Il cardinale Kasper traccia il bilancio dell'attività nel 2008
del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani

A Mosca nuove prospettive
Con gli ebrei dialogo oltre i pregiudizi


di Giampaolo Mattei

Nuovo clima con Mosca. Prospettive impensabili di dialogo teologico con gli ortodossi sul ruolo del vescovo di Roma. Metodo innovativo per confrontarsi con il frammentato mondo protestante anche su temi scottanti. Controffensiva all'invasione delle sette. Convinzione che l'auspicato viaggio del Papa in Terra Santa spazzerebbe via pregiudizi e incomprensioni con gli ebrei sulla preghiera del Venerdì Santo e su Pio XII.
Nelle parole del cardinale Walter Kasper "c'è ottimismo perché c'è realismo". E se il bilancio del 2008 per il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani è "largamente in attivo", per il 2009 si aprono "prospettive insperate, impensabili fino a pochi anni fa", sia con gli ortodossi che con i protestanti. Il cardinale non nasconde le difficoltà, "alcune inedite", dell'impresa ecumenica. "Non dobbiamo mai dimenticare - dice - che l'unità dei cristiani non la organizziamo noi, ma è un dono dello Spirito Santo. Oggi siamo a un punto così avanzato che, anni fa, forse neppure i più ottimisti avrebbero previsto". Quindi via timori, orgogli, chiusure e porte aperte a speranza, umiltà e amicizia fraterna, nella verità e nella carità.
Con "L'Osservatore Romano", in questa intervista, il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani fa il punto dello stato di salute dell'ecumenismo e delle relazioni con l'ebraismo.

L'assemblea plenaria di fine anno del Pontificio Consiglio ha tracciato il quadro dei rapporti ecumenici. Positivo o negativo?

È un momento di rapidi cambiamenti della situazione ecumenica, ma in una valutazione a tutto campo il bilancio è largamente positivo. "Ricezione e futuro dell'impegno ecumenico" è stato il tema della plenaria che ci ha consentito di guardare sì al passato, al cammino fatto, ma soprattutto di trovare nuove idee, nuovo slancio, nuovo entusiasmo per proseguire il dialogo in ogni direzione.

Quali sono stati gli eventi ecumenici più importanti del 2008?

In un anno il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I è venuto tre volte a Roma:  con il Papa ha aperto l'Anno paolino e ha parlato, prima volta nella storia, al Sinodo dei vescovi nello splendido scenario della Cappella Sistina. Sempre quest'anno il Papa ha accolto i due Catholicos armeni apostolici, Karekin ii di Etchmiadzin e Aram i di Cilicia. È divenuto normale ciò che fino a pochi anni fa era inimmaginabile o almeno straordinario. Queste visite sono eventi profondi, passi in avanti di eccezionale significato. Nel 2008, poi, abbiamo anche celebrato i cento anni della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.
C'è tutto un movimento irreversibile che cresce a vista d'occhio e coinvolge persone, parrocchie, diocesi, associazioni, movimenti. Questi dialoghi hanno sempre maggiori implicazioni di carattere sociale e culturale.

Forse è per questo che oggi si mettono in agenda questioni scottanti che prima neppure venivano sfiorate.

Ora si parla fraternamente su tutto con tutti. In questo dialogo così franco è positivo che non ci si nascondano più le differenze che ancora permangono o che non si eludano i problemi. È normale che nascano nuove questioni, ma è decisiva la volontà di affrontarle.

Confronto teologico, ecumenismo spirituale e amicizia sembrano essere gli ingredienti di questa stagione del dialogo.

E non vanno separati! Stanno crescendo sempre più le relazioni di amicizia che contribuiscono a far cadere tante barriere dovute alla poca conoscenza reciproca. La rete di relazioni fraterne autentiche che si sta ampliando è, in tutta evidenza, un elemento decisivo.
Siamo consapevoli che l'ecumenismo non è soltanto uno scambio di idee. Il dialogo teologico sulla verità è fondamentale, però funziona solo insieme al dialogo della carità. Il cuore del dialogo resta l'ecumenismo spirituale:  non si va da nessuna parte senza la preghiera, senza la conversione personale e comunitaria. Il dialogo non è una sfida con gli altri ma, anzitutto, con noi stessi.

Con gli ortodossi il dialogo teologico punta al "ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa del primo millennio". È questo, infatti, il tema della prossima sessione della commissione mista internazionale.

