Parla padre Nicola Giampietro da diciotto anni missionario in Madagascar

Un seme di speranza
per i poveri di Antananarivo


di Danilo Quinto

È l'Africa il continente maggiormente colpito dalla crisi alimentare che nell'ultimo anno ha investito il pianeta - a causa dell'impennata dei prezzi dei cereali, delle tariffe dei trasporti e del petrolio - aggravando una situazione già devastante. Un paradosso, in realtà. L'Africa può produrre tutto il cibo che le serve a nutrire la propria popolazione, perché possiede risorse naturali e agricole abbondanti; quello che manca sono corrette politiche di gestione. Non ci sono, ad esempio, le strade, per permettere ai contadini di trasportare i loro prodotti sui mercati cittadini e la catena del freddo per conservare le derrate alimentari. È arretrata la struttura della proprietà agraria, insufficiente la collaborazione regionale tra i Paesi. Quando c'è un emergenza alimentare in un Paese, le organizzazioni umanitarie internazionali, in genere, inviano derrate alimentari dall'Europa o dagli Stati Uniti, mentre in un Paese vicino c'è disponibilità di cibo, che potrebbe essere acquistato e distribuito ad un prezzo inferiore.
Il Madagascar - uno dei Paesi più poveri e sottoalimentati del pianeta - nell'ultimo anno, insieme a molti altri Paesi è stato luogo di scontri e rivolte per il cibo, a causa dell'aumento dei prezzi dei cereali. I suoi sedici milioni di abitanti hanno un reddito annuo medio di 55 euro. La mortalità infantile è del 20%, l'accesso all'elettricità è del 20% della popolazione, all'acqua potabile dell'8%; l'alfabetizzazione è del 40%; la denutrizione del 63%. L'incidenza della malaria è del 25%; della tubercolosi dell'11%; della parassitosi del 36%; il colera è endemico in alcune zone.
Solo il 31% della popolazione vive in agglomerati urbani, con un'acuta disoccupazione, che costringe numerose persone, soprattutto bambini, nelle strade. Nelle zone suburbane, la mancanza di strutture sanitarie di base aumenta il rischio di diffusione di malattie infettive.
La società è di tipo gerarchico ed esistono divisioni, in base all'età, alla discendenza e al sesso. La popolazione, soprattutto per quanto riguarda i merina, è divisa in gruppi chiamati karazana, che vivono nelle vicinanze di una tomba di famiglia. La religione tradizionale è animistica, si fonda sulla concezione di un'anima separata dal corpo. Oltre alla religione tradizionale (il 55% della popolazione) un posto di rilievo hanno anche le confessioni cattolica e protestante (complessivamente il 40%); i musulmani costituiscono, invece, una minoranza (5%).
Abbiamo incontrato padre Nicola Giampietro - il primo missionario dehoniano in Madagascar, che per anni ha esplorato i villaggi intorno al lago Alaotra - che adesso mette a frutto la sua esperienza in una grande parrocchia della capitale, Antananarivo.

Il Madagascar vive da sempre la realtà della fame e del sottosviluppo. Qual è la sua esperienza relativamente a questo drammatico problema?

Durante diciotto anni della mia vita missionaria, sono stato responsabile di zone pastorali in campagna, lontano dalla città. In campagna è più facile trovare il cibo quotidiano, anche se povero o addirittura misero. In tempi di magra, lontano dal raccolto passato e dal raccolto futuro, in alcune zone si mangiano delle radici di piante selvagge, banane acerbe cotte. Si vive la povertà anche di fronte alla malattia:  ospedali distanti e difficoltà di raggiungerli in tempi veloci, mancanza di comunicazioni e povertà d'igiene.

La mancanza di cultura quanto incide sulla povertà?

Forti sono le oppressioni derivanti da certe forme di cultura, legate a tradizioni, dai tabù contrari allo sviluppo; dalle proibizioni di lavorare in dati giorni della settimana, di mangiare certi cibi, di piantare alberi da frutta, di gestire il denaro in certi giorni, di usanze funebri molto dispendiose imposte dai clan. Usi, costumi, tabù cambiano da zona a zona. Più forti nel sud e sulla costa, meno incisivi nell'altopiano centrale. C'è anche da considerare che dal 1975 al 2000, questo Paese ha vissuto il socialismo reale, con tutti i mali ad esso legati:  cooperative di Stato infruttuose, livello scolastico molto basso, corruzione.

Quali sono i problemi, i bisogni, le aspettative, delle persone che l'opera di evangelizzazione incontra?

Opero in una parrocchia di periferia, la cui popolazione è in maggioranza di immigrati dalla campagna e da zone lontane. C'è ancora molta illusione di trovare benessere in città. La popolazione comprende grandi fasce di venditori, artigiani, funzionari statali. La parrocchia conta una popolazione di 56.000 abitanti, di cui circa 12.000 cattolici. C'è una frequenza domenicale di circa 3.500 persone. Al catechismo quest'anno abbiamo avuto 1.220 iscritti, di cui 120 adulti, 100 giovani e il resto adolescenti e fanciulli. Oltre duecento bambini hanno celebrato la prima confessione, 180 hanno rinnovato le promesse battesimali, 243 sono state le prime comunioni, 82 le cresime, 40 i matrimoni, 200 i battesimi.

In che modo la comunità partecipa alle attività pastorali?

Per i poveri la parrocchia ha un fondo sociale, costituito dalla raccolta quaresimale - ad ogni famiglia viene distribuito un salvadanaio a inizio di quaresima e viene riportato a Pasqua - e dalle offerte. A tutte le famiglie vengono inviate delle buste per la partecipazione economica alle necessità:  molte di loro rispondono e con generosità. La pastorale è fondata sulle comunità di base, che favorisce l'aiuto reciproco. Tutta la parrocchia è divisa in nove quartieri e questi in piccoli settori che comprendono non più di 15-20 nuclei familiari.

In quanti operate?

Nella parrocchia oltre a me vi sono alcune religiose, che operano nella pastorale catechistica, sociale e scolastica; un consiglio di otto persone; un comitato, costituito dal consiglio e dai capi di ogni quartiere; un'assemblea mensile di tutti gli operatori a livello di comunità di base, che sono 118. Quest'anno abbiamo avuto 61 catechisti, 20 ministri straordinari dell'Eucaristia.

Ci sono vocazioni?

Ce ne sono sull'altopiano, di lunga tradizione cristiana fin dal 1855; molto meno sulla costa, dove le zone sono oppresse da tradizioni e più esposte alla propaganda islamica. Occorre molto discernimento. È forte la tentazione di approfittare della vita religiosa e sacerdotale per accedere a livelli di stato sociale superiore.

A quanti bambini date assistenza e formazione? Quali e quante scuole gestite?

Esiste una scuola parrocchiale, che va dalla scuola materna alla terza media, con 1.380 alunni. Abbiamo anche una scuola parrocchiale professionale femminile di ricamo, taglio e cucito. Stiamo cercando fondi per avviare anche il liceo.

Com'è la situazione dell'assistenza medica nel territorio della parrocchia?

Non mancano i dottori, ma i soldi per comprare medicine. Gli ospedali qui a Antananarivo assicurano un letto e il dottore; il resto - interventi chirurgici, medicine, cibo, assistenza ospedaliera - è a carico della famiglia del paziente.



(©L'Osservatore Romano 27 novembre 2008)
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