  "Andiamo in pace. Nel nome di Cristo". Ora che abbiamo incontrato Cristo, nostra pace e gioia, riprendiamo con speranza a percorrere le strade della vita insieme con Lui. Maria, la vergine dell'ascolto, ci accompagni".



(©L'Osservatore Romano 13 novembre 2008)
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