Il documento di Ravenna ha aperto una prospettiva di riflessione sulla relazione che esiste tra primato e sinodalità nella Chiesa. Sia Benedetto XVI che Bartolomeo I ne hanno parlato recentemente in termini positivi:  questo dà il segno del livello di ricezione che ha avuto quel documento.
A Ravenna le Chiese ortodosse hanno parlato di Chiesa universale e anche di un primato universale che può essere solo del Vescovo di Roma.
Proprio sulla scia di Ravenna stiamo preparando la bozza di un documento per presentarlo alla prossima sessione della commissione mista che sarà ospitata in autunno dagli ortodossi. Abbiamo già trovato una comune lettura del primo millennio. Ora non ci dobbiamo più fermare.

A Ravenna il patriarcato di Mosca non partecipò ai lavori per una frizione con il patriarcato di Costantinopoli. Al prossimo incontro è prevista la sua presenza?

Per quanto è nelle nostre possibilità, abbiamo fatto presente insistentemente sia a Mosca che a Costantinopoli la necessità di ricomporre la frattura avvenuta, com'è noto, per la questione estone. Abbiamo parlato con delicatezza ma anche con franchezza.
Per quanto ne sappiamo, sono stati fatti passi importanti per trovare una soluzione. Ci è dispiaciuto che Mosca abbia abbandonato il tavolo a Ravenna, saremmo felici di ritrovarci tutti insieme alla prossima sessione della commissione. Molto dipenderà dal nuovo Patriarca di Mosca.

A Mosca come sono i rapporti con i cattolici?

I rapporti sono molto migliorati. Posso affermare che allo stato attuale non abbiamo problemi particolari. C'è una nuova situazione, un clima molto amichevole. A maggio ho incontrato a Mosca il Patriarca Alessio ii. Sono stato accolto con particolare ospitalità e ho riconosciuto la volontà di avanzare nel dialogo e nei rapporti, sia nelle parole del Patriarca che dei numerosi metropoliti con cui ho avuto colloqui.
La stessa accoglienza molto buona l'ho riscontrata anche recentemente quando sono andato a Mosca per i funerali del Patriarca.

Che ricordo ha di Alessio II?

Si sa che il Patriarca Alessio II ha avuto scontri con la Chiesa cattolica. Ma abbiamo superato insieme questa situazione. È un uomo che ha grandi meriti. Basti pensare che ha iniziato il suo servizio nel 1990 raccogliendo la triste eredità del tempo del comunismo. Ha saputo imprimere un forte impulso alla rinascita della Chiesa ortodossa russa facendola rifiorire, partendo quasi da zero. È anche grazie ad Alessio ii che oggi abbiamo un dialogo sempre migliore con il patriarcato di Mosca.

Ora c'è attesa per l'elezione del nuovo Patriarca.

Speriamo che sia veramente un pastore per la sua Chiesa. Un uomo che vuole avanzare insieme nel dialogo e nell'approfondimento dei nostri rapporti.

Quali le novità con le altre Chiese ortodosse?

Abbiamo buoni rapporti con tutte le Chiese ortodosse e vogliamo migliorarli sempre più. In Romania, ad esempio, il Patriarca Daniel ha iniziato da poco più di un anno il suo servizio come successore di Teoctist:  è un uomo che conosce bene la Chiesa cattolica, molto aperto al dialogo.
Lo stesso discorso vale anche per le Chiese orientali ortodosse:  all'inizio del 2009 ospiteremo qui a Roma un nuovo incontro della commissione mista. Contiamo di arrivare a un accordo per un documento su natura, struttura e missione della Chiesa.

Anche ad Atene, da quasi un anno, c'è il nuovo arcivescovo ortodosso, Ieronimos, succeduto a Christodoulos.

Non conosco personalmente il nuovo arcivescovo Ieronimos. Ho in programma un viaggio ad Atene all'inizio dell'anno proprio per avviare con lui un dialogo aperto, nuovo, positivo. So che è un uomo umile, di forte spiritualità. Abbiamo grandi speranze.

A che punto è il dialogo con le comunità sorte dalla Riforma?

I progressi notevoli in questa direzione li dobbiamo anche alla nuova metodologia adottata:  l'abbiamo chiamata Harvest Project, progetto di raccolta. Consiste nel riassumere i dialoghi con i partner con cui abbiamo stabilito relazioni dopo il concilio Vaticano ii per individuare i nuovi passi da fare insieme.
La definizione ufficiale è "consenso/convergenza ecumenica su alcuni aspetti fondamentali della fede cristiana identificati nei rapporti dei primi quattro dialoghi bilaterali internazionali a cui ha partecipato la Chiesa cattolica dal concilio Vaticano ii".

