A colloquio con il sacerdote orionino responsabile del servizio

Posta celere in Vaticano


di Gianluca Biccini

In Vaticano la posta arriva sempre due volte. Due volte al giorno. "La nostra peculiarità rispetto ad analoghe realtà nel mondo - dice con un pizzico di orgoglio il responsabile dell'ufficio delle Poste e del Telegrafo dello Stato della Città del Vaticano, don Attilio Riva - è che assicuriamo due giri completi di consegna nella stessa giornata:  al mattino c'è un'uscita per le consegne e il ritiro della corrispondenza; e al pomeriggio il giro si ripete".
In quest'intervista al nostro giornale, il sacerdote orionino da un paio di mesi a capo della struttura spiega com'è organizzato il servizio, che smista la corrispondenza tra le mura leonine e nelle zone extraterritoriali, in particolare quella indirizzata a "Sua Santità Benedetto XVI".

Che effetto fa essere i postini del Papa?

È una definizione un po' restrittiva. Comunque le lettere al Pontefice e alla Segreteria di Stato rappresentano una quota molto significativa dell'intero movimento. E questo significa che una buona parte della corrispondenza ha come destinatari, soprattutto, o come mittenti, Benedetto XVI e la sua Segreteria di Stato. Si tratta di un numero notevole di missive, centinaia di migliaia all'anno, con le più svariate richieste.
Del resto san Luigi Orione ci ha insegnato a "vivere, operare e morire d'amore per il Papa". E noi Figli della Divina Provvidenza siamo felicissimi di poter portare questo servizio al Pontefice e alla Chiesa.

Quali sono i periodi di maggior flusso?

Le feste:  Natale e Pasqua. Ma anche eventi particolari legati all'attività pastorale del Papa, come i Concistori. Parlando esclusivamente di lettere il movimento è soprattutto da e verso l'Europa Occidentale e le Americhe, e in particolare riguarda quei Paesi di radicata tradizione cattolica. Se poi allarghiamo lo sguardo anche alle diocesi e agli ordini religiosi allora il "peso" del nostro lavoro aumenta in modo considerevole.

Sfogliando l'album dei ricordi sono tantissime le pagine di storia orionina in cui ci si imbatte.

Direi proprio di sì, sebbene dalla nascita dello Stato, quindi dal 1929, esistesse già un servizio postale integrato a quello telefonico che non gestivamo noi. Successivamente il 28 giugno 1933 Pio XI inaugurò il palazzo delle Poste e dei Telegrafi in Vaticano, ma è solo sette anni dopo, nel 1940, con l'ultima "obbedienza" di Don Orione che veniamo chiamati in causa noi Figli della Divina Provvidenza:  a gennaio, poco prima di morire, parlando al Paterno di Tortona, la casa madre dell'Opera, san Luigi annunciò la partenza di quattro chierici e di un sacerdote, don Adriano Callegari, il primo ispettore. Tra quei pionieri anche fratel Francesco Giai, per un breve periodo telefonista e poi alle Poste Vaticane fino alla morte, avvenuta due anni fa all'età di 81 anni. Nel giro di sei mesi, infatti, agli orionini oltre ai telefoni - gestiti fino alla fine degli anni Sessanta - furono affidate anche le poste:  non avevano, come oggi, la residenza in Vaticano, ma arrivavano ogni giorno da via delle Sette Sale, in un periodo segnato dai pericoli della guerra.

Vuole ricordare anche gli altri suoi predecessori?

A don Callegari sono succeduti don Dionisio Di Clemente, don Angelo Cordischi e don Giorgio Murtas, attualmente parroco nella sua Sardegna, a Selargius.

E per quanto riguarda i rapporti con i Papi?

Ho già accennato a Pio XI, poi abbiamo ricevuto le visite di Paolo vi il 19 luglio 1963 e di Giovanni Paolo ii il 5 maggio 1981, una settimana prima dell'attentato in piazza San Pietro. Papa Wojtyla ha sempre parlato della "geniale espressione della carità cristiana" di don Orione. E in questa società secolarizzata esiste un solo linguaggio comprensibile capace di smuovere i cuori:  quello della carità.

Ci descriva l'attuale realtà delle Poste Vaticane.

Una sessantina di dipendenti, tra cui tre orionini e gli altri tutti laici; 46 cassette postali dislocate nello Stato e nelle zone extraterritoriali; quattro uffici, uno dei quali accetta le transazioni finanziarie:  oltre alla posta centrale che guarda al Palazzo Apostolico, infatti, abbiamo due succursali in piazza San Pietro - presso il Colonnato e l'Arco delle Campane - e una ai Musei Vaticani.

Quali servizi assicurate?

