A colloquio con il gesuita Claudio Barriga Domínguez, direttore generale delegato

In comunione con il Papa


di Nicola Gori

Milioni di fedeli pregano costantemente nel mondo per rispondere all'odio, alle guerre, alle discordie. È una preghiera che si rinnova quotidianamente in ogni angolo della terra, ovunque sia presente l'Apostolato della preghiera. Si tratta di un gruppo fondato nell'ormai lontano 3 dicembre 1844, da alcuni studenti gesuiti, i quali, non potendo partire materialmente per le missioni, decisero di offrire a Dio quotidianamente la loro preghiera per gli altri. Non è un movimento, ma un'associazione di fedeli che vuole partecipare alla missione della Chiesa insieme con il Papa, che ogni anno stabilisce le intenzioni definitive della preghiera stessa. Con il gesuita cileno padre Claudio Barriga Domínguez, direttore generale delegato dell'Apostolato, abbiamo ripercorso la storia di questo impegno ultracentenario.

Come nascono e chi elabora le intenzioni dell'Apostolato della preghiera?

Le intenzioni di preghiera, che il Papa assume come proprie, vengono elaborate attraverso un processo che coinvolge un po' tutti i dicasteri, i segretari nazionali dell'Apostolato della preghiera nel mondo e singoli fedeli. Ciascuno ogni dodici mesi invia alla nostra sede alcuni suggerimenti di intenzioni di preghiera. Ogni anno riceviamo circa un centinaio di proposte e di suggerimenti. Una volta sistemate e ordinate, queste proposte vengono vengono vagliate e scelte e quelle ritenute più valide presentate al Papa. Per quanto riguarda invece l'intenzione per la preghiera missionaria, essa viene inviata direttamente al nostro ufficio dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Compilato l'elenco dei dodici suggerimenti generali e dei dodici missionari, vengono trasmessi al Pontefice il quale può cambiarli sia nelle parole, sia nel senso, come, per esempio, ha fatto quest'anno.

Quanti  sono  attualmente  gli  iscritti  dell'associazione?

La nostra è una grande associazione nella quale è molto difficile quantificare il numero degli iscritti. In alcune regioni non vi è nemmeno l'abitudine di tenere i registri degli iscritti. Vi sono alcuni Paesi, quali l'Italia, il Brasile, le Filippine, dove l'Apostolato della preghiera si assimila ai gruppi parrocchiali che seguono la spiritualità del Cuore di Gesù con l'offerta quotidiana della vita secondo le intenzioni del Papa. Vi sono anche molte altre zone dove non ci sono gruppi visibili e organizzati. Credo che nel mondo attualmente gli aderenti all'Apostolato della preghiera siano circa 50.000.000. La forma di adesione è molto semplice.

Come è nato l'Apostolato della preghiera?

È molto importante capire le origini dell'Apostolato perché rivela l'aspetto principale che è quello missionario. L'associazione è nata nel 1844 dal desiderio di alcuni studenti gesuiti di Tolouse in Francia di partecipare alla missione della Chiesa. Questi giovani pieni di zelo avrebbero voluto partire immediatamente per le missioni, ma non potevano ancora farlo a causa dello studio. Perciò, su suggerimento del loro direttore spirituale scelsero questa spiritualità missionaria nel quotidiano. Tutto veniva offerto a Dio per le missioni:  la preghiera, lo studio, la solitudine, le sofferenze, le difficoltà. Da quel giorno, l'Apostolato si diffuse nel mondo. Molti santi gesuiti hanno fatto dell'offerta quotidiana a Dio un punto di riferimento spirituale. Anche in Italia vi sono state molte figure esemplari che hanno scelto l'Apostolato della preghiera, basti ricordare il beato Pier Giorgio Frassati. Senza dimenticare la patrona, santa Teresa di Lisieux.

Perché l'affidamento alla Compagnia di Gesù?

Dobbiamo considerare le origini:  come abbiamo detto, nacque dall'idea di alcuni studenti gesuiti. Inizialmente, si diffuse in Francia, ma via via che veniva conosciuta e si ampliava, il Papa ha voluto scegliere lui stesso le intenzioni di preghiera. In un primo tempo, dopo che Pio ix nel 1866 ebbe approvato gli statuti, l'Apostolato venne affidato ai barnabiti, poi nel 1917 ai gesuiti che trasferirono la sede nella chiesa del Gesù in Roma.

Come ovviate a eventuali necessità dettate dall'attualità?

Per le urgenze e per le catastrofi impreviste non possiamo adeguare le intenzioni già preparate, però abbiamo un progetto. Dal mese di giugno 2008, abbiamo aperto un sito internet a livello internazionale dell'Apostolato della preghiera:  www.apostlshipofprayer.net in inglese, francese e spagnolo. All'interno di questo sito, pensiamo di inserire di volta in volta, a seconda del bisogno, delle intenzioni per le emergenze che si sono verificate nell'arco degli ultimi mesi e che il Papa raccomanda durante l'Angelus o le udienze. Queste intenzioni non sostituiranno quelle già approvate, ma si aggiungeranno a esse.

Quale è la caratteristica principale?

Crediamo che il Papa con l'Apostolato della preghiera, dica questo alla Chiesa:  aiutatemi a pregare, la missione è di tutti, ci sono tante difficoltà da affrontare e ognuno può contribuire con l'offerta e la condivisione. La nostra è una forma di partecipazione alla grande missione della Chiesa. Ognuno è chiamato a collaborare, nessuno può sottrarsi o esimersi, dicendo che è troppo vecchio, malato, debole, peccatore, tutti possono essere utili, perché la vita offerta a Dio viene sempre accolta dal Padre con l'aiuto di Cristo. È questa la teologia che è alla base della nostra spiritualità.

L'associazione è ancora attuale o ha bisogno di rinnovamento?

La nostra spiritualità si ispira al Cuore di Gesù. Nel nostro tempo la devozione al sacro Cuore sembra un retaggio del passato, ma se guardiamo verso Gesù, alla sua persona, questo non è certo qualcosa del passato. Vediamo ogni giorno i disastri provocati dall'odio, dalla tensione, dalla discordia, è chiaro che il mondo ha bisogno della supremazia dell'amore. L'Apostolato della preghiera può aiutarci a opporre l'amore all'odio.



(©L'Osservatore Romano 16 gennaio 2009)
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