Con chi applicate il nuovo metodo e quali risultati avete ottenuto finora?

I quattro dialoghi bilaterali internazionali sono con la Federazione luterana mondiale, il Consiglio mondiale metodista, la Comunione anglicana e l'Alleanza riformata mondiale.
Con franchezza riconosciamo di essere in una situazione intermedia. Tanto è stato raggiunto, tanto resta ancora da fare. Al di là delle questioni storiche, ci sono soprattutto problemi aperti nell'ermeneutica, nell'antropologia e nell'ecclesiologia.
Ora con l'Harvest Project affrontiamo di petto anche le questioni più complesse che hanno risvolti e contenuti nuovi.

Quali sono i problemi più seri per il dialogo?

La frammentazione interna di queste comunità. Penso agli anglicani. Ho partecipato alla Conferenza di Lambeth in estate. Sono stato accolto con amicizia, ma ho constatato i loro problemi interni su questioni etiche e sulle ordinazioni delle donne. Questo rende molto più difficile il dialogo. Lo stesso ostacolo si registra anche in altre direzioni del mondo protestante.

Quali saranno i prossimi passi?

Guardiamo con fiducia gli appuntamenti del 2009:  la celebrazione ad Augsburg del decimo anniversario della storica Dichiarazione congiunta con i luterani sulla dottrina della giustificazione e la commemorazione di Calvino a cinquecento anni dalla nascita.
Nel 2010 è già previsto un incontro ecumenico a Monaco di Baviera. E celebreremo ecumenicamente anche i cento anni della famosa Conferenza di Edimburgo che nel 1910 ha avviato il movimento ecumenico del ventesimo secolo.

Il recente Sinodo ha detto che la Parola di Dio è un punto d'incontro per tutti i cristiani.

Il Sinodo è stato importantissimo in chiave ecumenica. La Parola di Dio è centrale soprattutto per i protestanti:  so che i delegati fraterni sono rimasti favorevolmente colpiti dalla discussione. Sulla Bibbia ci siamo separati e sulla Bibbia dobbiamo riunirci.
La lettura comune, lo studio, la meditazione, la lectio divina si stanno rivelando metodi appropriati per avvicinarci specialmente ai protestanti.

Poi c'è la sfida delle sette.

È un'ondata che costituisce una sfida. Non c'è un dialogo diretto, neppure con le varie denominazioni pentecostali, indipendenti. Abbiamo aperto però un confronto con i nostri vescovi e teologi in Asia, in Africa e in America latina.
La controffensiva all'invasione delle sette deve nascere primariamente da una nostra riflessione interna. È quanto ha riconosciuto anche il Celam nella Conferenza di Aparecida. Ci dobbiamo chiedere:  perché tanta gente lascia la nostra Chiesa? Che cosa cerca da altre parti e perché si rifugia nelle sette?

Al suo dicastero è affidato il dialogo con l'ebraismo. Com'è andata nel 2008?

Il fatto che con gli ebrei ci sia un dialogo ormai radicato è quasi un miracolo, se si pensa alla complessità della storia. Anche in questa direzione abbiamo fatto progressi e prezioso è stato l'intervento di un rabbino al Sinodo.
Non mancano i problemi. Due in particolare. Il primo è sorto per la preghiera per gli ebrei nella liturgia del Venerdì Santo. Va detto che dopo la mia precisazione, confermata dal cardinale segretario di Stato, la questione si è chiarita. Forse in Italia c'è stato un po' più di chiasso rispetto al resto del mondo. Ragionevolmente da questa preghiera non può venire un ostacolo al dialogo.

L'altra questione riguarda la beatificazione di Pio XII.

Che la beatificazione di Papa Pacelli sia un processo interno della Chiesa cattolica è stato compreso e accettato nel mondo ebraico. Confidiamo ora che le ricerche storiche portino sempre più chiarezza sull'operato di Pio XII a favore degli ebrei negli anni in questione.
Sono poi convinto che l'auspicato viaggio del Papa in Terra Santa sarebbe decisivo per superare pregiudizi e incomprensioni che segnano i nostri rapporti con l'ebraismo.
Devo anche rilevare, mi riferisco in particolare all'ultimo incontro comune svoltosi a Budapest, che con gli ebrei parliamo sempre meno del passato e sempre più delle sfide concrete di oggi sul ruolo della religione nelle civiltà moderne.



(©L'Osservatore Romano 31 dicembre 2008)
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