Anzitutto quelli di base:  posta prioritaria, posta massiva, raccomandate, assicurate, ma solo per i residenti e per gli uffici della Santa Sede; spedizione di pacchetti e pacchi postali, di libri e di stampe; istruttoria di pratiche per l'uso di macchine affrancatrici; spedizione di sacchi "M", quelli contenenti corrispondenza diretta a un solo destinatario; vaglia e invii in contrassegno, solo in alcuni Paesi in base ad accordi bilaterali; fermo posta per i residenti. Curiamo inoltre profili tecnici nei rapporti con le altre amministrazioni postali e gli organismi sopranazionali e internazionali competenti. Lo Stato vaticano dal 1° giugno 1929 è membro dell'Unione postale universale - agenzia specializzata dell'Onu - la cui normativa ne regola l'attività internazionale.

In concreto come si svolge il vostro lavoro?

Partiamo dall'attività principale, che comprende la raccolta, la timbratura e l'inoltro della corrispondenza, all'interno e all'esterno dello Stato, e la distribuzione ai destinatari della corrispondenza in arrivo. Qui occorre distinguere tre realtà diverse:  la posta che nasce e muore in Vaticano viene raccolta, smistata e riconsegnata direttamente:  in condizioni normali tutto avviene nel giro di dodici ore. Quella per l'Italia viene mandata quotidianamente agli uffici di contatto di Roma e di Milano, i quali provvedono poi all'inoltro nelle rispettive località di destinazione. Infine quella fuori dall'Italia viene portata all'aeroporto di Fiumicino, dove attraverso nostri collegamenti con le varie compagnie aeree giunge presso gli uffici di riferimento nelle città più importanti entro le ventiquattro ore. È poi cura dei servizi postali locali la successiva distribuzione. Per fare questo abbiamo a disposizione due mezzi propri, ma possiamo contare anche su quelli dell'autoparco vaticano.

Finora abbiamo parlato di lettere e di pubblicazioni. Facciamo il punto sugli altri servizi.

Molto importanti sono quelli marcofili:  timbratura con annulli speciali figurati, primo giorno e timbri a data. Il nostro ufficio cura l'ideazione e la realizzazione di particolari timbri come quelli pasquali o natalizi o quelli che vengono emessi in occasione dei viaggi internazionali del Papa. Lo stesso discorso vale per le buste-ricordo.

Queste ultime molto ricercate dai collezionisti.

Più che da questi ultimi, dai pellegrini e dai turisti che ne apprezzano i contenuti religiosi. Attualmente sono in vendita:  la Pv/55, dell'inizio del ministero del Sommo Pontefice Benedetto XVI; la Pv/56, ventesima Giornata mondiale della gioventù; la Pv/61, ottantesimo genetliaco di Sua Santità; la Pv/62, Natale 2007; e la Pv/63, Pasqua 2008.
Infine per avere un quadro completo bisogna ricordare che compete al nostro servizio anche la trasmissione e la ricezione di telegrammi e telefax.

In effetti si chiamano Poste e Telegrafo, ma quest'ultimo non viene mai citato.

Il telex è ormai superato; i telegrammi invece sono utilizzati per occasioni particolari:  messaggi augurali, di cordoglio; o procedure legali, come le convocazioni in tribunale. Tanto che non possiamo più parlare di un mezzo di comunicazione in senso stretto. Anche la vecchia posta pneumatica che prima permetteva di raggiungere persino le zone extraterritoriali ha finito con l'essere utilizzata sempre meno, a mano a mano che si è sviluppata la comunicazione via e-mail; tanto che oggi funziona solo un collegamento con la segreteria di Stato.

Il settore, del resto, è in continua evoluzione?

Stiamo facendo tutto il necessario per adeguarci agli standard internazionali:  i nostri servizi sono in parte informatizzati, in base alle normative internazionali, tramite il codice a barre introdotto nel 2005; inoltre stiamo studiando l'introduzione in Vaticano di una serie di strumenti come la posta espressa, la posta celere, la tracciatura degli invii registrati tramite internet. È in corso anche una risistemazione dei vari ambienti di lavoro.
Infine, per completezza di informazione, ci occupiamo dell'incasso di fatture emesse dagli uffici e dalle direzioni del Governatorato e di quello di contributi assistenziali al Fas versati dai pensionati Inps del Governatorato.

Come vi regolate per le tariffe?

Sono uniformate al sistema italiano. Ma solo le missive personali sono a pagamento, mentre la corrispondenza scambiata tra gli uffici della Santa Sede è in franchigia.

Le poste nell'immaginario collettivo rimandano alla proverbiale "fila". Questo vale anche per voi?

Qui si vedono code solamente agli sportelli presso l'Arco delle Campane quando entrano gruppi di pellegrini e turisti, mentre negli altri uffici c'è un incremento dell'utenza solo a Natale e a Pasqua.

E chi sono i vostri utenti oltre ai residenti e ai dipendenti vaticani?

Tanti romani che abitano nei dintorni si fidano di noi e preferiscono utilizzare i nostri sportelli per le spedizioni di lettere e di oggetti. E molti migranti che inviano in America Latina o in Africa qualche giocattolo, indumenti o doni ai propri familiari.



(©L'Osservatore Romano 19 novembre 2008)
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